Per il ministro chi attacca il reddito di cittadinanza attacca i poveri. Tanto per Roma esistono solo quelli del Sud

Ai mafiosi, ai carcerati, a chi non ne ha diritto. L’elenco dei destinatari e delle truffe all’Inps sul reddito di cittadinanza è lungo ma Roma vede quel che vuole. Leggiamo le ultime dichiarazioni per schiarirci un po’ le idee. Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, rivolge un “invito” a leggere il rapporto dell’Inps “prima di parlare del reddito di cittadinanza. Lo dico perché credo che la discussione che si stia sviluppando prescindendo completamente dai dati. O si contesta questo rapporto oppure si parte da lì”. Intervenendo alla presentazione del rapporto annuale dell’Inps, Orlando ha detto che “la discussione ha un tasso di strumentalità che fa sospettare che si sia in procinto di attivare una pericolosa, sbagliata, campagna contro i poveri e di criminalizzazione della povertà. Se questo fosse non sarebbe utile per il Paese, che ha bisogno di pace sociale, coesione e non ha bisogno di riaprire fratture profonde. Ha bisogno semmai di migliorare, non di destrutturare e aprire conflitti laddove non è necessario”. In altre parole, per il ministro il reddito è rivolto ai poveri. Davvero, ministro? Allora è un peccato perché i poveri raddoppiano al Nord ma al Nord non si vede una lira. La revisione del reddito di cittadinanza sta valutando di ampliare la platea, di allentare il requisito della residenza, dei limiti patrimoniali, e via discorrendo. Va sottolineata però al di là dei dati la notevole presa di posizione del quotidiano di Confindustria in un pregevole editoriale del vicedirettore Alberto Orioli, che il mese scorso ha firmato un commento dal titolo “Perché il reddito di cittadinanza ha fallito due volte”. Nella rassegna stampa della mattina su Radio24 ci si sofferma in particolare su questi passaggi. Si legge: “Era facile prevedere che quella sorta di welfare ogm, un po’ sussidio, un po’ veicolo per diffondere i curricola, un po’ politica attiva del lavoro e un po’ politica assistenziale, sarebbe fallito per l’incapacità di creare banche date interoperabili tra soggetti del mercato del lavoro, per l’irrealistica pretesa che per la fasce più dropout la priorità fosse il lavoro e non l’inserimento sociale e l’uscita da forme di dipendenze, o per la difficoltà a mappare le realistiche possibilità del mercato del lavoro escludendo gli unici soggetti in grado di farlo, le agenzie per l’impiego private”. E fin qui non fa una piega. Ma Orioli non si ferma qui e rompe il vaso di Pandora come aveva fatto già in precedenza Il Corriere della Sera in un servizio di Fubini:  “C’è un dato inatteso, il 47% delle famiglie in stato di indigenza ormai risiede al Nord mentre al Sud sono il 38,6%. Situazione geografica che non rispecchia però le erogazioni del reddito di cittadinanza, che sono per oltre 900 mila unità al Sud, con la sola Napoli che eguaglia i trattamenti di tutta la Lombardia e solo per 330mila al Nord. E’ chiaro che il disegno di questo strumento non rispecchia la situazione del disagio sociale creato dalla pandemia. Motivo in più per affrontare senza indugio il tema della riforma delle politiche attive del lavoro per dare più fluidità a un mercato nel quale è ornai ineludibile trattare anche il tema della questione salariale che è naturalmente legato a doppio filo a quello della produttività”. In ogni caso, il sussidio che arriva a Napoli è pari a quanto stanziato per tutto il Nord. Ma tranquilli, i povero sono solo dove li vede la politica.
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