Effetto placebo, se il referendum impone la pax romana

di MARCELLO RICCIreferendum
I referendum hanno senso e significato solo se esiste la garanzia assoluta che diverranno esecutivi. Ciò  avviene in molti paesi democratici quali Svizzera, Inghilterra, Svezia, Norvegia, Danimarca e molti altri.   I popoli padani, veneti in testa, lottano con pertinacia per arrivare a poter esprimere con numeri certi e certificati la volontà di uscire dalla prigione romana. Questo giornale è l’espressione più compiuta di questa volontà.  Chi scrive, memore di quanto avvenne nel 1987 con il referendum sulla responsabilità personale dei magistrati, si è posto il problema se e come, in questo particolare paese si può   garantire che la volontà popolare sia rispettata.
La lotta per ottenere il referendum è dura, comporta impegno anche economico e non è concepibile che a risultato acquisito nella direzione voluta, come è avvenuto con i magistrati, con furbizia levantina, lo si sterilizzi in modo che non produca effetti .
In questo modo la volontà popolare è mortificata e la capacità di lotta  fatta esaurire nell’aver consentito lo svolgimento del referendum. Uno strumento di democrazia e libertà trasformato in “ placebo “ o per essere più concreti in presa per i fondelli.
La Costituzione italiana prevede numerosi tipi di referendum: quello abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge (art. 75), quello sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale (art. 138), quello riguardante la fusione di regioni esistenti o la creazione di nuove regioni (art. 132, c. 1), quello riguardante il passaggio da una Regione a un’altra di Province o Comuni (art. 132, c.2). Inoltre prevede, all’art. 123 c. 1, che gli statuti regionali regolino l’esercizio del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della regione. Sono chiare le limitazioni e le difficoltà di liberarsi dall’abbraccio mortale di ROMA CAPITALE che è riuscita senza armi, ma con i cavilli burocratici a imporre la pax romana.
Ciò considerato, prima ancora di arrivare al referendum diviene prioritario imporne l’assoluto rispetto del risultato.  Come i fatti hanno dimostrato ciò non avviene e in questa direzione si deve agire, anche ricorrendo alla corte di Strasburgo ora che si è nel semestre di presidenza italiana.
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