Ogni lombardo ha versato 5.800 euro all’Italia: paga e taci, pirla!

del DIRETTORE

Poi ci dicono che noi lombardi, e con noi i veneti, siamo “razzisti” se diciamo che non siamo più disponibili a dissanguarci per l’Italia, che poi vuol dire essenzialmente per gli italiani del Sud. I dati sul residuo fiscale del 2012 che sono stati pubblicati dal sito www.scenarieconomici.it (un lavoro encomiabile quello compiuto) e che noi de L’Indipendenza abbiamo rilanciato, sono eloquenti più di qualsiasi commento. L’anno scorso, già in piena crisi economica, il Nord ha versato la bellezza di 95 miliardi di euro per mantenere il mezzogiorno del Paese. La Lombardia in particolare ha staccato un assegno da 56,5 miliardi di euro, ciò significa che ogni cittadino lombardo ha versato 5.800 euro alle casse romane a fondo perduto  per tenere in piedi il baraccone Stato che, attraverso i suoi bracci armati (Gdf, Agenzia delle Entrate, Inps e compagnia rubando), si diverte a vessare e a rendere sempre più schiavi quei tonti dei lombardi: il 17% del Pil regionale se n’è andato verso Roma così, come se fosse buttato nel cesso. L’Emilia Romagna, nonostante il terremoto, ha staccato un assegno da 15,3 miliardi, cioè ogni suo cittadino ha versato 3.500 euro a fondo perduto a Roma. Il Veneto ha pagato 14,7 miliardi e ogni cittadino veneto ha versato a fondo perduto 3 mila euro.

Di contro ogni cittadino calabrese ha ricevuto 4.500 euro sotto varie forme di trattamento, e dall’Abruzzo alla Sicilia si va da un minimo di 2 mila euro a un massimo di 3.500. Il Nord paga e il Sud incassa, non ci sono altri modi per raccontare quanto succede da anni e anni in questo Paese di m… Ma questo andazzo diventa drammatico oggi come oggi quando la crisi economica colpisce soprattutto il Nord (come ha rilevato anche Confindustria finalmente), distrugge il suo tessuto economico fatto di artigiani e di piccole e medie aziende, toglie ogni speranza ai suoi giovani, che mai come adesso sono costretti a lasciare la propria terra. Una terra che potrebbe essere una Grande Svizzera e che invece rischia di ridursi con le pezze al culo, anche e soprattutto perché deve continuare a mantenere il resto del Paese.

Ci dicano coloro che cianciano di riforme strutturali, di rilancio dell’economia, di interventi per l’occupazione giovanile, ma anche coloro che, dopo vent’anni di fallimenti, parlano di macroregioni e tasse trattenute sul territorio, ma vanno a Roma col cappello in mano per portare a casa qualche briciola umiliante, se si può andare avanti in questo modo. E ci dicano i cittadini del Nord che rifuggono ogni discorso di indipendenza come la peste, se le loro pensioni e i loro bot sono più garantiti rimanendo attaccati a Roma e all’Italia oppure staccandosi e tenendosi i propri quattrini: perché cari signori lombardi, veneti, piemontesi, emiliani, le vostre pensioni e i vostri titoli di Stato sono garantiti solo coi vostri di soldi, coi quali, però, devono essere garantiti anche gli altri cittadini italiani che non riescono a mantenersi. Mi si dirà che questo è un discorso egoista: ebbene sì, estremamente egoista, vivaddio! Meditate gente, meditate.

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