Occhio gente, è in arrivo il “pataccone” dell’emergenza nazionale

di FABRIZIO DAL COL

Che strano, fino a qualche giorno fa il premier Monti appariva più che soddisfatto, felice per aver conseguito con il suo provvedimento anti spread un grande successo politico in Europa. In questi ultimi giorni, invece, in perfetta controtendenza al presunto successo conseguito in Europa e forse anche perché preoccupato dal fatto che tale provvedimento possa finire “insabbiato” dalla stessa Unione, si è deciso a cambiare la sua inutile e moderata strategia politica iniziale. Infatti, dopo le critiche subite e non accettate circa le responsabilità delle dichiarazioni che, a suo dire, sarebbero le vere responsabili dell’innalzamento dello spread, il premier come prevedibile ha iniziato ad attaccare tutti, parti sociali in primis, scaricando così verso terzi le responsabilità del suo operato.

Cosa è veramente accaduto e cosa sta accedendo per aver fatto scatenare così violentemente  il primo ministro italiano? Andiamo con ordine: il PDL due settimane fa, attraverso il capo gruppo alla Camera Cicchitto e i suoi “pasdaran”, ha aperto l’offensiva dichiarando “è l’ultima volta che votiamo un provvedimento che non ci piace”. Passa una settimana e l’offensiva prende corpo grazie alle dichiarazioni rilasciate dagli emissari del PDL che affermano: “ Berlusconi potrebbe tornare in campo e candidarsi a palazzo Chigi”. Infine, due giorni orsono è stata resa ufficiale la candidatura di Berlusconi per le elezioni del 2013, anche se a onore del vero è stata da un lato, contenuta molto abilmente con dovuti distinguo proprio dall’interessato e dall’altro sostenuta invece da un sondaggio commissionato dal Cavaliere e appoggiata in apparenza da tutto il PDL.

Che sia stata proprio questa operazione politica di facciata a far saltare i nervi al professor Monti ancora non è dato a sapere, tuttavia è certamente riuscita nell’intento di scompaginare l’intero scenario politico italiano. La notizia che più appare interessante e potrebbe chiarire il motivo per cui il premier Monti si è imbufalito è però un’altra, ed è apparsa sul quotidiano online Italia Oggi che, senza entrare nel merito dei contenuti, si limita a riportare le dichiarazioni di presunti tecnici del Senato i quali affermano: “Dalla soppressione delle province verrà un surplus di costi a carico dei comuni”. Lo si legge in un dossier sulla spending review (dl 95/2012) messo a punto dai tecnici del Senato, i quali evidenziano anche l’esigenza della copertura del minore gettito fiscale derivante dallo slittamento temporale dell’aumento delle aliquote Iva, ribadendo che “i risparmi di spesa derivanti dalle disposizioni contenute nel provvedimento all’esame, potrebbero avere tempi e modi di realizzazione non essere sovrapponibili a quelli dovuti all’incremento delle aliquote Iva, con possibili effetti di sfasamento temporale in ordine ai risultati finanziari netti contenuti nel provvedimento”. Insistendo sul tema, questi presunti tecnici del Senato, che io ritengo essere invece la lunga mano dei partiti, chiariscono: “Oltre ai possibili effetti di risparmio derivanti dalle misure di soppressione e razionalizzazione delle province e delle loro funzioni potrebbero emergere profili onerosi di tipo straordinario in relazione al passaggio delle funzioni dalle province ai comuni interessati, oltre che per il venir meno di economie di scala connesse allo svolgimento di funzioni, ora accentrate nelle province e successivamente al trasferimento, frammentate tra diversi comuni”, e ancora, giusto per rincarare la dose e sempre in tema di p.a., “escludere dubbi sul rischio di un incremento della spesa che si potrebbe registrare per il ricordo al lavoro interinale, a progetto et similia, aspetto che rischierebbe di vanificare, almeno in parte, i risparmi attesi medio tempore dalle riduzioni”.

Inoltre i tecnici mettono in guardia anche sui rischi che le riduzioni “si riflettano in un incremento degli incarichi dirigenziali a tempo determinato”. Ed ecco la perla finale: “I tecnici considerano anche necessario “chiarire” se i tagli delle dotazioni organiche del pubblico impiego, insieme al blocco del turn over “possono comportare, nei prossimi anni, difficoltà a soddisfare i fabbisogni minimi di funzionamento delle medesime amministrazioni” e ritengono “utile una valutazione dell’effettivo impatto del complesso di tali misure sul funzionamento delle amministrazioni”. Anche perché i tagli lineari adottati nel decreto spending review sul settore del pubblico impiego non sono “coerenti con un’effettiva” revisione della spesa: il metodo lineare “adottato dal dispositivo in esame” è “lontano dai criteri e dalle scelte che sarebbero coerenti con un’effettiva spending review”.

Un paio di settimane fa avevo posto il dubbio proprio su questo giornale che la caduta di Monti potesse avvenire sui licenziamenti nel pubblico impiego e, guarda caso, alcuni presunti tecnici appaiono proprio ora decisi al mantenimento di tutto l’ambaradan burocratico statalista – dirigista – assistenzialista – che, come sappiamo, negli anni si è dimostrato da un lato un vero e proprio bacino elettorale in grado di condizionare le elezioni politiche e dall’altro “una grande azienda la cui più alta produzione industriale mondiale è il debito” . Se questa è una vera e propria “emergenza nazionale” finalizzata a costruire il solito “pataccone” da rifilare ai Cittadini, spero di essere smentito con i fatti. Se invece si rivelerà essere proprio una “ emergenza nazionale”, l’Europa avrà avuto ragione e i Cittadini dando, “fuoco alle polveri”, faranno elettoralmente a pezzi il Cavaliere, ma rischieranno di avere un governo prolungato causa “ l’emergenza nazionale”. A mister B, anche se sconfitto alle elezioni, sarà invece servito Portare in parlamento le truppe necessarie per divenire l’ ago della bilancia e tutelare i propri interessi.

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