Nella bagarre per il Quirinale si decide la sorte del “futuro” governo

di LUIGI POSSENTI

Se la vicenda governativa è, almeno per il momento, acqua passata è la partita per il Colle ad essere decisiva per gli interessi particolari dei singoli partiti e potrebbe, qualora venisse trovato un candidato condiviso, riaprire le porte ad un eventuale governissimo, oppure a nuove elezioni politiche.

Se Napolitano ha sostenuto che non si farà convincere a restare al Quirinale, i tre partiti maggiori lavorano sottotraccia per trovare un nome che piaccia ad una solida maggioranza. Sono “ore decisive” queste, per dirla con il senatore dalemiano Nicola Latorre – a quattro giorni dall’inizio della prima votazione. Già D’Alema, papabile che piace a Berlusconi e che, non a caso, è andato a parlare con quel Renzi che, fino a qualche mese fa, voleva semplicemente rottamarlo. Qualora i giochetti dietro le quinte dovessero portare a qualche risultato, potrebbe verificarsi una situazione di questo tipo: D’Alema a sostituire Napolitano, ritorno alle urne con il Pd che rottama Bersani e lancia come candidato premier il sindaco di Firenze, con tanto di benedizione dalemiana. Una situazione di questo tipo, non dispiacerebbe sicuramente a Silvio, che si ritroverebbe con le spalle coperte su due fronti, anche se altri esponenti del Pd (Marini, Amato, Finocchiaro) non gli sono del tutto indigesti.

Vendola, ovviamente, non vede di buon occhio questa ipotesi, al punto che in due soli giorni ha difeso sia il nome di Prodi per la presidenza della Repubblica, sia quello di Bersani per un nuovo incarico, stavolta pieno, da parte di Napolitano. Il tutto alla faccia degli inutili, ed ammuffiti saggi. Peraltro, Prodi è comparso tra i nomi candidabili anche per i grillini, non senza mal di pancia certo, ma sbaragliando un poco le carte dei “duri e puri” della Casaleggio & Co. Vendola, inoltre, non nasconde di lavorare per l’arrivo dei voti del Movimento 5 Stelle, come è accaduto per l’elezione di Pietro Grasso al Senato. Presto, sapremo via web cosa deciderà Beppe Grillo sul da farsi, sapendo già da ora che la Bonino, anch’essa apparsa un po’ casualmente tra i 10 nomi papabili per i pentastellati, non ha alcuna chance.

Per fare un po’ di confusione, nel mentre, circolano anche i nomi di Frattini, dello stesso Berlusconi e di Luciano Violante. Alcuni papaveri pidiellini, però, han lanciato segnali chiari: “Se passa un nome di parte, significa che il Pd vuole il muro contro muro. Il che significa che si torna a votare”.

Domani, infine, è atteso un nome anche della Lega Nord, preannunciato sabato scorso dal segretario Roberto Maroni. Non è escluso che il leader del Carroccio possa tirare fuori a sorpresa il nome di Umberto Bossi – giusto per illudere una certa presa di distanza dal gruppone Pd-Pdl -, ma è un dato assodato che i voti della Lega Nord sono a disposizione, in caso di necessità, del loro alleato di riferimento. In caso contrario, potranno divertirsi a votare un candidato di bandiera.

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