Perché i 40 anni del Servizio sanitario nazionale sono più importanti dei 150 anni stracelebrati dell’unità d’Italia?

di Stefania Piazzo – Croce rossa? Ne avete sentito parlare in queste settimane? Forse non esiste più? Esercito? Subisce tagli. Protezione civile? A vedere e sentire come si muove pare ai minimi termini. La forestale non c’è più. Nelle emergenze però ci pensa la rete!
Eh già. E così senza rendercene conto due anni fa abbiamo celebrato silenziosamente 40 anni del servizio sanitario nazionale. Non sarà perfetto, anzi. Ma forse avrebbe dovuto essere celebrato con maggior rispetto e attenzione rispetto alla pomposità dei 150 anni dell’unità d’Italia.
Il nostro sistema sanitario, imperfetto, s’intende, sancisce però diritti per tutti. Oggi ci accorgiamo che a furia di tagliare, chiudere reparti, bloccare le assunzioni di personale medico e infermieristico, mettere il numero chiuso alle università e importando specialisti dall’estero, questo diritto non è più così scontato.
Quei 40 anno non andavano festeggiati, andavano onorati e finanziati. Nessuno si è forse accorto che il mondo è cambiato, che le patologie cambiano, che la globalizzazione non è solo quella dei mercati e che fa tanto fico citare a vanvera.

La legge 833 che ha istituito il Ssn nel 1978 afferma che la salute è un bene universale. Non è per alcuni, è per tutti.
C’è un tanto discusso ministro della Salute, Rosy Bindi, che ha affermato cose del tutto condivisibili. Il Ssn “È una delle opere pubbliche più importanti mai realizzate in Italia a partire dalla fine degli anni Settanta, e occorre averne consapevolezza per rilanciarla, ma soprattutto per combattere l’indifferenza e il disimpegno di coloro che pensano di poter provvedere da soli alla propria salute” e per contrastare “la rassegnazione di troppi utenti che di fronte a perduranti difficoltà, alla limitazione di accesso ai servizi, percepiscono il servizio sanitario nazionale non più come un bene comune da preservare”.

A dire il vero, la percezione di un bene relativo è in capo ai politici, a chi ha accomodato i bilanci in virtù di vincoli che non possono giocare sulla pelle del cittadino. Né si può accettare che il federalismo sanitario diventi quello che ha dimostrato di essere: da commissariamento costante a erogatore quotidiano di solidarietà e migrazione sanitaria. Non era questo l’obiettivo quando, in virtù delle cosiddette “materie concorrenti”, si pensò di regionalizzare la gestione del diritto alla salute.
Oggi finalmente si pensa a rompere i cordoni della borsa, dopo tanti funerali. Ma al termine della catastrofe, la sanità regionale sarà ancora quella che oggi conosciamo? L’incapacità di alcuni, se non di molti, diventerà l’occasione per lo Stato di ricentralizzare i servizi? Di mettere “sotto tutela”, come le politiche monetarie, l’esercito, per ridare competenza ad uno unico solo gestore?

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3 Comments

  1. Tutto condivisibile, ma la verità vera è che siamo schiacciati tra un debito pubblico da panico e l’U.E. con le sue regole che noi abbiamo accettato e non altri.
    Oggi, solo oggi, dobbiamo riconoscere l’importanza vitale della Sanità che può salvare delle vite al contrario di coloro che ne hanno svilito le capacità e deteriorato i mezzi.
    L’U.E. apre la borsa perché servirà a tutti ma alla fine del disastro corona virus resteranno le macerie poiché l’Italia sarà ancor più indebitata e debilitata.
    Si’, sì, in questo momento non si devono fare polemiche né atteggiarsi al pessimismo ma evitiamo per favore il continuo e martellante vocio dell’unità, della solidarietà, della coesione. Dopo il corona virus saremo ancor più divisi principalmente sul da farsi poiché il paese non può andare avanti ancora senza riforme costituzionali degne di questo nome.
    Arriveremo al punto che nessuno vorrà più fare il Presidente del Consiglio dei Ministri in quanto l’italia sarà talmente aggrovigliata da sembrare ingovernabile.
    Ci sarà forse sempre qualche sprovveduto a farsi avanti per arrivismo ma la sua festa durerà veramente poco.
    Riconosco che in questo momento assieme alla Cina siamo il paese che ha più seriamente affrontato la questione, grazie alle opposizioni che hanno fatto pressioni sull’esecutivo che sin dall’inizio è sembrato tiepido se non ondivago nel comprendere ciò che stava accadendo.
    Adesso siamo tutti a casa o quasi. Era necessario ? Assolutamente sì !!!!
    Speriamo che i soliti cretini non facciano i furbi o peggio gli ” incredibili” come quel bar aperto in centro a Torino. Siamo un paese anarchico e lo ripeterò all’infinito. Mentre con regole o riforme fatte bene potremmo diventare veramente una potenza se i politici la smettessero di fare i propri interessi invece che del paese.
    Se uno vuol fare il politico per assicurarsi uno stipendio è meglio che rinunci per il bene del paese!!!
    Quando ci saranno politici all’altezza ce ne accorgeremo tutti subito. Al momento il nulla è sempre presente sia all’opposizione che al governo.
    Senza Etica, senza onore, senza altruismo, senza competenze, senza visioni per il futuro è meglio restarsene a casa e fare quel poco che si può, ivi compreso quello di non stancarsi a scrivere cose che scuotano le coscienze.
    WSM

  2. Cara Stefy
    Non c’è, non c’è mai stata e mai ci sarà autonomia ed indipendenza… non è una questione di politici è una questione di popolo… qui non ci sono gilet gialli… ma solo tantissimi zombie.
    La libertà te la devi prendere non è gratis.
    ps… le regioni centro sudiste… con le loro sanità commissariate… non pagano neppure il servizio erogato ai loro.. turisti… che vengono a farsi curare in Padania… e così per noi ci sono pure tempi di attesa incredibili.
    W San Marco

  3. Esponente il tridolore, ci salverà dal virus.
    Spero che alla fine della pandemia, capiate che l’espressione geografica chiamata italia è meglio che si sciolga come neve al sole.

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