QUANDO LA RAZZA E’ UNA FACCENDA DI STILE

di PAOLO MATHLOUTHI

Chi conosce il mio innato e corrosivo gusto per la provocazione, leggendo il titolo penserà che voglia lanciarmi in una vieta requisitoria di stampo suprematista volta all’esaltazione di oscure pratiche eugenetiche o che intenda cantare le lodi dell’uomo bianco, giunto ormai al suo epicedio. Mi spiace deludere i miei lettori ma, a parte il fatto che trascorrere i giorni che mi restano da vivere nella desolata vastità di un’angusta cella per istigazione all’odio razziale  non rientra esattamente nei miei progetti per l’immediato futuro, la mia sarebbe una scelta quantomeno paradossale avendo, come sapete, origini berbere. Tranquilli dunque, desistete dall’additare alla pubblica riprovazione democratica questo paladino della Reazione giacché non è di uomini che qui si parla, ma di cavalli. Già, cavalli. Per la precisione dei lipizzani, magnifici destrieri dal caratteristico immacolato manto che prendono il nome dalla località nei pressi di Trieste, Lipizza appunto,  dove in epoca asburgica sorgeva l’allevamento destinato a rifornire le scuderie dell’Imperatore. I leggendari purosangue, proiezione plastica di quel delicato equilibrio tra forza e grazia, dinamismo e bellezza, che è il nodo di Gordio dell’estetica del Novecento, nelle pagine dell’ultimo libro di Frank Westerman assurgono a metafora dell’aspirazione faustiana dell’uomo di controllare la vita e delle grandi domande etiche che la accompagnano, da Darwin e Mendel fino alle manipolazioni genetiche ed alla clonazione.

 Il fascino perverso ed ossessivo della razza “perfetta”, creata in quattro secoli di selezioni e incroci, spinge l’Autore a ricostruire la romanzesca vicenda di questi stalloni, coniugando storia, mito, scienza e letteratura,  in un appassionante viaggio che diventa un inedito ed originalissimo racconto dell’Europa e del XX secolo.

Ammirati e contesi da tutti i potenti, da Francesco Giuseppe ad Hitler, da Stalin al Generale Patton, i “cavalli imperiali” incarnano quell’ossessione della superiorità razziale che è il cuore di tenebra dell’Occidente ed ha ispirato gli esperimenti nazisti nei Lebensborn, come quelli sovietici per temprare il proletariato e le “pulizie etniche” nella ex Jugoslavia. Liberati dalle truppe alleate sul finire della seconda guerra mondiale in un’operazione segreta diventata poi un film di Walt Disney, salvati da un devoto stalliere serbo sotto i bombardamenti nei Balcani, tra fughe epiche e spericolate deportazioni, i lipizzani hanno attraversato i conflitti bellici ed ideologici del Novecento, rischiando più volte l’estinzione e vivendo – è proprio il caso di dire –  sulla propria pelle l’eterno dibattito tra Natura e Cultura. La loro storia è, per estensione, la stessa dell’Homo sapiens, che nella sua perenne corsa verso la conoscenza “sa come nessun altro creare e distruggere”.

 

Frank Westerman, Pura razza bianca, Iperborea, Milano, 2013; pag. 384 € 17,00

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