PERDERE MEDA PER UN SOL VOTO. TAVEGGIA: SCHEDE DA RICONTARE

FONTE ORIGINALE: www.corriere.it    di Diego Colombo

MILANO – Il primo a non crederci è proprio lui. Guarda il video della sala stampa del municipio su cui scorrono i risultati definitivi e si passa una mano nei capelli bianchi. Caimi 3.867 voti, Taveggia 3.866. Infila di nuovo gli occhiali e torna a guardare lo schermo più da vicino. No, non si è sbagliato Gianni Caimi (nella foto), il candidato di Pd, Idv e Sinistra e Ambiente: per un solo voto di differenza è lui il sindaco di Meda. Un successo insperato il suo, ma anche appeso a un filo per due schede contestate alla sezione numero 7, che i leghisti rivendicano per il loro candidato sindaco e che, se assegnate, ribalterebbero il risultato. E’ quanto spera il borgomastro uscente del Carroccio, quel Giorgio Taveggia che aveva già conquistato per ben tre volte la poltrona di sindaco di Meda e che puntava, convinto di farcela, al suo quarto mandato. Invece il candidato lumbard si è fermato a un soffio dalla vittoria, un 49,99% che lo condanna alla sconfitta in un ballottaggio al cardiopalma, con i due sfidanti impegnati in un testa a testa che ha lasciato col fiato sospeso per un’ora e mezza un centinaio di militanti dei due schieramenti, assiepati all’esterno del municipio.

LA SORPRESA – “Non ci credo ancora – afferma Caimi -. E non ci crederò neppure domani. Non solo perché Taveggia chiederà il riconteggio dei voti, come è giusto. Ma anche perché il centrosinistra aveva già raggiunto un risultato storico arrivando al ballottaggio”. Tace invece Taveggia, chiuso nel suo ufficio in Comune con i suoi più stretti collaboratori. Musi lunghi e poca voglia di parlare. Brucia la sconfitta, che nessuno si aspettava, neppure per un voto. Chi rompe il silenzio è Luca Santambrogio, capolista della Lega, il più votato dei lumbard. “Nei panni di Caimi, aspetterei a festeggiare. Ci sono due schede che potrebbero essere assegnate a noi e che a quel punto cambierebbero il risultato”. Vittoria o meno, Caimi si gode il suo momento di gloria. Due mesi fa “il Gianni” (come lo chiamano tutti a Meda) era un signor nessuno. Sessant’anni ben portati, di cui 40 passati come infermiere all’ospedale di Giussano prima di andare in pensione e rincorrere qua e là per il mondo le vette delle sue amate montagne, ha fatto il miracolo. Lui che non ha mai avuto una tessera di partito né ha mai preso parte a una competizione elettorale, non solo ha recuperato i 572 voti che al primo turno lo staccavano dal suo avversario, ma è riuscito addirittura a batterlo. Anche se di un solo voto. “Se poi – dice – risulterà che ha vinto Taveggia, pazienza -. Vorrà dire che avrò più tempo per andare in montagna”.

 

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