Povera Toscana, sempre più becca e bastonata

di EMILIANO BAGGIANI

Ultimamente  la nostra Toscana ne deve passare proprio di tutti i colori,  dandoci per l’ennesima volta la cifra della sua marginalizzazione politica ed economica nel contesto del Paese.

Come viene spesso ripetuto,  la Toscana conta più  all’estero  che in Italia, e  in un certo senso,  forse è  pure meglio che sia così, forse è  meglio non essere confusi coi buzzurri e spacconi del cosiddetto Belpaese.

Ma purtroppo essere inseriti nel contesto di questo paese,  fallito ma presuntuoso, ci comporta di dover partecipare,  obtorto collo,  ad un conto salatissimo da pagare.

L’esplosione del micidiale debito pubblico,  creato per mantenere clientele e spesa pubblica soprattutto al sud,  ora ricade su tutti, costringendoci a subire sulla nostra pelle di toscanacci cresciuti a cacciucco e ribollita,  una crisi senza precedenti. Crisi che ci ritroviamo a pagare per colpe di altri , ed è  questa la prima di una delle tante beffe che dobbiamo subire.

La Toscana negli ultimi dieci anni ha avuto un PIL oscillante fra cento e centodieci miliardi di euro.  Posto che la tassazione in Italia è di circa il cinquanta per cento,  questo significa che mediamente abbiamo dato a Roma oltre cinquanta miliardi di euro l’anno. Come ci dice la Cgia Mestre la Toscana ha un residuo fiscale attivo di circa il 16% (anche se forse è  ben più  alto), ossia questo vuol dire che lo stato centrale reimpiega da noi una solo una parte dei soldi che riceve dalla Toscana.  Ci fa un salasso colossale degno di Nosferatu,  una siderale “cresta”, tanto per intenderci.
Calcolatrice alla mano,  ogni anno la Toscana  perde qualcosa come 9 o 10 miliardi di euro, che si volatilizzano chissà  dove (anzi invece lo sappiamo benissimo). Moltiplicate poi questa cifra per 10  o 20 anni o 30 anni , quelli passati,  e ricaverete una cifra galattica. Senza pensare a Veneto o Lombardia che pagano, e hanno pagato,  pure molto di più. E che lo stato investa molto poco da queste parti , per capirlo,  è  sufficiente guardare alle infrastrutture ridicole che ci ritroviamo.   E questa è  un altra beffa.

Beffa su beffa a cui si aggiunge la terribile vicenda del Monte dei Paschi dove le logiche sordide di un noto partito nazionale, hanno portato alla distruzione del lavoro e il risparmio di cinque secoli di generazione di toscani. Una banca ricchissima,  che doveva rimanere legata solo al nostro territorio,  e che invece è  stata spolpata da una banda di briganti. Sarà  un caso che l’ex ad di Mps, tale Mussari,  fosse orgogliosamente calabrese,  e che il Signor  D’Alema abbia fortemente sponsorizzato  l’acquisto  della banca della sua terra,  Banca del Salento?  Ma ancora perché  le  classi dirigenti toscane sono state così ignave e passive di fronte a questo assalto alla diligenza della cricca ?

Sorvolando la vicenda della Richard Ginori, sorvolando il fatto che dal terzo trimestre Trenitalia taglierà i treni ad alta velocità da e per la Toscana , l’ultimo pesce che stiamo per prendere in faccia riguarda lo smantellamento della famigerata Costa Concordia. Ancora cornuti e mazziati,  o meglio becchi e bastonati.

Come è  noto ad inizio 2012 capitan Schettino fa schiantare un mostro da migliaia di tonnellate sugli scogli dell’isola del Giglio, nell’arcipelago toscano. Un danno ambientale enorme che pregiudicherà a lungo  le attività turistiche della zona. Ma è  notizia di questi giorni che lo smantellamento della nave molto probabilmente avverrà  nel porto di Roma (leggi:  Civitavecchia) , anziché  Piombino o Livorno,  come sarebbe logico e naturale. Il neopresidente laziale Zingaretti ha emesso l’ukaze : la nave deve venire nel nostro porto.  In ballo ci sono centinaia di posti  di lavoro che ovviamente Roma vuole per se, nonostante già viva parassitando sui soldi di altre regioni,  fra cui proprio la Toscana . Ma questi non ti vogliono lasciare nulla, nemmeno le briciole, nemmeno se ti spetta di diritto.

E il Presidente della Toscana Rossi,  e con lui la classe dirigente Toscana,  assiste passivamente a questa rapina ai danni della Toscana come fosse un pulcino bagnato.  Il PD toscano che ad ogni tornata elettorale  porta una fortissima,  e sicura,  dote di voti non conta assolutamente nulla,  o quasi,  all’interno del  PD nazionale.

Ritornare alla lira? Macché  tornare al fiorino….

P.S. “Ai porti laziali 385 milioni di euro”: LEGGI QUI

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