Quale Repubblica c’è da festeggiare?

Nel giugno del 2013, quindi secoli fa, Massimo Bitonci pubblicò sul nostro quotidiano un articolo di commento sulla festa della Repubblica. E’ ancora attuale? Secondo noi sì. Perché possono passare le bandiere, i governi, ma le idee restano.

Lo riproponiamo qui sotto di seguito.

La parata militare di Roma è costata un milione e mezzo di euro. Poco rispetto all’anno scorso. Troppo rispetto alle vittime della crisi, ai debiti dello Stato nei confronti delle imprese, alle pensioni da fame di migliaia di anziani, ai servizi pubblici scadenti e alla marea di tasse dirette e indirette che ciascuno di noi è costretto a versare. Annullarla non sarebbe stato possibile? Pare di no, perché la Repubblica deve essere omaggiata, nonostante tutto. Nonostante che quella nata nel 1946 sia la Repubblica che ha sistematicamente rifiutato di riconoscere l’identità del popolo veneto, da un lato imponendo riti e inventando mitologie patriottiche, dall’altro emendando dai libri di testo e dai programmi delle agenzie formative ogni riferimento alla storia dei veneti, che pure una Repubblica prospera, libera e pacifica l’hanno avuta per centinaia di anni.

Per questo, chiediamoci quale Repubblica dovremmo festeggiare. Quella che impone un trattamento fiscale da strozzinaggio, che preleva risorse sul nostro territorio per distribuirle altrove? Quella che paga gli stipendi di lavoratori cosiddetti “socialmente utili” col sangue dei commercianti e degli artigiani veneti? Quella che crea esodati per un banale errore di calcolo? Quella che ci vorrebbe obbligare incondizionatamente all’accoglienza dello straniero, ma non riconosce nemmeno la nostra storia, la nostra lingua, che pure è parlata correntemente, e la nostra cultura di veneti? Quella che salda i debiti della sanità meridionale a scapito di quella del Nord? Quella delle opere pubbliche mai compiute, vedasi la Salerno-Reggio Calabria? Quella dei forestali siciliani e calabresi, più numerosi che in Canada? Quella degli istituti scolastici che cadono a pezzi, dei treni strapieni e in ritardo, della burocrazia asfissiante, dei tagli lineari, dell’Imu che si paga in Veneto ma non al Sud (a Caserta è stato recentemente scoperto un quartiere con 1500 unità immobiliari, tutte abusive)? Quella che non si cura quando terremoti e alluvioni devastano le nostre terre, ma è sempre prodiga quando qualche clientela attacca con il solito piagnisteo? Quella delle bollette salate, degli studi di settore, del redditometro, del patto di stabilità che vale per molti ma non per tutti, dei prelievi forzosi, del costo del lavoro più alto, della pressione fiscale più pesante del mondo? Quella della corruzione, delle stragi di stato, della mafia, dell’impunità dei criminali, dell’omertà e della connivenza?

Oppure, forse, dovremmo festeggiare una Repubblica che ancora possiamo costruire, che è viva nel ricordo e nella storia veneta così come ce la tramandano le nostre piazze, i nostri palazzi, le nostre chiese, la nostra capitale affacciata sul mare? Prospera, libera e pacifica: i veneti si meritano una Repubblica diversa. Una Repubblica che i loro rappresentanti eletti hanno il dovere di ricostruire.

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