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Presidi veneti sottratti alla sovranità italiana e sciopero fiscale

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

La situazione politica che si sta formando in Veneto a partire dal 9 dicembre è a nostro avviso di tipo plastico. Vale a dire che ha cambiato la percezione dei cittadini veneti in modo che non permetterà più di tornare alla situazione precedente. E, per inciso, le parole di questi giorni dei rappresentanti istituzionali italiani (“basta benzina sul fuoco”) e dei sindacati (“non si capisce cosa vogliano”) sono di un’oscenità e di un distacco tale dalla realtà da far rabbrividire chiunque.

La stragrande maggioranza dei cittadini sta dalla parte dei manifestanti non certo perché sia convinta delle loro proposte (che non ci sono, se non addirittura controproducenti e nel segno di maggiore statalismo e di richieste di sussidi che risultano come la dose fatale in più per il tossico in preda all’overdose di statalismo) e nemmeno dei metodi adottati (a nessuno fa piacere restare bloccati per ore nel traffico o vedere a rischio le consegne natalizie per i clienti e dai fornitori), bensì perché ne condivide l’odio integrale, intimo, immenso ed incommensurabile verso la classe politica italiana, che ognuno in cuor proprio vedrebbe bene al rogo.

I rappresentanti dello stato più becero, più corrotto, più odioso, più illiberale, più ingiusto del mondo occidentale e non solo, agli occhi della stragrande maggioranza dei cittadini veneti sono visti come dei monarchi lontani e odiosi. La burocrazia italiana che rappresenta il tumore maligno del peggiore inferno fiscale del mondo è odiata praticamente da ogni famiglia del Veneto.

Il motivo vero che tiene unite le mille anime variegate e contraddittorie del movimento di protesta, in Veneto, è proprio l’odio totale verso lo stato, che emerge con forza nel corso della più grave e drammatica crisi socio-economica che attanaglia il Veneto dal dopoguerra e di cui nessuno vede la fine. Non si può pretendere che da tale movimento nasca una proposta politica né coerente né di alcun tipo. Dal movimento dei forconi, come li chiamano i giornali, o forse sarebbe meglio dire, dei cittadini veneti alla disperazione, possiamo solo aspettarci che fissino in modo non controvertibile il clima pre-rivoluzionario che sta disegnando un nuovo Veneto, in cambiamento dinamico ogni giorno. Le posizioni politiche che parevano forti l’8 dicembre oggi si sono sciolte come neve al Sole.

Oggi bisogna possedere uno spirito rivoluzionario autentico per saper anticipare ciò che verrà e dare una soluzione al problema evidente che ha un nome e una storia breve, italia. Se vi fosse una maggiore consapevolezza rivoluzionaria, per esempio, i presidi potrebbero trasformarsi in territori occupati e sottratti alla sovranità italiana. Oppure, la miscela esplosiva di questi giorni potrebbe far emergere anche le condizioni favorevoli ad uno sciopero fiscale di grandi dimensioni, che, di fatto è già in corso, in modo carsico, silenzioso, non urlato, da parte delle aziende venete.

In realtà ancora non emerge tale consapevolezza, se non in modo slegato, frammentato e non progettuale. Per entrare in una fase rivoluzionaria vera e propria, che possa portare a un cambiamento sostanziale e non a un giro di pista del governo, o di qualche politico, a meno di derive improvvise (e possibili), si dovrà attendere probabilmente che passi il Natale e che entri nel vivo la comunicazione che anticiperà e promuoverà il Plebiscito Digitale per l’indipendenza del Veneto del prossimo 16 febbraio.

Ufficio Stampa – Plebiscito 2013

 

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