Oscar Giannino in politica: un’alternativa al vuoto nel centrodestra

di FRANCO POSSENTI

La notizia non è ufficiale per ora, ma se ne parla da almeno un mese sulla Rete e nei suoi dintorni: Oscar Giannino, pirotecnico conduttore di un seguitissimo programma su “Radio 24”, potrebbe bere il calice amaro della politica e scendere in campo, giusto per abusare di un modo di dire che piace tanto alla stampa.

Torinese, classe 1961, Giannino non è semplicemente un giornalista economico. Insegna, collabora ed elabora idee e progetti insieme all’Istituto Bruno Leoni – grazie al quale ha un suo blog intitolato agli economisti di Chicago –, scrive libri tosti e salta da una tv all’altra per dire che così come va adesso l’Italia è solo destinata ad affondare. Che la politica lo interessasse da tempo, lo si può leggere anche sul profilo che gli ha dedicato “wikipedia”, che attesta che i suoi inizi sono targati “Partito Repubblicano”. Ma dai lontani Anni Ottanta, ne è passata di acqua sotto i ponti e – dopo tanti incontri-scontri – lo spirito liberale lo ha marcatamente segnato, al punto da definire – senza mezzi termini – questo “Stato ladro” e Giulio Tremonti un disastro.

Su Monti, il professore, da quando è al governo ha avanzato critiche asprissime. Non ha mai lesinato bacchettate a nessuno però, né a destra né a sinistra né al centro e benché abbia creduto ai poteri taumaturgici di Silvio Berlusconi, oggi è più che mai convinto che o si svolta per davvero oppure siam tutti fritti.

Torniamo daccapo però: entrerà in politica Oscar Giannino in vista delle elezioni del 2013?

Stando a chi lo frequenta da molto vicino parrebbe di sì, si tratterebbe solo di aggiustare e calibrare i tempi ed i modi. Se metterà per davvero la sua faccia – si mormora – lo farà in solitudine, dando vita o ad un soggetto politico o, più probabilmente, ad un cartello di partiti e movimenti che si riconoscono in quel liberalismo coerente che è parte del suo dna. Se a sinistra gli elettori hanno solo l’imbarazzo della scelta, sul fronte opposto – come si legge su siti e sui giornali d’area – il fronte è sguarnito, soprattutto dopo la débacle del tycoon di Arcore, che dopo aver promesso la “rivoluzione liberale di massa” ha fatto sprofondare ulteriormente l’Italia nell’inferno statalista. Certo, c’è ci sta tirando per la giacchetta Montezemolo (anch’egli vicinissimo all’Istituto Bruno Leoni, dato che il suo vice – Nicola Rossi, già senatore Pd – ne è presidente ), ma per taluni è troppo vicino all’apparato confindustriale ed ai poteri forti. Lo stesso Giannino non è mai stato tenero col Cordero di casa Agnelli. Ciononostante, qualche osservatore non esclude che “l’Italia futura” del presidente della Ferrari possa trovare posto sotto un ombrello comune.

Certamente, se Giannino farà il salto verrà seguito da qualche ex parlamentare Pdiellino, scontento dell’ultimo triennio passato al governo e, soprattutto, convinto del fallimento berlusconiano.

In conclusione, per qualcuno potrebbe rappresentare un’alternativa anche al grillismo – al Movimento 5 stelle – che indipendentemente dal programma sta raccogliendo voti anche nell’elettorato del centrodestra, oltreché leghista.

Domandone finale: qualora ciò accadesse (tra non molto lo sapremo), gli indipendentisti hanno qualcosa da guadagnarci?

 

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