Parenzo, il Goebbels tricolore che scrisse il “Romanzo Padano”

di TONTOLO

Oggi David Parenzo non perde occasione per dare addosso alla Lega, anche quando non ce n’è motivo. Il suo zelo di patriota italiano fasciocomunista lo spinge a estendere il suo furore anche contro tutto quello che sa di autonomia, federalismo o identità. Lo fa con la sua consueta eleganza ben farcita di insulti, volgarità, banalità e menzogne, con le carotidi gonfie e l’occhio tiroideo. È diventato la ridicola e odiosa macchietta del leccaculismo di regime, il Goebbels tricolore.

Eppure è lo stesso personaggio che aveva scritto nel neppur lontano 2008 un libro sulla Lega (Romanzo padano. Da Bossi a Bossi. Storia della Lega) che era un devastante campionario di connilinguo, marchette e leccate di culo nei confronti di Bossi e della dirigenza leghista. Giusto qualche perla del viscidume:  «Del leader comunista Bossi incarna anche la stessa sobrietà di vita (abita ancora oggi nella sua vecchia casa di Gemonio, in provincia di Varese). Sempre esente dall’ostentazione del lusso e dello spreco, è ben distante da molti alti leader politici».  Apologetico e sfigato. Oppure «Se è vero che la Lega è Bossi (..), è altrettanto vero che Bossi è la Lega, cosa che non tutti hanno capito. Egli è infatti capace di sacrificare le sue opinioni personali per il bene del partito, per esempio, per la sua visione antiproibizionistica sul tema della droga». Prosseneta e spinellato.  O ancora: «1989: La caduta del muro libera il gigante verde», e via indecorosamente slinguazzando. Un colpo di vero giornalismo.

Allora la Lega aveva il vento in poppa e il Parenzo (assieme a un compare dal significativo cognome di  Romano) cercava appoggi per la sua traballante carriera. Poi si è aggrappato a Cruciani ed è rimasto a galla come un insetto. Ma quella volta gli era andata male, nonostante l’impegno, le presentazioni, gli inchini e le riverenze da Gollum. Il colpo di stare in groppa alla Lega strisciare in alto è riuscito solo al Paragone che non ha neppure dovuto fare lo sforzo parenziano di confezionare un libro copia-incolla-lecca di 285 pagine bavose. Che per fortuna non si trova più, neppure al Reminders.

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