PADANIA PERDUTA, CHE NE SARA’ DELLA LEGA DOPO BOSSI?

di REDAZIONE

Dalle vittorie in Veneto e in Piemonte, con l’elezione di Luca Zaia e Roberto Cota, alla debacle delle scorse amministrative. La giornalista milanese, Cristina Giudici, ha raccolto in un volume, dal titolo ‘Padania perduta, che ne sara’ della Lega dopo Bossi?’, gli articoli e le analisi scritte negli ultimi due anni in cui ha seguito i percorsi della Lega Nord per ‘Il Foglio’ e ‘Panorama’. Ne esce una cronologia puntuale delle fasi che hanno attraversato il movimento, messo duramente alla prova dalla dicotomia ‘di lotta’ e ‘di governo’ soprattutto negli ultimi mesi con Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi.

L’autrice, che ha scritto anche di ‘Leghiste’, libro sul ruolo delle donne nel Carroccio, registra  l’evoluzione delle frizioni interne al partito e descrive il difficile “travaglio” che portera’ al passo indietro di Umberto Bossi. “Andra’ a finire cosi’ (forse)”, scrive nella prefazione, “Che la Lega Nord, orfana del senatur, per oltre vent’anni chiamato il ‘capo’ da tutti i leghisti, leader indiscusso e indiscutibile – quasi fosse un assioma piu’ che una persona -, ora deve trasformarsi per non disperdere il proprio patrimonio politico”. In questa trasformazione, continua, “(forse)” Roberto Maroni diventera’ segretario federale. Ma cio’ che l’autrice vede con certezza e’ la “perdita del mito della Padania”, in cambio di un ritorno al progetto originario delle macroregioni di Gianfranco Miglio e all’idea, cara a Maroni, di un “partito egemone del Nord” sul modello della Csu bavarese.

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