Nuova legge elettorale: rischia di essere una cagata pazzesca

di FABRIZIO DAL COL

La sopravvivenza del governo Letta non è legata solo alla riforma elettorale. I media ultimamente  guardano la politica da una sola parte, e così facendo, non si accorgono che dall’altra è in atto una implosione del sistema. I nuovi parlamentari eletti nella scorsa tornata elettorale, oggi già arresi per l’andazzo generale, hanno capito come si comporta il sistema di potere, e ora,  se scopriranno che anche il restyling  della precedente legge elettorale continuerà a garantire i seggi e la rielezione  ai soliti noti, sarà inevitabile che si cautelino e si facciano avanti per cercare di essere ricandidati.

I media ancora non lo hanno intuito, infatti, sono troppo impegnati a non turbare gli equilibri delle segreterie di partito, e molto probabilmente, non muoveranno paglia fino a quando non verrà confermato il nuovo finanziamento pubblico alla stampa. E mentre l’informazione sta con i piedi per terra, I partiti, ( o quel che resta di loro ) più vicini all’esecutivo, ago della bilancia tra Pd e Forza Italia, hanno fatto presente a Matteo Renzi, pena  conseguenze sul governo, di essere coinvolti nel dibattito sulla legge elettorale. Sarebbe impensabile che Renzi cercasse un dialogo con Berlusconi senza aver prima tentato un’intesa con chi oggi, Alfano in primis, permette di avere un governo. Ma soprattutto sarebbe un errore se Renzi si accordasse con il leader di Forza Italia, senza  aver prima raggiunto una decisione comune dentro al Pd. Renzi è avvertito: o Berlusconi viene messo in secondo piano, rinunciando al modello spagnolo, oppure si spaccherà il partito.

Il Renzi segretario politico, ancora non intende farsi capire, e Il modello della nuova legge elettorale, che verrà proposto in Parlamento la prossima settimana, è ancora un concentrato di ipotesi  e resta un mistero. Di certo c’è poco. Primo: confermato l’incontro Renzi-Berlusconi oggi alle ore 18. Secondo: l’ala minoritaria del Pd ha già detto niet al modello spagnolo tanto caro a Berlusconi, e così facendo, obbliga Renzi ad una scelta senza ritorno. Terzo: la Commissione Affari Costituzionali della Camera inizia a discutere della riforma lunedì prossimo. Tuttavia, per ora, la scelta pare composta da due proposte: doppio turno “Sindaco d’Italia” e il modello spagnolo.  Nuovo Centrodestra, Scelta Civica e Popolari per l’Italia tendono al doppio turno, anche perché sarebbe l’unico sistema che permetterebbe a questi partiti di sopravvivere e ricandidare i propri leader. Il modello spagnolo (che piace a Berlusconi) è rischioso, poiché penalizzerebbe  i partiti d cui sopra. Quindi, resta  il doppio turno, o il governo rischia di cadere. Alfano comunque ha fiducia di Renzi, ma Renzi dovrà prima sciogliere il nodo in casa Pd, se vorrà dimostrare che il partito di Alfano vale più di quello di Berlusconi. Inutile dire che l’incontro  con il Cavaliere frenerà questa possibilità.

Alfredo D’Attorre, bersaniano, : “Il modello spagnolo non lo votiamo”. È ovvio che detta frase significa: “Niente accordi con Berlusconi”. Anche Cuperlo è della stessa idea e per far valere la sua posizione nel partito è pronto a difendere l’idea del doppio turno fino alla fine. Ma sarà proprio così ? Oppure ci sarà dell’altro ? Già il nome doppio turno “Sindaco d’Italia”, fa capire che la legge può nascondere qualcosa e che è fatta per  partiti e non per gli elettori, quindi, a mio parere, il doppio turno  “Sindaco d’Italia” nasconde il solito imbroglio : ovvero un bel 25 % di listino del presidente,  (nominato dai partiti per garantire i soliti noti ) , e le preferenze per accontentare gli italiani. Insomma,  più che una nuova legge mi sembra una “cagata pazzesca”.

 

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