PAURA DELLA VERITA’: LA SOLUZIONE E’ QUELLA CECOSLOVACCA

di GIORGIO GARBOLINO

In una cosa sola le recenti elezioni hanno rappresentato la continuità: tutti i partiti hanno dichiarato di aver vinto e non hanno niente da rimproverarsi.

Berlusconi per il PDL, che rispetto al 2010 ha perso il consenso di 305.000 elettori: ”Non è vero che abbiamo perso”. Bersani per il PD (- 140.000 elettori) : “Un netto rafforzamento”.  Bocchino per il Terzo Polo, che, come polo, ha fallito: “Le forze politiche singole hanno incrementato il loro consenso”. Salvini per la Lega, che – pur escludendo Verona dove molti voti persi sono andati alla lista amica di Tosi – arretra di 60.000 voti: ”Non è andata poi così malaccio”. Contenti tutti, anche nel Partito Socialista: “Soddisfatti, siamo al 3%”, titola il Corriere della Sera: forse non si sono accorti che in Francia il leader socialista Hollande ha un consenso del 51%…

I commentatori accusano l’antipolitica, quel virus misterioso e cattivo che improvvisamente si sarebbe impadronita degli italiani. Forse è vero che “Dio acceca chi vuole perdere”. Peccato che le vittime non siano i politicanti di un regime allo sfascio, ma i cittadini. Il governo è impensierito: per il ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri a destare molta preoccupazione è “la disaffezione verso i partiti e le istituzioni” che è un atteggiamento “pericoloso per la democrazia”. Non la sfiora il dubbio che sia l’opposto, che sia la mancanza di democrazia che infastidisce i cittadini-sudditi. Monti si sta rendendo conto che le storture del sistema Italia – ormai chiare a tutti – non sono riformabili, ma non può che addossarne la colpa ai predecessori, non ne trae le conseguenze, non può dire la verità: che questa Italia non è più riformabile, questo stato è condannato da tempo a un declino lento ma sempre più drammatico. I politici non sono imbelli o corrotti perché cattivi, ma perché in un sistema marcio i buoni (e i buoni propositi) non trovano spazio: o si adeguano al sistema inefficiente e corrotto o dal sistema vengono espulsi. E’ purtroppo una selezione a rovescio quella della classe politica italiana: non sono i migliori a prevalere, ma i più allineati al sistema di potere, chi si integra più facilmente. E il sistema paese è guasto perché non ha più nessun sostegno condiviso – né economico, né politico, né sociale – a tenerlo in piedi. Lo stesso Monti comincia ad accorgersi di essere prigioniero, non solo della classe politica ma del sistema Italia tutto: ogni riforma in senso liberale danneggia il sud, ogni provvedimento assistenziale danneggia il nord. Se si alzano le tasse, muore il nord (e sta morendo), ma se si combattono gli evasori, senza tolleranze geografiche, muore il sud. Se non si liberalizza, il nord perde competitività. Se si liberalizza, il sud – senza sussidi e corporazioni – non è in grado di sopravvivere. E la burocrazia, prevalentemente meridionale, azzopperebbe comunque qualunque riforma in senso anti-statalista. L’integrazione europea e la globalizzazione finanziaria impongono una struttura economica e sociale che solo il nord può permettersi, l’economia del sud richiede assistenza e stato. Lo stesso Monti ha sfiorato l’argomento, addebitando però le difficoltà dell’Italia alla cultura cattolica e marxista che la porta ad essere uno stato assistenziale e non liberale. Anche qui ha dimenticato di dire che la cultura assistenziale catto-comunista è quella di una sola parte – minoritaria ma egemone – del paese. Forse – e speriamo non sia troppo tardi – si comincerà a guardare senza paura alla soluzione cecoslovacca, dove il sud economicamente più arretrato si è separato dal nord industriale e entrambi hanno migliorato la loro situazione.

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