Partito Sardo d’Azione, l’indipendenza è l’unica via d’uscita

di REDAZIONE

In una relazione presentata al Congresso di Federazione del Sulcis Iglesiente del Partito Sardo d’Azione, a Carbonia il 2 aprile 2014, la questione indipendentista è stata messa al centro della Tesi congressuale. Riportiamo i passi più significativi, tratti dall’intervento di Stefano Esu.

LA VIA D’USCITA DALLA CRISI E’ L’INDIPENDENZA- Noi crediamo che la via d’uscita da questa crisi apparentemente irreversibile è racchiusa da un concetto che è anche una parola chiave, che è l’esercizio della cultura ed assieme della prassi politica dell’autogoverno: l’Indipendenza.

Una parola ed un concetto che è affermazione di principio, rivendicazione di competenza e di responsabilità, assegnazione di compiti e azione conseguente.

Non un concetto astratto, dunque, ma un concetto che si esprime in vari ambiti reali dove si esercita il potere e il consenso, e che per noi Sardisti non rappresenta un malinteso potere sugli uomini e sulle cose, ma deve invece essere inteso come riconoscimento di un principio e di un atto che non si inscrive dentro il fluire ordinario delle cose, ma che lo sovrasta, che s’innalza sopra l’accadere di esse, e dunque lo modifica.

Indipendentista, in conclusione, non è chi segue la realtà ma chi la cambia, chi decide un altro corso, restituendo il Popolo alla responsabilità di decidere nella prospettiva dell’Indipendenza compiuta.

Ma questa forma di Indipendenza, che è ovviamente Indipendenza statuale, ha bisogno di simboli, di continuità e di identificazione, per rendere vivente la tradizione del nostro Partito, del nostro Popolo, implicandone la partecipazione e la decisione senza alcuna intermediazione esterna.

In questo quadro, non possiamo trascurare infine una risorsa come Lingua sarda e quelle della nostra Cultura; lingua e cultura sarda non sono infatti soltanto una specificità utile a rivendicare finanziamenti aggiuntivi, bensì sono l’anima della nostra identità, le radici che ci permettono di non disperderci e che concorrono a caratterizzarci come Popolo.

QUALE STRADA PER L’INDIPENDENZA? – Per fare tutto questo, bisogna soprattutto saper guardare al nostro interno, con spirito critico e costruttivo.

Sappiamo bene che un partito politico lo si può far crescere ed anche sciogliere in tanti modi: per decisione soggettiva dei suoi gruppi dirigenti, ma anche perché lo si lascia deperire, non lo si alimenta, non lo si ossigena.

Lavoriamo perciò al nostro allargamento e arricchimento, migliorando le forme della nostra convivenza, smettendo semplicemente di contarci, separarci, mummificarci in una specie di settarismo che ci chiude in noi stessi e nelle nostre fissità;

lavoriamo per l’inclusione e per il confronto plurale e democratico;

lavoriamo per il rispetto delle regole e per migliorare la nostra capacità di difendere e ben rappresentare la realtà e le molteplici istanze della nostra Terra.

Perciò il dato nuovo che dovrà, a nostro giudizio, caratterizzare il nostro futuro percorso politico, non potrà essere limitato allo sforzo, senza dubbio apprezzabile e necessario, di dimostrare una certa volontà di continuare ad esistere ed a convivere (possibilmente) in buona armonia.

E neppure allo sforzo, peraltro ancor più arduo, di trovare ipotetiche (e peraltro sempre riscontrabili) continuità tra le origini e la declamata “novità” della nostra cultura attuale.

Dovrà invece essere il momento di un forte segnale di rinascita che sia capace di generare il conseguente e progressivo rafforzamento dell’interrotto percorso verso la conquista di un’egemonia e di un protagonismo, prima di tutto culturale e, quindi, politico del Partito Sardo, in Sardegna, ed anche fuori dalla Sardegna.

La nostra crescita organizzativa e quella (si auspica) elettorale, dovrà però presupporre un momento pratico ed insieme ideologico che è l’abitudine al dialogo ed alla  convivenza al nostro interno, ma anche la disciplina ed il rispetto dei ruoli e delle regole, , in un quadro metodologico che si ispiri ai valori dell’etica, della solidarietà, della sussidiarietà e della fratellanza.

In particolare, l’ispirazione alla fratellanza, che è l’espressione più alta e matura della dialettica dell’interdipendenza, andrebbe a fondare e rinsaldare una sostanziale simmetria dei ruoli e del nostro fare politica poiché, proprio secondo tale logica il pluralismo attingerebbe al senso della reciproca responsabilità che solamente può consentire ad ognuno di noi di essere nello stesso tempo sufficientemente autonomo e sufficientemente dipendente dagli altri.

Un rapporto tra pari, insomma, vissuto nella prospettiva di un interscambio di affetti e di valori, indistintamente fra tutti i Sardisti, che andrebbe ad affermare in piena libertà e concretamente il principio di condivisione e responsabilità nelle scelte, in un orizzonte maggiormente credibile e perciò incontestabilmente autorevole di libertà collettiva di Popolo.

Senza queste precondizioni essenziali, nessuna strada sarebbe percorribile con l’autorevolezza e la credibilità necessaria, tantomeno quella che a tratti pare interrompersi ed a cui invece abbiamo inteso riferirci che è la strada difficile ma emozionante e doverosa che porta all’Indipendenza della Sardegna, e che principia, appunto da un autorevole coinvolgimento e pronunciamento corale del Popolo sardo.

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4 Comments

  1. I sardi hanno 4 mori, ma con gli occhi bendati !!!

    I corsi hanno un moro solo, ma con gli occhi ben aperti !!!

    Per questo i corsi hanno avuto Napoleone ed i sardi hanno Meloni !!!

    Non c’è storia !!!

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