Quei sindacati che sono peggio della Casta. Nessuno li manda a casa?

di MARCELLO RICCISINDACATI

Matteo Renzi ha conquistato consensi con slogan secchi, precisi, ma alla verifica i conti non tornano. Amato ancora incassa la sua pensione di soli millecento e rotti euro al giorno, Mastrapasqua mantiene i suoi trenta o quaranta incarichi incassando i compensi, quindi nulla rottamato, tutto conservato.
Legge quadro delle retribuzioni e pensioni del pubblico impiego, costi standard, questione settentrionale, bubbone meridionale, autonomia dei popoli, indipendenza del Veneto…, che robe sono?
Matteo l’innovatore che governa con i voti di Alfano e Berlusconi e illude con gli annunci, circa uno al giorno, nulla conclude.
S’impegna sull’articolo 18 facendo credere che, o la modifica, o la cancellazione, o la conservazione, sia la madre di tutte le battaglie e vola oltre oceano per prendere ordini
La fama di rottamatore non è affatto usurpata, al contrario è più che meritata. Strutture che crollano, fabbriche e imprese che chiudono con il ritmo del crescendo rossiniano , lavoratori che diventano disoccupati, giovano mai occupati, persone che non riescono ad arrivare alla fine mese….
All’autore di tutto questo si può negare il titolo di rottamatore?
Così si è annunciato e come tale si è confermato.
Matteo ci sei andato vicino al macigno da demolire…, non è l’art. 18, ma sono i sindacati nazionali, tutti senza distinzioni, perché si configurano come una duplicazione in brutta copia dei vari partiti. Si traducono in strunenti politici per entrare nelle istituzioni e come affermato nel talk show di Porro del 25 U. S. sul secondo canale Tv della Rai per derubare i lavoratori di denaro e conquistare potere. In detta trasmissione, visibile tramite internet, si è parlato dei sindacati nazionali come di associazioni malavitose ed è stato detto che il tutto è all’esame della magistratura penale.
Matteo, se tu facessi un passetto avanti e riportassi i sindacati alla loro vera funzione, metteresti il primo solido mattone per il rilancio dell’economia e ovviamente per la parallela rottamazione della recessione.
Il sindacato vero, costruttivo e produttivo è quello aziendale. Tutti intorno a un tavolo per decidere e per costruire, non per demolire. Non è sindacato quello che protegge i lavativi o porta in parlamento i Bertinotti. I sindacati nelle aziende difendono sicurezza nel lavoro, dignità e diritti e lavorano per incrementare produttività e profitti a beneficio di tutti, anche del Paese che usufruisce del gettito fiscale.
Matteo , guarda in questa direzione, rivedi il ruolo dei sindacati, cancella quelli nazionali, potenzia quelli aziendali mettendoli in condizione di agire con perfetta indipendenza nelle realtà in cui vivono.
Portare la gente in piazza è compito dei partiti politici, non dei sindacati e se lo fanno cessano di essere strumento per la tutela del lavoro, diventano partiti, duplicazione peggiorativa di quelli già esistenti,

 

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