Provincia dell’Insubria: la vuole la Lega, ma anche altri

FONTE ORIGINALE: www.ininsubria.it  di Andrea Mentasti

La palla di neve potrebbe diventare una valanga, capace di travolgere assetti territoriali, decenni di resistenze di comodo e annullare quinsquilie campanilistiche ormai buone solo per gli ultrà del calcio.
La cancellazione delle Province – anche di quelle virtuose del Nord – è il “colpo ad effetto” dei “professoroni” di Monti che spacciano come risparmio un’operazione che alla fine rischia di costare più di quanto si paga adesso. Siamo in Italia, bellezza…
Ma questo è un altro discorso.
I conti esatti si conosceranno nel tempo, mentre quello che importa oggi sono i movimenti che i partiti politici stanno portando avanti nella direzione degli accorpamenti.
E quello che a noi interessa è il destino del nostro territorio. Varese, Como, Lecco, Sondrio e Monza e Brianza dovranno sparire per volontà di arraffazzonate regole decise dai tecnici di Roma.
Guarda caso, parte di quell’Insubria alla quale mancherebbe soltanto il Vco e Novara per essere completa, ad eccezione dell’extracomunitario Canton Ticino.
Il quale, per sua buona parte, sta già facendo il tifo per una provincia confinante di più grande dimensioni e pronta a rappresentare un partner dalle potenzialità economico-commerciali in grado di rivaleggiare coi Lander tedeschi.
Un sogno? Forse sì, ma l’occasione è quella giusta per inseguirlo.
L’Insubria è nome rimasto finora a marchiare università, consorzi, società sportive, sodalizi culturali, festival, rassegne artistiche musicali e di comicità, radio, web tv e giornali online.
Ma anche una Regio, Insubrica appunto, mai completamente decollata per la difficoltà di dare reale unione amministrativa e decisionale al territorio che si schiera sotto al suo nome e sotto la sua bandiera.
NON SOLO LEGA
La Lega Nord, manco a dirlo, è il partito che più sostiene la Provincia dell’Insubria. Anche se potrebbe non esere il solo. A quanto ci risulta presidenti delle province sopracitate sono favorevoli all’idea.
Resta ovviamente da chiedersi cosa ne penseranno i vertici del partito di appartenenza, molti dei quali decisamente legati al centralismo romano e quindi pronti a scongiurare l’inizio di quella che potrebbe rappresentare una sorta di rivoluzione.
Una Provincia dell’Insubria con circa 2 milioni di abitanti e circa 70 miliardi di Pil calcolato diventerebbe uno dei territori più ricchi e produttivi d’Europa.
La qualcosa, coi tempi che corrono, potrebbe fare paura.
L’INSUBRIA… BIPARTISAN
“Se è possibile arrivare a una Provincia dell’Insubria? E’ dura, ma perché non provarci: so di miei “colleghi” degli Enti coinvolti e appartenenti ad altri partiti che sono favorevoli”, ci dice il presidente della Provincia di Varese Dario Galli. Incassata la delusione per essersi visto cancellare la “sua” Provincia virtuosa, Galli guarda avanti.
“Adesso dobbiamo lavorare sulla volontà politica di arrivarci. E non è cosa facile”. Il perchè si è detto prima: un territorio così omogeneo per lingua, cultura e tradizioni sociali ed economiche rappresenterebbe una potenziale “testa di ponte” per quelle autonomie che fan tremare “Roma-capitale” e quella parte di Paese che sul Nord ci campa da decenni.
LA “VARIABILE” CRISI
Ma se pur difficile la posssibilità di imboccare la via dell’autonomia esiste. “Il Governo ha votato per gli accorpamenti sicuro che mai dallo Stato centrale arriveranno i permessi dall’affrancamento da Roma – continua Dario Galli -. Però…”. Però?
“Esiste una variabile da non sottovalutare – riprende Galli -. Loro danno per scontato che nessuna forma di autonomia sarà concessa, ma sembra non abbiamo fatto i conti con la drammatica situazione economica. Per arrivare all’autonomia con vie amministrative è impossibile. Serve la volontà popolare che non potrà fare altro che crescere con il peggioraamento della situazione economica del Paese. Allora la gente si accorgerà che questo Stato, dopo avere prodotto i danni, non sarà in grado di rimediarvi. E le persone del Nord si accorgeranno di quello che la Lega va dicendo da trent’anni è vero”.
E a quel punto non permettergli di salvarsi sarebbe impossibile”.
SCELTA POPOLARE ALL’AUTODETERMINAZIONE
Insomma, se i provvedimenti anticrisi continueranno ad essere così blandi come quelli eseguiti finora da Monti – tasse, niente tagli ai veri sprechi e addirittura aumento del debito pubblico – le condizioni potrebbero ulteriormente peggiorare e portare a una scelta popolare all’autodeterminazione.
Meglio sarebbe se fin da ora lo Stato decidesse per una via autenticamente federale in contemporanea all’accorpamento delle Province.
Ma si sa, Roma non sente e usa i territori per mantenere il fallimentare status quo.
E l’attuale idea di Provincia dell’Insubria potrebbe essere solo l’inizio…

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