NORDEURO E SUDEURO, LA SOLUZIONE CHE PIACE IN GERMANIA

di CLAUDIO PREVOSTI

L’unione monetaria dell’euro si è trasformata in una “unione di trasferimento irresponsabile” con un potenziale di inflazione: è la critica dell’ex presidente degli industriali tedeschi Hans-Olaf Henkel, che propone un “nordeuro” e un “sudeuro”.

Le tesi molto crude e controverse di Hans-Olaf Henkel, esposte in un libro intitolato Salvate il nostro denaro! La Germania viene svenduta. Come la truffa dell’euro minaccia il nostro benessere e ripetutamente ribadite dall’ex presidente dell’Associazione degli industriali tedeschi, hanno sollevato un polverone. Dopo essere stato egli stesso un “entusiasta sostenitore dell’euro”, oggi l’esperto di economia – amato dai media, ma non dai circoli politici tedeschi pro-euro – propone una divisione della zona euro.

Da una parte ci sarebbe una zona settentrionale con un nordeuro forte, un’inflazione bassa, il rispetto dei criteri di Maastricht, dei paletti e una rigida politica anti-inflazionistica della banca centrale.

Dall’altra ci sarebbe una zona meridionale con un sudeuro più debole, un’inflazione elevata e quindi più potenziale di svalutazione – in senso positivo, perché una svalutazione consentirebbe di dare a questi paesi impulsi di crescita che oggi non sono possibili.

Oltre alla Germania, la zona nordeuro comprenderebbe anche Olanda, Finlandia e Austria, vale a dire “l’ex blocco del marco tedesco”, suggerisce Henkel. “Gli svedesi, che non hanno mai voluto aderire all’euro, probabilmente parteciperebbero al nordeuro. Altri candidati al nordeuro sarebbero i cechi, i polacchi e i danesi”.

Gli altri paesi della zona euro “che vogliono attenersi meno ai criteri di stabilità” dovrebbero o uscire dalla zona euro o fondersi in una zona sudeuro, ha spiegato Henkel.

“Dopo tale divisione il sudeuro sarebbe immediatamente svalutato rispetto al nordeuro. Ciò darebbe finalmente a questi paesi gli impulsi di crescita che necessitano con urgenza e che da anni mancano loro all’interno della zona euro”, sostiene Henkel. “Perché oggi l’economia dei paesi meridionali s’impoverisce e la disoccupazione aumenta in modo minaccioso”.

Secondo Henkel, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha fatto di tutto per assicurare che tutti i paesi meridionali rimanessero nella zona euro. Questo perché le banche francesi hanno somme enormi in gioco in questi paesi e non potrebbero permettersi un deprezzamento del debito, nemmeno per aumentare la competitività della Francia.

Questo potrebbe però cambiare se François Hollande vincesse le elezioni presidenziali. Il socialista ha infatti minacciato il ritiro della Francia dalla zona euro. Secondo Henkel, i socialisti francesi non effettuerebbero tagli di bilancio e il disavanzo crescerebbe ulteriormente.

Ciò potrebbe “far perdere la pazienza ad Angela Merkel, dopo tutte le concessioni in materia di unione monetaria fatte alla Francia” e di conseguenza la zona euro andrebbe a monte.

Per Hans-Olaf Henkel, l’unione monetaria si è mutata in un’unione di trasferimento di fondi tra i paesi UE, in cui vige una compensazione finanziaria, ma senza l’obbligo di risparmiare. Mentre non si riesce a costringere i paesi meridionali a mettere un freno alle spese e all’indebitamento, Bruxelles sta già parlando di introdurre imposte e salari uguali in tutta l’Unione.

Ciò, stando all’esperto tedesco, condurrebbe verso una “unione dei debiti” e si concluderebbe con una “unione dell’inflazione”.

E chi beneficia dell’inflazione? In primo luogo i debitori, cioè gli Stati perché l’inflazione svaluta anche i debiti, rileva Henkel.

 

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