C’E’ INDIPENDENTISMO NEL MODELLO TOSI-MARONI?

di GIULIO ARRIGHINI*

Gli esiti dei recenti congressi nazionali della Lega Nord sembrano spianare la strada a Bobo Maroni nella sua corsa alla segreteria del partito. Un fatto storico per il Carroccio. Inevitabile, necessario, ma non privo di incognite.
Se Umberto Bossi dovesse candidarsi in contrapposizione a colui che, per anni, molti hanno ritenuto il suo delfino, la Lega andrebbe incontro ad una inevitabile scissione. Diversamente, Bossi, si dovrebbe piegare alla logica del buon viso a cattivo gioco, non priva di tutte le deleterie dinamiche della fronda interna. Chi conosce quegli uomini e quel partito per averli vissuti sin dagli esordi, propende per questa seconda ipotesi.
La tesi è avvalorata da diverse motivazioni: Bossi non può permettersi di perdere, né di lasciare orfana una parte ancora consistente del partito. Per lui è meglio cercare di gestire il potere rimasto senza necessariamente condividerlo, nella prospettiva di accrescerlo e, se possibile, riconquistarlo. E inoltre garantire a sé e alla sua nutrita famiglia rendite di posizione di cui, in parte, abbiamo avuto notizia.
Dal canto suo Maroni godrebbe il vantaggio di guidare una Lega apparentemente unita, pronta a spendere tutto il suo peso specifico nel mercato della politica romana, ad una manciata di mesi dalle prossime scadenze elettorali.
Entrambi sono protagonisti di una convivenza cementata da decenni di vicinanza umana e politica in cui le vicende “riservate” prevalgono su quelle note al pubblico. E’ questa una prospettiva che non lascia intravvedere alcun cambio di passo rispetto alla linea politica e strategica del partito, ma che si concluderebbe con il solo cambio della guardia, del neo segretario e di colonnelli seminuovi. L’istinto di autoconservazione dei dirigenti del partito è destinato a prevalere sul progetto e le sue necessarie evoluzioni.

Il “laboratorio Verona” che ha sancito la vittoria di Tosi potrebbe essere un modello di riferimento per Maroni, ma quanto autonomismo, federalismo, indipendentismo c’è in quel progetto? Nei giorni della campagna elettorale e della vittoria di Tosi abbiamo assistito ad un tripudio di tricolori, bandiere, coccarde da far invidia ad una rimpatriata missina. E’ forse questo il modello di riferimento dell’ex demoproletario Maroni? Un generico partito neodemocristiano del Nord, all’interno del quale fondere tutto e il contrario di tutto?

A fronte delle evoluzioni che osserveremo in campo leghista, l’Unione Padana ha per obiettivo l’indipendenza di tutte le comunità padano-alpine comprese fra i confini dello Stato italiano e la linea linguistica Massa-Senigallia.
L’Unione Padana propugna la creazione di una Confederazione fra tutte le comunità padano-alpine sull’esempio della Confederazione svizzera e sulla base di un Patto che andrà verificato e nuovamente sottoscritto da ogni generazione.
L’Unione Padana propugna la formazione di Comunità indipendenti, libere di darsi confini, leggi e istituzioni sulla base di quattro linee di indirizzo principali:
1. Esercizio del diritto naturale, inalienabile e imperscrittibile all’autodeterminazione, riconoscimento della sovranità popolare e della priorità della sua manifestazione tramite democrazia diretta e referendum.
2. Rifiuto del centralismo e dello statalismo, con l’obiettivo di avere il minimo di invasività pubblica, di burocrazia e di tassazione, comunque sempre sottoposta a decisione popolare. Le competenze istituzionali vanno distribuite secondo il principio di sussidiarietà: i problemi vanno affrontati al livello più basso che è in grado di risolverli.
3. Difesa della cultura identitaria contro il mondialismo e l’invasione straniera.
4. Difesa del territorio e della qualità ambientale.
L’Unione Padana intende rappresentare l’aspirazione alla libertà delle comunità padane senza limiti ideologici, confessionali o altro. Per questo non intende prendere posizione su temi che non siano strettamente correlati con il suo obiettivo unico e inderogabile che è l’indipendenza dallo Stato italiano.
Quello di Tosi- Maroni sembra invece un sempreverde stratagemma italico finalizzato alla gestione del dissenso. Del Nord, s’intende. Speriamo che stavolta i padani se ne accorgano e capiscano le differenze.

*segretario Unione Padana

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