L’oro svizzero torni tutto a casa. Referendum ma le banche tremano

di GIOVANNI D’AQUINOlavorosvizzera

“Se passa il sì sull’oro sono guai”, si legge sulla stampa svizzera. Eh sì, il 30 novembre si decide il futuro  delle riserve auree. La confederazione dei referendum  interroga i cittadini su una proposta: che almeno il 20% delle riserve totali della Banca nazionale sia in oro, che l’oro non sia in futuro più vendibile, che il metallo giallo della BNS sia tutto depositato in Svizzera (attualmente il 70% è nella Confederazione, mentre il 30% si trova in Gran Bretagna e in Canada).

E le banche che ne pensano?  Fritz Zurbrügg, membro della Direzione generale della Banca nazionale svizzera, interpellato dal Corriere del ticino online, ritiene che  “Alla base dell’iniziativa c’è un fraintendimento. Si dice: più c’è oro, più c’è stabilità. Ma la realtà è diversa. La stabilità della valuta oggi dipende soprattutto dall’attuazione di una politica monetaria indipendente e credibile. Per questo la BNS è riuscita a mantenere il franco svizzero forte e credibile, a contenere l’inflazione sotto l’1% nella media dei 20 anni passati, ad affrontare le sfide della crisi finanziaria, ad evitare infine recessione e deflazione. Non c’è quindi bisogno di cambiare la nostra politica. Più nel dettaglio, la proposta di fissare al 20% il minimo delle riserve in oro in combinazione con il divieto di venderlo intacca duramente la nostra flessibilità nella gestione della politica monetaria, ci costringe a comprare oro ad ogni allargamento di bilancio. La proposta di rendere quest’oro invendibile riduce, inoltre, il valore delle riserve auree di fatto a zero, perché non si possono più toccare. Il nostro mandato è la stabilità dei prezzi, non l’accumulo di oro invendibile».

 

Mani libere per l’acquisto di euro

Sulla soglia di cambio si discute da tempo, ma secondo la BNS la soglia di cambio di 1,20 con l’euro “è stata cruciale e ora deve rimanere per tutto il tempo necessario. Il rischio di un apprezzamento eccessivo del franco c’è ancora. Se passasse l’iniziativa i nostri margini di intervento sulle riserve valutarie si ridurrebbero drammaticamente, con conseguenze negative per l’economia svizzera. Un franco troppo forte inciderebbe negativamente sulle nostre esportazioni e farebbe aumentare il pericolo di delocalizzazione all’estero delle nostre produzioni. I problemi di un franco troppo forte, d’altronde, sono ben conosciuti in Svizzera ed in particolare nei cantoni di frontiera, come il Ticino. Nella realtà ticinese si conoscono bene gli effetti di perdita di competitività che può avere un franco che diventa troppo forte, su settori dell’industria e dei servizi o su un settore come il turismo. Anche per questo la BNS deve poter operare con flessibilità, senza vincoli come quello proposto per l’oro”.

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