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Man bassa su tutte le pensioni. Senza pietà

riforma-pensioni-poletti-contro-padoan-no-alzare-etdi ANGELO GIORGIO

Il Governo smentisce. Gli alti papaveri di Stato si lanciano in complesse e mirabolanti acrobazie per non rispondere alla domanda. Ma una cosa è ormai sicura: anche se la maggioranza rassicura (senza crederci poi tanto) che nessuno allungherà le mani nelle tasche delle famiglie, nei corridoi, nei palazzi che decidono la nostra sorte e – soprattutto – in riunioni ristrette e tenute lontano dai riflettori, le cose cambiano.
Poi, come sempre accade, quello che dovrebbe rimanere segreto diventa di dominio pubblico e il vaso di Pandora si svuota. E quello che ne esce è tutt’altro che piacevole. Si scopre così che nel mirino del governo non ci sono solo le pensioni d’oro, ma anche quelle d’argento, di bronzo, di legno e, perché no, anche quelle di plastica e carta. Insomma, laddove c’è la possibilità di prelevare, il governo pensa di farlo. O, almeno, non lo esclude del tutto.
Questione di lana caprina? No, questione di proprietà. Nelle nostre tasche gradiremmo non trovarci le mani di un altro. Soprattutto se quest’altro è intento a portare via quello che ci siamo guadagnati. Se, infatti, le pensioni sociali, le minime e quelle al limite della sopravvivenza sono al Sud, è facile capire che anche questa volta le tasche che saranno alleggerite saranno quelle del Nord. Di quel Nord che lavora e che poi vorrebbe godersi i frutti della sua fatica ma che non riesce mai a farlo perché al momento di raccogliere c’è sempre lo Stato sanguisuga che bussa alla porta. O che, come in questo caso, si intrufola senza bussare. Un po’ come fanno i ladri. Solo che allo stato tutto è permesso e non lo si può denunciare per furto.
Ma veramente Palazzo Chigi pensa a un prelievo dalle pensioni? A quanto pare sì. La notizia arriva dai tecnici vicini alla maggioranza dell’esecutivo Renzi, quelli incaricati dal Premier di fare quadrare i conti. Ma come si sa, quando la coperta è corta, qualche piede resta scoperto… E se a tutto si aggiunge l’ormai decretato fallimento del piano privatizzazioni il risultato è chiaro davanti agli occhi di tuti: se già prima mancavano i soldi, adesso non se ne vede nemmeno l’ombra. E la spending review? Il taglio delle consulenze? Lo snellimento della macchina pubblica e dei ministeri? Bei progetti rimasti al palo. E quindi?
Quindi la strada più facile da seguire rimane quella di dare vita all’ennesimo intervento sulle pensioni.
Quelle del Nord, si intende. Al Sud da tagliare, a parte gli sprechi, c’è poco. Ma quelli rientrano nel progetto Cottarelli, un progetto che a sinistra non piace più di tanto.

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