Quote latte: la Lega ha le sue colpe, ma non è come la raccontano

di GIANLUCA MARCHI

Siamo stati facili profeti, nei mesi scorsi,a prevedere che la storiaccia delle “quote latte” sarebbe stato un tormento sistematicamente tirato fuori dalla cantina strapiena delle cose sconce di questo malridotto Paese per colpire in particolare la Lega Nord. Sia chiaro: il Carroccio e il suo fondatore Umberto Bossi hanno responsabilità primarie in quanto accaduto negli anni, ma la storia non è come la stanno raccontando giornali e partiti avversari in questi giorni. E se le strumentalizzazioni a fini elettorali dalle forze politiche concorrenti sono in qualche modo comprensibili, non altrettanto si può dire per le generalizzazioni giornalistiche, che destano il sospetto di essere finalizzate a fornire rinnovati strumenti proprio ai partiti di sinistra. L’ultimo esempio in ordine di tempo è quello fornito qualche giorno fa dal Corriere della Sera, servito a riaccendere la polemica, ma anche contenente alcuni errori macroscopici, per non parlare di alcune verità taciute.

Riepiloghiamo brevemente. Ha scritto Sergio Rizzo (quello della Casta, insieme a Stella) che la Corte dei Conti calcola in circa 4 miliardi e mezzo il costo delle multe che l’Italia ha pagato a Bruxelles per i ripetuti sforamenti del regime delle quote latte introdotto dalla Cee nel 1983 e dice in sostanza che recuperare le somme dagli allevatori splafonatori è molto difficile, se non impossibile. E fin qui nulla da obiettare. Dove l’illustre collega compie un errore grossolano è quando fa risalire a un’iniziativa di Luca Zaia nel 2009 la responsabilità di aver tolto ad Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura titolare del recupero delle multe) la possibilità di servirsi di Equitalia, rendendo pressoché impossibile gli incassi: in realtà la cosa è avvenuta due anni dopo, nell’autunno del 2011, ad opera degli allora ministri Tremonti e Romano.

Ma soprattutto nelle varie ricostruzioni giornalistiche e non che si fanno al riguardo, si tende a far credere che i cittadini contribuenti hanno dovuto pagare 4,5 miliardi al posto degli allevatori splafonatori impenitenti a causa della pervicace volontà della Lega di difendere i cosiddetti Cobas del Latte attraverso proroghe su proroghe e sotterfugi vari. Allora cominciamo col dire che nei primi dieci anni del regime delle quote latte, dal 1983 al 1993, l’Italia assommò multe per circa 1,8 miliardi di euro e nel 1994 lo Stato italiano decise di accollarsi totalmente l’importo dovuto a Bruxelles, cancellando le multe a tutti i produttori con l’avallo delle organizzazioni di categoria. Allora i vertici della Lega forse manco sapevano cosa fossero le quote latte. Fu una decisione approvata da tutti.

Fu solo nel 1996-97 che, a fronte delle nuove multe questa volta richieste sì direttamente agli allevatori, che nacquero i Cobas del Latte, resi celebri dalle manifestazioni di Linate (blocco per una settimana delle strade di accesso all’aeroporto) e di Vancimuglio (spargimento di letame verso le forze dell’ordine): erano capeggiati da Giovanni Robusti e radunavano produttori di tutti i colori (Coldiretti, Cia, ecc.) tutt’altro che soddisfatti di come le rispettive organizzazioni avevano gestito la materia. Solo in un secondo momento Robusti e i Cobas si avvicinarono alla Lega, la quale cominciò a prendersi a cuore l’argomento.

Oggi si continua a sostenere che il Carroccio ha tutelato e tutela i Cobas del Latte per aiutarli a non pagare le multe, ma la situazione non è esattamente così: nel corso degli anni, a seguito di passaggi complessi che ci vorrebbe un libro per raccontarli, dai Cobas esce un gruppo di alcune centinaia di splafonatori duri e puri (non arrivano a mille) che, avendo sempre contestato la bonta del sistema delle quote, non ha mai preso in considerazione la possibilità di mettersi in regola, nemmeno approfittando delle due leggi (Alemanno del 2003 e Zaia del 2009) che hanno offerto la possibilità di rateizzare le multe: sono coloro che hanno mantenuto uno stretto vincolo con la Lega, che per salvarli ha messo in opera comportamenti discutibili. E tuttavia questo gruppo deve allo Stato una parte piuttosto limitata dei 2,7 miliardi ( 4,5 meno 1,8 saldati nel ’94) già pagati alla Ue come multe. Ci sono invece alcune migliaia di allevatori che le multe non le stanno pagando non perché tutelati politicamente dal Carroccio, ma perché hanno deciso di seguire la via giudiziaria e hanno ottenuto le sospensive da parte del Tar e dei tribunali ordinari: da questi Agea non può pretendere alcun pagamento di multe. Infine, c’è la maggioranza dei 25mila produttori di latte oggi operanti in Italia che hanno scelto di rateizzare le proprie multe e pagano secondo le scadenze previste dalle norme.

Per concludere, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Come detto la Lega e Bossi hanno non poche colpe su questa vicenda, ma di certo non può essere ritenuto il Carroccio l’unico responsabile se i contribuenti italiani hanno pagato 4,5 miliardi di multe a Bruxelles al posto dei produttori di latte: questo è un falso storico, dietro il quale tentano di nascondersi in troppi. E tanti altri sparano cazzate, come fa il candidato governatore Gabriele Albertini e altri con lui sostenendo che senza multe si poteva evitare l’Imu, ma non sanno nemmeno di cosa parlano. Però di certo la Lega è riuscita in un capolavoro politico: pur non essendo l’unica responsabile, è riuscita a farsi passare come tale!

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