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Pensioni a 67 anni. Bernardelli: un ergastolo, deciso nel 2009 con la Lega

00000866.jpgdi ROBERTO BERNARDELLI – Bloccare l’attuale meccanismo di innalzamento dell’eta’ pensionabile legato all’aspettativa di vita e avviare un confronto per una radicale modifica del sistema. Non si può prevedere quello che non a torto è considerato un ergastolo! Mai più in pensione, al lavoro per sempre, lunghe file di giovani disoccupati! Una follia che venne votata nell’estate del 2009. C’era la Lega, o sbaglio? Ora, dopo gli aggiustamenti della riforma Fornero che ha peggiorato ulteriormente i dati, dal 2019 possiamo morire sul posto di lavoro. Non è più sufficiente  lavorare 42 anni e 10 mesi, per la pensione dal 2019 di anni di contributi ce ne vogliono 43 e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne. Chi siede in Parlamento e non lavora, decide per chi lavora davvero.

Tecnicamente, l’uscita dal lavoro va di pari passo con l’allungamento dell’aspettativa di vita. E siccome l’Istat ci dice che viviamo di più, dobbiamo resistere fino all’inverosimile,  Il meccanismo agisce su tutti i lavoratori, sia privati che pubblici. L’aggiornamento è previsto ogni tre anni e dal 2019 ogni due. Attenti alla fregatura. Si può adeguare solo al rialzo, non vale il contrario: se cala la speranza di vita l’età per la pensione di vecchiaia non scende. Il tutto passa per un decreto ministeriale (Mef e Lavoro), direttoriale, che prende atto dei mesi di vita in più calcolati dall’Istat. Provvedimento, di natura amministrativa, che va varato 12 mesi prima dell’aggiornamento dell’asticella. L’età per la pensione di vecchiaia è stata gia’ rivista due volte: nel 2013, aumentata di tre mesi, e nel 2016, salita di quattro arrivando a 66 anni e sette mesi per gli uomini (65 anni e sette mesi per le dipendenti del settore privato). E a bocce forme, se nulla cambia a livello normativo, dal 2019 si alzerà ancora, di cinque mesi, toccando i 67 anni tondi.

Avanti così, con un piede già nella fossa.

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