Perché non copiare Parigi? Batte cassa con Amazon e Fb: versino web tax

Parigi batte cassa con i colossi del web tipo Amazon e Facebook. Malgrado la minaccia di ritorsioni da 1,3 miliardi di dollari sui prodotti francesi – in particolare borse e cosmetici – brandita dagli Stati Uniti, l’attuale amministrazione di Emmanuel Macron non si lascia intimorire. Anzi, va dritta per la sua strada, confermando che la tassa sui colossi del web verrà prelevata, come previsto, nel 2020, con tanto di avvisi fiscali già inviati ai destinatari. Anche se l’obiettivo finale resta quello di una digital tax europea entro il 2021. “Le aziende sottoposte a questa tassa hanno ricevuto un avviso di imposizione per il versamento degli acconti 2020” e “pagheranno il saldo nel 2021”, riferiscono fonti del ministero francese dell’Economia, confermando informazioni pubblicate dal Financial Times. Secondo il quotidiano britannico, tra queste aziende ci sono anche Facebook e Amazon.

Così facendo, Parigi si espone al rischio di sanzioni americane, in piena transizione tra l’amministrazione di Donald Trump e quella di Joe Biden. Trump aveva già imposto dazi al 25% sui vini francesi nel quadro del conflitto sugli aiuti di Stato versati ad Airbus e Boeing. La web tax del 3% sul fatturato dei gruppi che superano i 750 milioni di euro venne adottata a Parigi nel luglio 2019, facendo della Francia di Emmanuel Macron un Paese pioniere nell’imposizione dei cosiddetti “Gafa” (Google, Amazon, Facebook e Apple) e altri ‘campioni’ dell’ottimizzazione fiscale.

Le fonti del ministero ribadiscono tuttavia che Parigi non ha alcuna intenzione di agire da sola “nel suo angolino”. Diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, hanno adottato o sono sul punto di adottare simili disposizioni. “Continuiamo a sostenere la soluzione dell’Ocse e vogliamo una soluzione europea a inizio 2021″, affermano le fonti a Parigi. Del resto domani il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire incontrerà a Roma il ‘collega” italiano Roberto Gualtieri. Il ministro italiano aveva spiegato che sulla digital tax “siamo nella fase in cui la posizione italiana e della maggioranza dei paesi Ue è di sollecitare una ripresa del negoziato che speriamo possa essere più costruttivo con la nuova amministrazione Usa, per arrivare a una conclusione entro i primi mesi del 2021, che potrebbero essere trasposti a livello legislativo europeo”.

“La nostra posizione, condivisa da altri paesi europei, è che se non fosse possibile la Ue dovrebbe porsi il tema di agire comunque autonomamente”, ha aggiunto. La decisione francese di raccogliere la tassa già da adesso si spiega anche dall’attuale contesto di lotta agli effetti economici del coronavirus, che è già costato 186 miliardi di euro al bilancio dello Stato: 86 miliardi di spese aggiuntive per 100 miliardi di mancati introiti. Come altri in Europa, l’esecutivo di Parigi è dunque chiamato ad individuare d’urgenza dei mezzi per rimpinguare le casse dello Stato, senza tuttavia aumentare le imposte, come si era impegnato a fare.

“La tassa sui servizi digitali”, che nel 2019 ha portato 400 milioni di euro nelle casse dello stato francese, trova una ulteriore giustificazione nel fatto che i Gafa appaiono come i grandi vincenti della crisi legata al Covid-19. A cominciare da Amazon, primo attore del commercio on-line in Francia e che ha ampliato ulteriormente la sua quota d mercato grazie al secondo lockdown decretato da Macron. Parigi aveva sospeso il prelievo della tassa in attesa che i negoziati in sede Ocse giungessero a buon fine. A metà ottobre, il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, aveva tuttavia avvertito che “siccome queste trattative sono fallite, preleveremo dunque una tassa sui colossi del digitale a dicembre prossimo”. Detto, fatto. A gennaio scorso, Parigi e Washington, conclusero una tregua: congelamento della ‘Taxe Gafa’ contro congelamento delle sanzioni, ma Parigi ha ritenuto ora di non essere più legata a questo accordo.

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