Persino la Corte Costituzionale: basta con l’aggio a chi riscuote le tasse. Il dubbio: cercano solo chi può pagare?

Un sospetto tremendo. E una perplessità che diventa richiesta alla politica, al Parlamento, per abolire l’aggio. Perché un ente pubblico deve prendere una percentuale sulle tasse che va a recuperare? Non è che, avanza la Corte Costituzionale, alla fine siamo in una situazione di grave mancato incasso di tantissime cartelle, anche perché il sistema va a pescare dove ci sono sempre solo quelli ligi al dovere che pagano?

Il legislatore è tenuto a valutare se l’istituto dell’aggio mantenga ancora “una sua ragion d’essere – posto che rischia di far ricadere su alcuni contribuenti, in modo non proporzionato, i costi complessivi di un’attività ormai svolta quasi interamente dalla stessa amministrazione finanziaria e non più da concessionari privati – o non sia piuttosto divenuto anacronistico e costituisca una delle cause di inefficienza del sistema”.

L’eccessiva dimensione delle entrate pubbliche non riscosse, pari a circa mille miliardi di euro accumulati in 20 anni, rappresenta infatti un’anomalia non riscontrabile nel panorama internazionale e incide sulla funzione della riscossione, originando il paradosso di addossare su una limitata platea di contribuenti, individuati in ragione della loro solvenza (seppure tardiva rispetto alla fase dell’accertamento dei tributi), il peso di una solidarietà né proporzionata né ragionevole, perché determinata, in realtà, dall’ingente costo della sostanziale impotenza dello Stato a riscuotere i propri crediti. È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza n. 120, depositata ieri (redattore Luca Antonini), con cui la Corte costituzionale ha deciso le questioni di legittimità sollevate dalla Commissione tributaria provinciale di Venezia sulla remunerazione dell’agente della riscossione mediante l’aggio prevista dall’articolo 17, comma 1, del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112 (Riordino del servizio nazionale della riscossione, in attuazione della delega prevista dalla legge 28 settembre 1998, n. 337), nel testo applicabile nel 2014.

La Corte ha dichiarato inammissibile la questione, ma ha ritenuto opportuno rivolgere un forte monito al legislatore per un urgente intervento di riforma, perché la grave situazione di inefficienza della riscossione coattiva incide negativamente su una fase essenziale della dinamica del prelievo delle entrate pubbliche: non solo si riflette di fatto sulla ragionevolezza e proporzionalità dell’aggio, ma determina una grave compromissione, in particolare, del dovere tributario, che è preordinato al finanziamento del sistema dei diritti costituzionali.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Apre il nuovo Museo della Valle Camonica

Articolo successivo

Gimbe, ora che si potrebbe non si tracciano più i contagi