Piemonte: la Sanità “incontenibile” a un passo dal commissariamento

di GIANMARCO LUCCHI

Piemonte fallito? No, ma quasi… ”La Regione Piemonte non e’ fallita, ma se continuiamo cosi’ non c’e’ alternativa al fallimento. I conti vanno risanati. Con le riforme la salveremo”: e’ la sintesi del Presidente della Giunta, il leghista Roberto Cota che in un’affollata conferenza stampa con gli assessori alla Sanita’, Paolo Monferino, e al Bilancio, Giovanna Quaglia, ha fatto appello alla maggioranza per avere ”coesione” e alle opposizioni per avere ”senso di responsabilita”’. La frase lapidaria pronunciata da Monferino ieri in Quarta Commissione Bilancio (”La regione e’ tecnicamente fallita”) non e’ stata smentita, ma spiegata. E soprattutto inserita in un contesto che lascia spazio a possibilita’ di risanamento. Le opposizioni, pero’, hanno chiesto comunque una riunione straordinaria del Consiglio Regionale. ”Il problema che si sta trattando – ha detto Cota – non e’ della maggioranza o dell’opposizione, ma e’ dei cittadini” e in particolare delle nuove generazioni. ”Bisogna risanare – ha sottolineato – per il bene delle generazioni future. Preferisco governare bene e non essere rieletto che governare male ed essere rieletto”.

Nessun allarmismo: non sono in pericolo gli stipendi dei dipendenti e i cittadini non saranno penalizzati ne’ attraverso nuove tasse ne’ con una riduzione in termini di servizi ed efficienza. ”Lasciateci lavorare”, ha ripetuto Cota che ricorda di aver chiesto al Governo di versare i 400 milioni di euro gia’ assegnati e punta il dito sugli anni passati. Dalla recente relazione della Corte dei Conti – hanno spiegato lui e Monferino – le voci di spesa sono state sempre in crescita fino al 2010; poi, dal 2011 hanno cominciato a ridursi. Non sono nuovi ne’ le cifre ne’ i problemi, hanno sostenuto i due assessori. ”E’ evidente di anno in anno la crescente difficolta’ della Regione a far fronte agli impegni verso le aziende sanitarie e le aziende non avendo ricevuto quanto dovuto dalla Regione hanno visto aumentare i loro debiti verso i fornitori. Per troppo tempo – ha sintetizzato Cota – si e’ speso piu’ di quello che si incassava”. Spiegazioni  che non sono servite a placare gli animi di quanti hanno subito chiesto le dimissioni della Giunta.

Resta da chiedersi come mai l’assessore Monferrino (un tecnico prestato alla politica) abbia deciso di alzare così tanto il tiro fino a parlare di fallimento tecnico. L’interpretazione più probabile – visto che i 900 milioni di buco della sanità sono una notizia non di oggi, ma conosciuta da circa due anni – è che la sanità del Piemonte sarebbe molto vicina al commissariamento da parte del governo  in quanto pare non si riesca proprio a farla rientrare nei parametri. E allora l’assessore, per tentare di coprire la mancata riuscita della sua azione di rimettere in ordine i conti, avrebbe preferito “buttarla in caciara” come si dice a Roma. Certo l’uscita di Monferrino ha creato molto sconcerto e anche irritazione nel governo piemontese, in quanto rischia di danneggiare anche altri settori che pure non hanno gli stessi problemi della sanità.

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