SIGNOR PRESIDENTE, IO NON MI SENTO PIU’ ITALIANO

di OLIVIERO CORTINOVIS*

Così iniziava un suo scritto Bracalini sull’Indipendenza: “Vige nel paese una doppia morale, già denunciata alla fine dell’Ottocento, una doppia morale nel malcostume della politica clientelare, nella corruzione della vita civile, nella criminalità organizzata e nella burocrazia disorganizzata di stampo borbonico. Enrico Ferri, deputato socialista lombardo alla fine dell’Ottocento, pronunciò in Parlamento l’accusa che fece sobbalzare l’assemblea: “Al Sud esistono oasi di onestà e sono tanto meritevoli per questo, mentre al Nord esistono oasi di disonestà”. I deputati meridionali insorsero sdegnati, specie quelli eletti con i voti della mafia e della Camorra, senza poter smentire la fondatezza dell’accusa. Il deputato lombardo Felice Cavallotti aveva sentito il bisogno di scrivere la famosa “Lettera agli onesti di tutti i partiti”, che come si può capire erano una minoranza, così che il suo appello rimase inascoltato. Il Sud resta il problema da cui discende tutto il resto”.

Oggi i fondamentali economici lo condannano al pari della Grecia.  Turati era solito dire che a Napoli la maggior industria era quella dello sbaffo. Lo strapotere del meridione negli apparati dello stato non è diminuito, anzi, è aumentato essendo la burocrazia la sola industria istituzionale del Sud. In questi giorni i giornali ci hanno informato che il PIL della criminalità e delle varie mafie, che controllano quattro regioni italiane, vale il 6% del PIL nazionale ed essa viene classificata come prima industria italiana. Il divario tra democrazia in Italia ed in Europa si allarga in misura tale che il cittadino è vessato ed umiliato nella propria dignità.

La Corte dei Conti e il Garante della Privacy sono concordi nel giudicare il sistema fiscale italiano tra i più tirannici del mondo e il più iniquo poiché si accanisce sul contribuente onesto che deve pagare per tutti e lo si carica di una imposizione fiscale che ormai viaggia alla metà di ciò che guadagna. In pratica in un anno si lavora per lo Stato sei mesi. È stato stimato che ciascun cittadino italiano, in un anno, versa solo per tasse locali 1.230 euro. Perché si è giunti a questa dittatura fiscale che mina le basi stesse della democrazia e suscita nel cittadino un moto di ribellione? Per ciò che è sempre mancato all’Italia “terrona”: il senso civico, l’educazione, la disciplina, il rispetto del cittadino che non è un “mariolo” fino a prova contraria, come pensa il burocrate di stato, bensì un cittadino onesto fino a prova contraria. Ricorrere allo spionaggio bancario, ai trabocchetti fiscali, violare impunemente la privacy, come è stato denunciato dalla Corte dei Conti, appartiene al metodo ricorrente delle tirannie e la tirannia burocratica e fiscale italiana è quella di peggior conio perché vorrebbe far credere, al contrario, di essere ispirata ad un criterio di giustizia.

Al Nord l’evasione fiscale è fisiologica e pari a quella europea. Al Sud è una voragine che però trova maggiori attenuanti e comprensioni. Una doppia morale, che, come le tasse, non è più sopportabile e il distacco ci appare inevitabile, come la medicina che ci libera dalla malattia.

Presidente Monti, Crolla la borsa, crollano i posti di lavoro, crolla il risparmio delle famiglie e il potere di acquisto dei generi alimentari. Crolla la produzione, crolla il prodotto interno lordo, crolla la fiducia nei partiti e nelle istituzioni. Crolla la fiducia dei commercianti, dei lavoratori dipendenti, degli industriali e degli artigiani. Crolla la fiducia in lei Super Mario, crolla la fiducia nella giustizia. Sta crollando la fiducia del sindacato nelle fabbriche. Crolla la fiducia nelle banche che non danno crediti per creare occupazione; in alcune regioni c’è più delinquenza che posti di lavoro. Ci sono cose che però volano: sono lo spread, il debito pubblico, il costo della benzina, le tasse, i suicidi, i disoccupati, il numero dei poveri, dei mafiosi, delle prostitute, degli spacciatori, dei furti e vola il malaffare, volano i fallimenti. Aumenta il numero dei parassiti, quelli che mangiano e bevono a sbaffo, ecc.

Presidente Monti, Le chiacchiere mielose di giornali di regime italiota a lei favorevoli, unite a quelle dei banchieri ingordi volano nel limbo degli imbecilli. La realtà dei numeri Lei la trova solo nelle rette coscienze degli uomini liberi, non sono molti, ma ci sono e vigilano. Professor Monti, Lei non ci sta salvando dall’abisso dove la Grecia è già caduta, lei sta solo allungando l’agonia del malato chiamato Italia. Svuotando le tasse degli italiani, quelli a reddito fisso, siano essi lavoratori o pensionati, dei loro risparmi, presto il malato Italia morirà. Con la tassa sulla casa, quella stessa casa costata e che costa anni e anni di sacrifici di milioni di famiglie a reddito fisso, Lei ha raschiato il fondo del barile depredando i risparmi di una vita. Lo Stato da Lei rappresentato assomiglia alla mafia: impone il suo pizzo, le tasse.

Dal 2010 ad oggi, in Grecia, nostra vicina, si contano più di 1700 suicidi. Il 30% dei cittadini greci è sotto la soglia della povertà. Tra questi, quanti bambini chiedono latte alle loro madri che hanno il portafoglio vuoto? Quanti padri hanno perso il lavoro? Quanti pensionati cercano il cibo nella spazzatura?

L’Euro della massoneria finanziaria ha distrutto l’economia della Dracma Greca. L’Euro della massoneria finanziaria sta distruggendo quel che resta dell’economia della Lira Italiana. Quanti suicidi conteremo in Italia alla fine del 2012? La disperazione che si sta impadronendo di migliaia di cittadini è palpabile e non sarà certo il Suo umorismo anglosassone a far salire loro il morale.

Presidente Monti, come studioso di finanza, non ha ancora capito che l’Italia come Nazione non c’è più? Non ha ancora capito che le regole sono dettate dall’Europa delle Banche e dalla Finanza internazionale uniti a quel mostro chiamato Euro? Non ha ancora capito che l’Italia è diventata una regione di questa Europa controllata in tutte le sue istituzioni dalla Massoneria? E se l’ha capito, qual è il rimedio? Solo tasse?

Ed infine mi rivolgo a Lei Presidente Napolitano. Nel 1956 ero un ragazzetto ma ricordo bene quando Lei, da buon comunista e parlamentare, applaudiva l’entrata dei carri armati sovietici in Ungheria, quell’Ungheria che in questi giorni rivendica la sua autonomia territoriale dalle pressioni europee. Sempre lei, nel 2011, da Presidente della Repubblica Italiana, benediva i cacciabombardieri che partendo dal suolo italiano sganciavano bombe sul suolo e sulle genti libiche. Ne ha fatta di strada Presidente, ma quanto ci è costato a livello economico il suo posto in tutti questi anni? Lascio ad altri fare il conto. L’invito al Re del Colle è di tagliare la sua costosissima Corte, l’ha fatto anche il Re di Spagna e la Regina Elisabetta. Quando la vedo parlare in televisione, attorniato da cortigiani e servitori, chi in divisa da corazziere, chi in una delle moltitudini di divise dei vari corpi militari, chi in borghese, mi viene da chiederle a cosa serve tutta quella gente. Ma si rende conto di quanto costa tutta questa Corte che è legata ad una logica del Novecento? Siamo nel III millennio Presidente.

E anche Lei, come Monti, chiede a noi lavoratori e pensionati di fare sacrifici? A Lei quando i sacrifici? Non saranno le parole dell’ovvietà che Lei a fine anno rivolgerà agli italiani a rassicurarli sulla crisi incombente. Presidente, ricordandole che ci costa 220 milioni di euro ogni anno, come diceva il suo conterraneo Totò, “… ma mi faccia il piacere!”. Mi scusino i Presidenti, ma, come cantava un grande della canzone italiana, Giorgio Gaber: “Io non mi sento più italiano”.

*Unione Padana Alpina

 

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