“Nuove patrie”, la spinta per l’indipendenza parte dalla Catalogna

di GIANLUCA MARCHI

Ieri abbiamo scritto che le elezioni catalane di oggi rischiano di essere più importanti delle recenti elezioni nazionali. Ebbene, da parti diverse numerosi commentatori iberici, e lo stesso primo ministro Mariano Rajoy le considerato il più importante appuntamento elettorale da quando in Spagna è entrata in funzione la nuova Costituzione, cioè dal 1978 a oggi. Artur Mas, il leader autonomista per così dire moderato, perché viene da uno schieramento politico centrista, chiede la maggioranza assoluta del Parlament catalano (68 seggi su 135) e ribadisce che sotto quota 62 (il dato conquistato nel 2010) il processo indipendentista potrebbe subire una battuta di arresto. Le pressioni delle ultime ore di campagna elettorale si sono rivolte verso il 20% di catalani considerati indecisi. E tuttavia c’è un sondaggio che preoccupa CiU (lo schieramento di Mas) ed è stato pubblicato dal quotidiano inglese The Guardian, che ovviamente non ha l’obbligo del silenzio: ebbene questa rilevazione parla della possibilità, vista come il fumo negli occhi dagli autonomisti eredi di Pujol, di una perdita di cinque scranni.

Al di là di questi timori, va detto che le elezioni catalane, con la possibile ricaduta di un referendum per l’indipendenza, hanno una valenza che esce dai confini iberici e possono gettare sul piatto della geopolitica europea l’opzione separatista, aprendo il vaso di Pandora delle rivendicazioni che costellano il continente. Un possibile contagio che agita le cancellerie europee anche perche’ la
crisi economica sta moltiplicando le spinte centrifughe. Infatti oltre la Catalogna, la speranza di “nuove patrie” in cerca di autonomia riguardano – tra le altre – le Fiandre, la Scozia,  i Paesi Baschi, il Veneto e, più in generale, la Padania: tutti con l’eterna speranza di un futuro indipendente.

E’ di solo un mese e mezzo fa l’accordo tra il premier indipendentista scozzese Alex Salmond e quello britannico David Cameron sulla tenuta di un referendum per l’autonomia nel 2014, quando lo strappo con l’Inghilterra potrebbe essere portato a termine. Certo la Scozia rappresenta, al contrario della Catalogna – ma anche delle Fiandre e dei Paesi baschi, un’area non proprio prospera della Gran Bretagna e un suo distacco potrebbe non impensierire troppo Londra. A Edimburgo la spinta indipendentista resta potente e Salmond sembra credere ad una Scozia piu’ prospera e ricca, se riuscira’ a staccarsi da Londra. Gli strumenti se li sono dati, a cominciare dall’allargamento della base elettorale con il voto anche ai sedicenni.

Diversa la situazione nelle Fiandre e in Catalogna, che rappresentano entrambe aree di traino economico di Belgio e Spagna, cosi’ come la ‘Padania’ per l’Italia (i Paesi baschi hanno infatti un impatto inferiore su in una Spagna comunque tutta in crisi). Quasi in contemporanea con la Scozia anche ad Anversa hanno trionfato in elezioni locali i separatisti di destra di Bart de Wever, che nella prima citta’ delle Fiandre ha ottenuto quasi il 38 per cento e nel resto della regione si e’ attestato tra il 20 e 30 per cento. Subito de Wever ha lanciato un appello al primo ministro Elio Di Rupo, per negoziare una riforma dello Stato, aprendo cosi’ la strada a una confederazione. Le Fiandre sono, come noto, la regione piu’ prospera. Un dato su tutti: la disoccupazione e’ un terzo che nel resto del Paese. Infine, sia nei Paesi baschi che in Padania (da noi con graduazioni diverse) c’è chi continua a progettare l’indipendenza, sebbene l’obiettivo sembra più lontano che altrove.

La nostra speranza e che, a cominciare da stasera dalla Catalogna, possa iniziare una spinta destinata a rilanciare e rafforzare tutti i processi indipendentisti.

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