Polmoniti queste “sconosciute”. Il libro di Report: “Senza dati dal 2019”

Al ministero della Salute “non avevano la contabilità delle polmoniti recenti: le polmoniti di fine 2019 non sono state contabilizzate fino a maggio 2020, quando il primo traumatico lockdown era già finito e trentamila persone erano già decedute. A Report siamo riusciti a ottenere della documentazione interna molto eloquente: ci chiediamo se questo testo non possa essere l’interruttore che farà scattare nella Procura di Roma un certo interesse nei confronti del tema”.

E’ quanto si legge ne “La grande inchiesta di Report sulla pandemia” (350 pagine, 19 euro) di Cataldo Ciccolella e Giulio Valesini da oggi in libreria per i tipi di Chiarelettere. Era il 26 febbraio 2020, ricostruiscono gli autori, quando la segreteria del viceministro Sileri “si è messa in contatto con l’Ufficio prevenzione delle malattie trasmissibili e profilassi internazionale, guidato da Francesco Paolo Maraglino” chiedendo via mail “i dati relativi al numero dei ricoveri a seguito di polmonite nelle regioni indicate per i mesi di gennaio e febbraio 2020”.

“La prima risposta doveva essere sembrata poco esaustiva a Sileri, che tramite il suo segretario Francesco Friolo tornò alla carica, rincarando la dose. Il 9 marzo scrisse direttamente al segretario generale del ministero della Salute Ruocco, chiedendo i dati del 2019 che, si supponeva, fossero già messi a registro: ‘Preg.mo segretario generale, il viceministro è rimasto perplesso del tempo impiegato per fornire una ‘non risposta’ come quella pervenuta.

Detto questo, il viceministro attende cortesemente l’invio dei dati relativi al numero dei ricoveri a seguito di polmonite nelle regioni Lombardia/Veneto per tutto l’anno 2019, attendendo inoltre, nella giornata del 16 marzo, i dati riguardanti il mese di gennaio 2020. A quanto pare questo sollecito da parte dell’ufficio di Sileri fece arrabbiare Ruocco, che incalzò il direttore Maraglino con un’email a caratteri cubitali”: “MANDATE QUEI DATI A SILERI!!!!! fateli girare GR” Ebbene, “il 19 marzo una risposta arrivò”, ma “ciò che il viceministro e il suo staff scoprirono quel giorno fu che i dati non c’erano e ci sarebbero voluti ancora due mesi, fino al 23 maggio, per avere una risposta più comprensiva, il cui succo però sarebbe stato che non c’erano numeri completi nemmeno per l’anno precedente”. Insomma, “eravamo a metà marzo e nessuno aveva davvero il polso della situazione, contro ogni linea guida dell’Oms e contro l’impegno internazionale dell’Italia a mantenere la capacità di risposta a eventi pandemici”.

Foto Matteo Jorjoson

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