QUEGLI INGANNI CHE SI NASCONDONO TRA I COSMETICI “GREEN”

di REDAZIONE

Saponette, creme, deodoranti e cosmetici. La tendenza è “green” (verde) e sugli scaffali di profumerie e supermercati si moltiplicano le confezioni verdoline e dal packaging ingannevole. Marketing a parte, come fare ad essere sicuri di acquistare il prodotto giusto? Secondo Beth Greer, autrice del best seller «Super Natural Home», si può iniziare prestando attenzione ad alcune indicazioni, come «eco-safe» o «amico dell’ambiente», perchè non esistono standard per delineare tali qualità. Ma l’inganno si cela anche dietro al più celebre «dermatologicamente testato», o «testato su pelli sensibili» e «ipoallergenico»: la legge non prevede che tali test debbano essere eseguiti da medici, quindi non è detto che siano scientificamente provati.

Un prodotto «senza profumo» non esclude la presenza di oli essenziali, sostanze chimiche discutibili o coloranti artificiali; «non tossico» non riguarda gli effetti derivanti da un’esposizione prolungata ad esso, come invece accade proprio con saponi, cosmetici e deodoranti. Per accertare la presenza di sostanze chimiche più o meno pericolose, è possibile consultare il database di cosmetici Skin Deep Ewg. Lanciato nel 2004, oggi contiene quasi 72.000 prodotti e 3.000 marchi, divisi in circa 130 categorie, dal rossetto al dentifricio alle creme solari. Basta collegarsi al sito (http://www.ewg.org/skindeep/), digitare il nome del prodotto o del marchio e consultare la scheda relativa per assicurarsi che si tratti effettivamente di un prodotto “green” o scoprire se, invece, dietro le promesse della confezione si nasconde qualche bugia.

Però attenzione: un’altra bugia è che la chimica sia sempre e comunque da considerarsi nemica della pelle. C’è la cosiddetta «chimica verde» che studia soluzioni alternative, anche nel campo della cosmetica. I derivati dal petrolio, come per esempio la vaselina, e i siliconi, sono massicciamente presenti nella cosmesi classica, non sono tossici per la pelle, sono inerti e stabili, non irrancidiscono, non provocano allergie, danno una bella consistenza al cosmetico. Ma non sono ecocompatibili perchè provengono da fonti non rinnovabili come il petrolio. Secondo l’associazione Skineco, esistono già sostanze in grado di svolgere le funzioni dei petrolati in modo sostenibile, proprio grazie alla «chimica verde»: nuove molecole simil siliconiche, vaseline vegetali, e i polideceni che sono come la vaselina ma non derivano dal petrolio. Ma non derivano neanche solo da piante. È infatti un luogo comune credere che le piante siano l’unica fonte per una cosmesi sostenibile: ricavare oli essenziali da piante in estinzione o che crescono dall’altro capo del mondo, e che quindi necessitano di lunghi viaggi per essere trasportati, rappresenta una scelta non più sostenibile. In questo caso, secondo Skineco, un po’ di vaselina in più fa meno danni.

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