Primavere arabe, dal premio Sacharov per la libertà all’isis a Sud di Roma. Capito la solfa?

di GIULIO ARRIGHINI1lepanto

Doveva o sembrava essere un’altra cosa quando nel vicino  17 dicembre 2011 un fruttivendolo tunisino si immolò per la libertà stile Ian Palach. Si chiamava Mohamed Bouazizi e si arse vivo  davanti alle autorità di Sidi Bouzid per protestare contro il regime. Gli avevano appena confiscato per una sciocchezza il suo carretto con le verdure e la frutta. L’arroganza del potere contro i piccoli. Fu usato, quel gesto, per innescare un processo ben più ampio. Nemmeno  il fruttivendolo avrebbe immaginato….

Da lì a poco esplosero non solo la Tunisia ma, a domino,  l’Egitto, la Libia, lo Yemen, la Siria. Caddero come in un domino prestabilito le dittature di Ben ALi, Mubarak, Gheddafi, Saleh, tranne Assad. La stampa intanto ricordava che il fruttivendolo tunisino veniva insignito del premio   Sakarov per la libertà di pensiero e il The Times lo elevava al rango di personaggio dell’anno 2011.

Oggi non è rimasto nulla né del carretto né del premio, abbiamo l’Isis a Sud di Roma, appunto.

Facciamo brevi flash.

“Per le strade di Tunisi oggi si respira un’aria pesante. I palazzi pubblici sono presidiati, in qualche caso perfino circondati da barriere architettoniche. Per le strade si vedono pochi stranieri nonostante la stagione turistica e negozi e bar del centro hanno guardie alla porta che controllano i clienti che entrano in modo selettivo preferendo i ragazzi con lunghe barbe e le donne velate”, dal Corriere della Sera.

 

E l’Egitto? Dalle agenzie di ieri e da La Stampa: “È guerra in Libia. Aerei dell’esercito egiziano hanno colpito obiettivi dell’Isis nel Paese all’indomani dell’uccisione dei 21 cristiani copti. Raid dall’aviazione del Cairo hanno interessato Derna, la “capitale” del Califfato in Libia. Bombe sono cadute anche su Bengasi e Sirte, come confermato dal comandante dell’Aviazione libica, Saqer al-Joroushi che ha parlato di 40-50 terroristi uccisi finora”.

 

E la Siria? Oggi in Siria l’Isis decapita ostaggi, bombarda villaggi di civili e cristiani, mentre nuovi adpeti, anche italiani, del fondamentalismo, partono per la nuova frontiera di guerra, dalla parte dei tagliagole. Greta e Vanessa, le due cooperanti andate per portare aiuto ai combattenti buoni, sappiamo che fine hanno fatto.

Adesso tocca alla Libia, la frontiera più vicina all’occidente molle.  Chi dobbiamo ringraziare per la caduta di Saddam e per l’intervento Nato che depose il dittatore? Chi per l’elezione del debole premier   Ali Zeidan?

Chi sottovalutò l’uccisione nel 2012 a Bengasi dell’ambasciatore Usa Christopher Stevens, e il fatto che  un gruppo armato comandato da un ex capo della sicurezza prendesse poco dopo il controllo dei porti più importanti dell’est del paese dimezzando le esportazioni di petrolio? Chi sottovalutò il sequestro lampo del primo ministro?

Oggi l’assenza di politica estera, di visione di geopolitica da parte dei nostri governanti, gli errori europei in Nordafrica, portano il conto. Abbiamo abbastanza grana per pagare?

Segretario Indipendenza Lombarda

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