Presunte violenze da telecamere sorveglianza. Esplode il caso penitenziario in Campania

Un calcio ai glutei, poi lo stesso detenuto viene spintonato e preso a manganellate, colpito alle spalle da due agenti. Sono le 16:21 del 6 aprile 2020, giorno in cui sono scattate perquisizioni e violenze nei confronti di alcuni reclusi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), ipotesi al centro di un’indagine della magistratura sammaritana. Le telecamere di videosorveglianza, i cui estratti sono contenuti nell’ordinanza firmata dal Gip che ha disposto l’esecuzione di 52 misure cautelare nei confronti degli indagati, avrebbero ripreso alcune delle scene avvenute nel penitenziario. Alle 16:40 un altro pestaggio: stavolta un agente della polizia penitenziaria in tenuta antisommossa avrebbe colpito ripetutamente con un manganello un detenuto su una sedia a rotelle. Altri, ancora, sarebbero stati colpiti con schiaffi in pieno volto o alla nuca, costretti ad abbassare la testa. Un detenuto verrebbe perfino accerchiato da sette agenti prima di essere colpito con un manganello, un altro e invece afferrato per la t-shirt e trascinato a terra.

Sulle presunte violenze la procura indaga, unendo il materiale d’indagine ai contenuti di diverse chat.

“Per quanto accaduto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), invito l’opinione pubblica a non fare processi popolari sommari, ma va fatta giustizia, senza se e senza ma”. Così a LaPresse Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Regione Campania, che nell’aprile del 2020 fece scattare le prime denunce in merito alle presunte violenze ai danni dei detenuti della struttura penitenziaria casertana. “Ringrazio la magistratura per aver svolto celermente la sua azione – aggiunge – E’ importante individuare eventuali mele marce per non disonorare un corpo che lavora con grande efficienza. Ho più volte ribadito infatti che, senza il loro ottimo operato, nelle carceri casertane ci sarebbe stata una strage a causa del Covid. Nello stesso carcere di Santa Maria, hanno più volte dimostrato grande efficienza nell’intervenire in situazioni difficili”. Ciambriello conclude: “Vista la situazione, forse la stessa amministrazione penitenziaria da Roma avrebbe prudentemente dovuto evitare di far stare nella stessa struttura denuncianti e denunciati”.

Sono 52 le misure cautelari emesse ai danni degli agenti penitenziari ritenuti coinvolti nelle presunte violenze ai danni di detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Ma per la Procura si tratta solo di una parte di coloro che sarebbero effettivamente coinvolti. Come ricostruito dagli inquirenti, nella perquisizione violenta del 6 aprile 2020 intervennero 283 agenti: oltre al personale della strutta samaritana, arrivarono anche gruppi da Secondigliano (Napoli) e Avellino. Sconosciuti ai detenuti, e coperti da caschi antisommossa, non è stato possibile, ha spiegato la procura durante la conferenza stampa di questa mattina, procedere al riconoscimento di molti di loro.

Una “orribile mattanza”. E’ stato definito così nell’ordinanza del gip, secondo quanto riferito dal procuratore della Repubblica presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Maria Antonietta Troncone, durante la conferenza stampa di ieri, quanto accaduto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) dopo la rivolta dei detenuti dell’aprile 2020. Dalla ricostruzione degli inquirenti, la perquisizione disposta nelle celle avrebbe fatto emergere l’uso di violenza non frutto di estemporanea escandescenza, ma di un’azione pianificata. I detenuti sarebbero stati tirati fuori dalle celle; si sarebbe formato un corridoio umano, nel quale i prigionieri sarebbero stati costretti a camminare, subendo, come sottolineato dalla procura, percosse: calci, pugni, schiaffi alla nuca e violenti colpi di manganello. Sarebbero state poi sovrapposte pratiche umilianti, come l’inginocchiamento e la rasatura di barba e capelli. Il tutto per 4 ore. Dalle immagini di videosorveglianza emergerebbe in modo chiaro, secondo gli inquirenti, l’atteggiamento remissivo dei detenuti, che durante le presunte violenze camminavano a testa bassa, senza opporre resistenza.

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