Pnrr, ancora 34 misure definanziate. E 14 miliardi di euro le risorse del Pnrr da ricollocare. Ufficio parlamentare di Bilancio: Quadro di incertezza

La Fondazione Openpolis alza ancora il tiro sul Pnrr.

“Nelle ultime settimane il governo ha illustrato al parlamento la sesta revisione del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che dovrà essere approvata dalle istituzioni europee entro la fine dell’anno e il cui obiettivo è quello di non perdere i 194,4 miliardi di investimenti a disposizione del nostro paese”, si legge nel report dedicato al più ingente finanziamento degli ultimi tempi.

Tuttavia… “Nonostante l’esecutivo abbia ricevuto il via libera dalle camere e che la richiesta di modifica sia già stata inviata a Bruxelles, sono molti gli aspetti che a oggi risultano poco chiari in base alle informazioni disponibili. Secondo una relazione presentata dall’esecutivo, sarebbero 34 in totale le misure interessate da un definanziamento almeno parziale. Tuttavia non è ancora definito in maniera puntuale in quale misura ciascuno di questi investimenti sarà modificato”.

Non è solo Openpolis a registrarlo ma anche “l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha evidenziato questa situazione di incertezza”.

E la situazione riguarda in particolare l’11,5% di risorse con progetti critici.

 

 

“Attualmente – critica la Fondazione -, oltre all’ammontare complessivo della rimodulazione del Pnrr, sono disponibili solo informazioni di carattere qualitativo; né per le misure depotenziate né per quelle che si vorrebbero potenziate si conoscono gli specifici importi. Lo stesso Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), in cui si afferma che il quadro programmatico sconta anche gli effetti derivanti dalla rinegoziazione del Piano, non fornisce dettagli”.

Per tagliare come si dice la testa al toro, ecco il documento superpartes:

 

E “L’esecutivo stima, ad esempio, in circa 14 miliardi di euro le risorse del Pnrr da ricollocare. Una parte consistente di questi fondi sarà gestita attraverso le cosiddette facility. Vale a dire strumenti finanziari che consentiranno di proseguire i progetti anche oltre la scadenza del giugno 2026″.

Tutto a posto?  Così così, perché “Un primo pronunciamento della commissione era atteso entro ottobre ma a oggi non è ancora arrivato. Il che significa che il confronto tra Roma e Bruxelles è ancora in corso. Non è detto quindi che tutte le modifiche proposte dal governo italiano saranno accettate”, conclude Openpolis.

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