Sui consumi in Italia nell’ultimo anno si osserva una contrazione sia dei beni voluttuari sia di quelli essenziali. Il profilo di consumo delle famiglie si fa più difensivo: si riducono alcune voci essenziali (beni di base, salute), si blocca il recupero delle spese per la “cura di sé” (vestiario, estetica, sport), si contraggono le spese del “fuori casa” (ristorazione, viaggi) e quelle culturali (lettura, cinema, teatro, musei); tengono le spese per auto e spostamenti, telefonia e internet ed elettronica ed elettrodomestici. Lo segnala il rapporto annuale di Acri e Ipso, pubblicato in occasione della Giornata mondiale del risparmio. In generale nessuna categoria è sostanzialmente in crescita rispetto al 2024, si legge, e rispetto al 2023 sono quasi tutte in contrazione.
Ma ecco il report nella sua interessa cosa dice.
E’ peggiorato nell’ultimo anno il clima economico in Italia, rispetto al “cauto ottimismo” che era stato mantenuto anche nel 2024. Ora il 2025 si caratterizza per un quadro “a due velocità”: resta diffuso il pessimismo sull’andamento dell’economia italiana ed europea, ma si attenua il pessimismo rispetto al futuro del proprio territorio. La fiducia dei consumatori si attenua nonostante segnali favorevoli dal mercato del lavoro, in particolare la disoccupazione in calo, tuttavia ma non sufficienti a compensare i timori. E’ la fotografia scattata appunto dall’Acri, l’Associazione che rappresenta le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio Spa che a Roma, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, organizza la 101esima Giornata Mondiale del Risparmio. Tema di quest’anno: “Risparmio: tutela, inclusione, sviluppo”. Acri presenta la sua consueta indagine, realizzata in collaborazione con Ipsos, che analizza il modo in cui gli italiani gestiscono e vivono il risparmio.
E’ la venticinquesima edizione dell’indagine, che misura sia la soddisfazione per la propria situazione economica, che il tenore di vita, atteggiamento e propensione al risparmio e agli investimenti, e comportamenti di consumo. E lo studio evidenzia subito una spaccatura: quasi 4 italiani su 10 ritengono possibile migliorare la propria situazione nei prossimi anni, laddove gli altri non vedono miglioramenti, quando non temono dei peggioramenti. Ne deriva una maggiore prudenza nella gestione economica, con un rafforzamento del risparmio precauzionale, consumi più selettivi e preferenza per la liquidità.
Aumentano gli insoddisfatti della propria situazione economica, prosegue l’Acri: il 57% delle famiglie dichiarano un tenore di vita peggiorato o ravvisano delle difficoltà, contro un 43% che ha sperimentato miglioramenti o tranquillità.
Per quanto riguarda le aspettative dei prossimi 3 anni, la situazione personale divide gli italiani tra un 38% di ottimisti, un 39% che non vedono cambiamenti, e un 16% di seriamente preoccupati. I pessimisti sull’Italia sono il 53% a fronte di un 19% di ottimisti, mentre riguardo il proprio territorio i pessimisti scendono al 28%, bilanciati da un 26% di ottimisti.
Riguardo le attese circa l’economia europea e mondiale, si registra un ulteriore peggioramento rispetto all’anno precedente; per l’Europa il saldo tra chi si attende un miglioramento e chi prevede un peggioramento scende a -24 punti (da -16 nel 2024), per l’economia mondiale il saldo si attesta a -15 punti (-11 nel 2024; -16 nel 2023). Cresce infatti la quota di famiglie che dichiarano di essere state colpite da difficoltà lavorative in qualcuno dei componenti (29% nel 2025, dal 21% nel 2024), spesso per aver perso il posto di lavoro o per un peggioramento delle condizioni contrattuali e/o retributive.
Riguardo l’Europa, dice ancora l’analisi Acri-Ipsos, arretra ulteriormente la fiducia e si raffredda la soddisfazione verso l’euro; i giovani rimangono i più favorevoli, ma anche il loro sentiment è in calo. Nel 2025 aumenta infatti la quota di chi vedrebbe nell’uscita dall’UE un vantaggio e cresce lo scetticismo sui benefici di lungo periodo dell’euro. La generazione 18-30 resta più favorevole, mentre dai 45 anni in su, nel Sud e tra i meno istruiti, prevalgono posizioni maggiormente critiche.
Le prospettive economiche dell’Europa e il suo contributo allo sviluppo economico sembrano affievolirsi. Si riduce la fiducia degli italiani nelle prospettive dell’UE (il 62% non ha fiducia vs 55 % del 2024) e cala la percezione che si stia andando nella giusta direzione (44% ritiene che si vada nella giusta direzione, rispetto al 58% del 2023, il 42% in quella sbagliata). Al contempo rimane ampiamente maggioritaria l’idea che sarebbe un errore uscire (56% contro il 24% che lo vivrebbe con favore), e rimane alta la percezione dei punti di forza dell’UE: libero scambio, libertà di movimento, confronto tra i Paesi e difesa della democrazia. Meno serenità e più pressione a mettere da parte delle risorse, anche a costo di una maggiore fatica, determinano la propensione al risparmio e il saldo familiare.
Nel 2025 la propensione psicologica a risparmiare si rafforza e cresce l’ansia da mancanza di risparmio, anche perché la capacità effettiva di accantonare si riduce: più famiglie consumano tutto il reddito o attingono ai risparmi, le famiglie che risparmiano sono il 41%, in contrazione rispetto al 46% del 2024, il dato più basso dal 2018. E anche le aspettative per i prossimi 12 mesi indicano ulteriore compressione della capacità di risparmio. La conseguenza di questa crescente difficoltà a risparmiare, unita a una decisa volontà di farlo anche per le famiglie in difficoltà, determinano una capacità di affrontare spese di piccola entità (1.000) per 3 italiani su 4, ma è sempre più ridotto il numero di famiglie (36%) che potrebbe assorbire senza problemi una spesa rilevante (10.000 euro). All’evento sono intervenuti il presidente di Acri, Giovanni Azzone, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, e il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.



