Occhio, i patti di stabilità nascondono il prelievo forzoso

di FABRIZIO DAL COL
I patti di stabilità sottoscritti dall’Italia in sede europea  sono diventati come una pistola puntata alla tempia e, guarda caso, solo oggi si scopre il vero significato di quella sottoscrizione, ovvero si capisce la vera motivazione per cui l’Italia ha firmato. Nell’estate scorsa, proprio su questo giornale, che qui ringrazio, avevo scritto un articolo in cui sostenevo la tesi che i patti di stabilità non erano finalizzati a razionalizzare la spesa pubblica in generale, ma a bloccare invece i fondi giacenti presso le tesorerie degli enti locali in quanto sarebbero poi serviti all’Unione Europea  come garanzie fideiussorie a rientro del debito italiano. In questi giorni, dopo il caso del prelievo forzoso di Cipro, è tutto un gran parlare di come si potrà formare il nuovo governo e di cosa ci si può aspettare da esso e anche se avrà la forza necessaria per dare alle famiglie un miglioramento sul loro potere d’acquisto. Sarebbe una vera dimostrazione di forza del governo se da un lato decidesse di ridurre la pressione fiscale alle imprese e dall’altro  desse prova di grande sensibilità verso le famiglie, imponendo alle imprese stesse una consistente  riduzione fiscale in cambio in cambio di un altrettanto consistente aumento dei salari.

Un provvedimento di quella portata metterebbe le ali alla ripresa economica, ma come sappiamo i soliti noti ovvero coloro che fino a ieri contribuivano a sfasciare il Paese e che ancora oggi determinano il vero potere politico trasversale, per realizzare il miracolo della riduzione fiscale sulle imprese e il conseguente aumento dei salari, dovrebbero legiferare per spazzare via quei 200 Mld di Euro di spesa pubblica che invece, per non dover rinunciare ai vantaggi elettorali derivati dalla stessa, si ostinano a non voler tagliare. Tale priorità sarebbe  il modo migliore per  dimostrare la volontà di cambiare veramente le cose, ma i notabili di partito continuano invece a praticare l’esercizio del potere per il potere per non correre il rischio di perdere le fonti della loro sopravvivenza.

Detto ciò, data la scarsità di tempo ancora a disposizione, e se non decideranno in fretta di tagliare 200 miliardi di spesa pubblica per ridurre il debito pubblico, diventerà inevitabile il prelievo forzoso sui patti d stabilità posti in garanzia all’Unione europea e con esso, saranno anche falcidiati i crediti vantati dalle imprese private verso gli enti locali. In sostanza, senza la riduzione delle tasse sulle imprese e il conseguente ripristino del potere di acquisto alle famiglie, lo Stato non può nemmeno pensare all’aumento delle sue entrate in quanto molte delle aziende produttive in crisi che ancora oggi reggono rischiano la chiusura  prima della fine dell’anno. Ciò che si prospetta invece è tutt’altro, ovvero un governo incapace di proporre le soluzioni prioritarie perché ancora prigioniero dei suoi vizi e delle rendite di potere, ben rappresentati da coloro che inevitabilmente ne facevano parte ieri ma che ne faranno parte anche domani.

La corruzione si è dimostrata essere negli anni il vero pilastro fondante su cui poggia l’Italia, un pilastro garantito dalla centralità e unitarietà dello Stato e che oggi e che oggi si scontra sempre più con le esigenze del popolo. Le troppe leggi e le troppe regole, associate ad una burocrazia asfissiante, a una giustizia che non funziona e al bisogno di una vera riforma generale dello Stato: se tali questioni non saranno affrontate immediatamente dal prossimo governo, rimarrano l’humus della corruttela da cui continua ad autoalimentarsi la politica.

 

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