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Perché non avremo mai politici come in Svizzera. L’insostenibile leggerezza delle italiche chiacchiere, la sostanza delle genti di montagna

Berglandschaft bei Soglio, Bergell, Graubuenden, Schweiz

di CHIARA BATTISTONI –  Estate di parole, parole, ancora parole, parossistico incalzando di concetti ripetuti fino alla noia, sempre uguali a se stessi e perciò, dopo un po’, del tutto scontati. Modesta capacità di immaginare il futuro, modesta capacità di leggere il contesto e cogliere gli scenari mondiali che il Paese vivrà: i giovani se ne vanno, la piramide demografica ne soffre, il futuro si fa incerto, per tutti, in barba ai proclami sull’Italia bella e amata, sui sogni da realizzare e il mondo che verrà che tanto entusiasmano il nostro premier.

Certo, bella, bellissima, amata Italia, asfittica penisola in corsa per una riforma che, ancora una volta, sferraglia veloce verso la soluzione più semplice, la progressiva centralizzazione del territorio, dimostrando così che il modello scelto è stato ed è sempre lo stesso, quello centrale; ci si lamenta dell’Europa degli Stati e a casa propria ci si scorda del Paese dei Comuni. Il nuovo, l’innovazione (anche politica e amministrativa) non possono che nascere dalla valorizzazione delle specificità, che si tratti di idee, di territori, di culture. Concetti desueti, dopo anni di brutalizzazione del federalismo: non è facile tornare a parlarne, eppure il futuro dell’Europa prima, del nostro Paese poi non può che passare dalle buone pratiche federaliste.

Lo scorso giugno, quando ho attraversato per la prima volta il tunnel ferroviario più lungo del mondo, Alptransit e nelle orecchie avevo ancora la retorica italica delle parole spese il giorno prima all’apertura ufficiale, ho pensato proprio all’audacia di queste genti di montagna, resilienti e tenaci, che hanno regalato al continente europeo un’opera straordinaria, profondamente federalista, regalo dei cittadini dei Cantoni coinvolti alle generazioni future. Cinquantasette chilometri sotto il massiccio del San Gottardo, da dicembre la strada ferrata più veloce per collegare la Lombardia al cuore dell’Europa, una strada che racconta della Confederazione, della sua lungimiranza, della sua determinazione, della sua volontà, un esempio per tutti i popoli d’Europa.

Alla due giorni di festa popolare, tra Pollegio e Rynaecht, la complessa ingegneria del tunnel è raccontata con semplicità: informazioni asciutte e precise, tutti i numeri essenziali e gli slogan chiave, tra cui quel “La Svizzera va per la sua strada collegando però tutta l’Europa” che mi entusiasma, perché sintetizza il pragmatismo elvetico, che sa essere realista e generoso e va dritto all’essenza delle pratiche federaliste.

Lo stesso pragmatismo elvetico che l’attuale Presidente svizzero, Johann N. Schneider-Ammann, ha sintetizzato nel motto del suo mandato “Tutti insieme, per il lavoro e il nostro Paese”, che si materializza pure nella foto ufficiale annuale del Consiglio Federale (il governo), quest’anno nell’area produttiva di una fabbrica svizzera.

Il medesimo pragmatismo che il Presidente ha saputo trasmettere in occasione della tradizionale Allocuzione del 1 agosto scorso per il compleanno della Svizzera (ben 725 anni!) ricordando, in pochi minuti, che formazione, innovazione e indipendenza sono i tre pilastri su cui costruire benessere e prospettive. Formazione, fatta di percorsi formativi aperti e di apprendistato e una legge sulla formazione continua per gli adulti che è un gioiello di lungimiranza nel contesto mondiale, davvero capace di valorizzare i percorsi di vita di ogni cittadino.

Innovazione, uno dei motori della Confederazione (date un’occhiata alla recente classifica del World Economic Forum), grazie proprio agli svizzeri che non si accontentano mai e sviluppano “sempre cose nuove, sempre migliori”. Indipendenza, perché – dice Schneider-Ammann – “Noi vogliamo gestire direttamente i nostri destini”, pur consapevoli che l’indipendenza richiede anche apertura e buone relazioni con il mondo.

Poche, essenziali parole; tre concetti chiave, che delineano presente e futuro del Paese che è il vero cuore del Vecchio Continente.

 

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