Preghiere bestiali 4/ Alle feste non ci si purifica col sangue animale, chi lo disse?

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di Stefania Piazzo – Se c’è un papa che vive la misericordia benedicendo gli animali del circo, come Bergoglio, in una strenua difesa del concetto che è l’uomo a dover piegare la volontà degli animali, a tutti i costi, c’è però un altro pontefice che ha lasciato un segno decisamente diverso e di alto profilo nel leggere gli animali come dono e non come profitto.

Papa Benedetto XVI, in una bellissima omelia per il Giovedì Santo del 5 aprile 2007, ricordava sul quotidiano Il Foglio, Stefano Di Michele, spiegò come  andò veramente la Messa della Cena del Signore: “Secondo Giovanni, Gesù morì sulla croce precisamente nel momento in cui, nel tempio, venivano immolati gli agnelli pasquali. La sua morte e il sacrificio degli agnelli coincisero”. Simile all’innocenza degli agnelli squartati, l’Agnello sulla croce inchiodato. Spiegava ancora meglio, Joseph Ratzinger, quel giorno nella basilica di San Giovanni, che sembrerebbe esserci discrepanza tra la morte di Gesù nel vangelo di Giovanni e quella narrata dagli altri evangelisti. Ma ecco, furono scoperti gli scritti di Qumran. “Siamo ora in grado di dire – disse Papa Benedetto – che quanto Giovanni ha riferito è storicamente preciso. Gesù ha realmente sparso il suo sangue alla vigilia della Pasqua nell’ora dell’immolazione degli agnelli. Egli ha però celebrato la Pasqua con i suoi discepoli probabilmente secondo il calendario di Qumran, quindi un giorno prima – l’ha celebrata senza agnello, come la comunità di Qumran, che non riconosceva il tempio di Erode ed era in attesa del nuovo tempio. Gesù dunque ha celebrato la Pasqua senza agnello – no, non senza agnello: in luogo dell’agnello ha donato se stesso, il suo corpo e il suo sangue”.

Con san Giovanni Crisostomo, quella sera il Papa chiamava in causa anche Mosè: “Che cosa stai dicendo, Mosè? Il sangue di un agnello purifica gli uomini?”. E dunque: “Gesù celebrò la Pasqua senza agnello e senza tempio e, tuttavia, non senza agnello e senza tempio. Egli stesso era l’Agnello atteso, quello vero, come aveva preannunciato Giovanni Battista all’inizio del ministero di Gesù: ‘Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie i peccati del mondo!’… Il gesto nostalgico, in qualche modo privo di efficacia, che era l’immolazione dell’innocente e immacolato agnello, ha trovato risposta in Colui che per noi è diventato insieme Agnello e Tempio”. Innocente. Immacolato. Così diceva Papa Ratzinger dell’agnello. Di quelle creature innocenti e immacolate, in questi giorni ne abbiamo sgozzati circa settecentomila/ottocentomila. Tanto di quel sangue da sommergere ogni altare e ogni tavola imbandita. Come se Cristo non si fosse fatto lui stesso Agnello, mettendo il suo corpo nudo e macellato tra la bestia innocente e la lama che sta per assassinarla”.

Al di là della confessionalità e del valore che si può dare o non dare alle circostanze come atto di fede, non occorre essere credenti per accogliere il messaggio di civiltà del teologo Ratzinger: fu lo stesso Dio a fare a meno del sacrificio animale. Non è il sangue degli animali a lavare la coscienza dell’uomo. Non ci sono santi!

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