Siamo tutti evasori, lavorare è reato

di REDAZIONEstato centralista

Formalmente in Svezia, Austria, Francia e Danimarca si pagano più tasse che in Italia (il range oscilla tra il 45 ed il 50,4%), nella realtà però avviene il contrario. Se infatti dal calcolo si toglie la quota di attività sommerse, che in Italia valgono il 17,3 % del Pil e che già oggi vengono incorporate nel calcolo del prodotto interno lordo, la situazione si ribalta: quelli che le tasse le pagano davvero sono soggetti ad una pressione pari al 53,2 (pressione fiscale effettiva o legale che dir si voglia).

La pressione fiscale è una grandezza media, calcolata essenzialmente come rapporto tra gettito globale incassato dallo Stato e Pil prodotto dal Paese ma quanto a pressione fiscale effettiva (o legale, che dir si voglia) nessuno batte l’Italia: l’anno passato abbiamo raggiunto il 53,2%, record assoluto in tutto l’occidente. Quasi dieci punti in più della pressione fiscale apparente, che invece si è attestata al 44,1 per cento del Pil.
Lo squilibrio si accresce a svantaggio dell’Italia se si esamina il complesso della tassazione sulle imprese, il cosiddetto “total tax rate”, che secondo la Banca Mondiale è attualmente al 68,5%, il livello più alto nell’Unione europea. In Francia si attesta al 65,8%, in Spagna al 56,5%, in Germania al 48,2%. Nei paesi anglosassoni, ad indirizzo più liberale, la differenza è ancor più evidente: nel Regno Unito è del 35,5%, in Irlanda è del 26,4. La media europea è del 44,2%. L’Italia vanta peraltro anche il primato del prelievo sul lavoro, che pesa per il 64 per cento.
Un peso schiacciante. Insopportabile, soprattutto in un periodo di crisi economica. Un’impresa di medie dimensioni paga in Italia quasi 70 euro tra tasse e contributi su 100 euro di utile. In pratica significa che l’Erario è di gran lunga un’azionista di maggioranza, ma allora si potrebbe perfino dire che siamo in un paese a regime socialista, almeno al 70%.
Se poi al dato sul total tax rate si aggiunge anche il numero di versamenti (15) a cui sono chiamate le imprese italiane e il numero di ore (269) che gli adempimenti richiedono ogni anno, si capisce come il capitolo fisco e contributi rappresenti un deterrente a investire nel nostro Paese. Oggi molte aziende sono costrette a chiudere i battenti non soltanto per la crisi, ma perché non riescono a tenere il passo di uno Stato sempre più vorace. Chi rischia il proprio capitale in una impresa è considerato un evasore, ma in realtà le imprese Italiane pagano un sacco di tasse.

(A cura del Comitato equità fiscale)

Fonti: Banca mondiale rapporto Doing Business, studio “Paying Taxes 2014” novembre del 2013, Sole 24 ore. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-07-06/total-rate-record-negativo-082409.shtml?uuid=Ab7TonBI
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-11-04/tax-rate-italia-maglia-nera-063955.shtml?uuid=ABuIVGb
http://www.finanza.com/Finanza/Notizie_Mondo/Altri_paesi_Europa/notizia/Tasse_l_Italia_ha_il_carico_fiscale_piu_alto_d_Europa-408221
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-08-17/si-alza-tiro-controlli-estero-081101.shtml?uuid=ABtdtykB
http://www.pwc.com/it/it/publications/press-rm/docs/pressrls-paying-taxes-2014.pdf
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/19/tasse-banca-mondiale-italia-fanalino-di-coda-in-europa-per-carico-fiscale/782823/

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1 Comment

  1. Ho fatto una tesi di laurea proprio sulla pressione fiscale.
    E’ giusto il calcolo che avete fatto, togliendo dal denominatore, il Pil, la parte di sommerso, che le tasse non le paga per definizione. Vorrei aggiungere che il numeratore come avete detto è quanto lo Stato incassa, mica quanto chiede, perché altrimenti la pressione fiscale sarebbe stratosferica.
    Infine e la faccio breve, un calcolo raffinato della pressione fiscale deve tenere conto dei servizi che lo Stato eroga e del costo della vita.
    In Svezia la pressione è elevata ma poi lo Stato concede molto, scuole gratuite, libri scolastici in comodato gratuito, autostrade gratis, aiuti ai giovani che vogliono andare a vivere da soli, ecc In itaglia, oltre a dover pagare salato un mucchio di cose (libri scolastici, utenze, autostrade, benzina,ecc) i servizi sono considerati da terzo mondo, lasciamo perdere il livello di istruzione universitaria.
    Infine il costo della vita. Se lo Stato mi lascia il 30% del reddito (tolte le tasse ed il prelievo previdenziale che è obbligatorio) e vivo a Milano sono un poveraccio, se vivo a Reggio Calabria e nel settore pubblico gli stipendi sono uguali dappertutto, campo ancora bene.
    Praticamente la pressione fiscale è itaglia è calcolata con la media del pollo. In realtà andrebbe calcolata solo su base regionale se non provinciale e con criteri più efficaci del rozzo “entrate/pil”, si avrebbero delle belle sorprese…..

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