Non siamo “guerrafondai americani”. Lavoriamo insieme per la libertà

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Gentile redazione del quotidiano online L’ Indipendenza, scriviamo questa lettera aperta perché ci sembra il caso di fare un po’ di chiarezza su Students For Liberty dopo aver letto sul vostro giornale la traduzione di un articolo di Daniel McAdams e uno di Ricardo in merito alla querelle tra il Ron Paul Institute e alcuni membri di SFL.

Cominceremmo innanzitutto con il chiarire, vista la necessità, che cosa NON è Students For Liberty. Students For Liberty non è al soldo delle Koch Industries, e già in passato si è schierata assumendo una posizione neutrale sulle diatribe tra la famiglia di imprenditori americani e i diversi gruppi e istituti libertari statunitensi. Contrariamente a quanto viene sostenuto da alcuni fantasiosi commentatori da social network, SFL non è al soldo del governo americano: purtroppo (o per fortuna) nessuno di noi fa parte della Justice League e meno che meno dello S.H.I.E.L.D.

Dubito che possiate trovare tra noi dei sostenitori di Obama, anzi basterebbe leggere il libro After the Welfare State per capire qual è la nostra posizione in merito alle riforme attuate dall’amministrazione americana.

Prima di spiegarvi cosa invece è SFL, arriviamo dritti punto: il fatto che ci siano membri dell’ associazione (fatta da individui che ovviamente possono sostenere posizioni diverse tra loro ed avere opinioni differenti, ma che senza ombra di dubbio sono accomunati dall’amore per la Libertà, a sostegno della quale profondono tutto il loro impegno) a favore di una guerra preventiva contro la Russia è assolutamente FALSO, contrariamente a quanto viene sostenuto nell’ ultimo articolo da voi tradotto e pubblicato. Né Eglè Markevičiūtė, duramente attaccata anche al livello personale dagli articoli in questione, né nessun altro membro di SFL ha mai proferito una sola parola a favore dell’imperialismo americano.

Per rendere l’idea troverete di seguito alcune citazioni, tratte dagli articoli originali – che basterebbe leggere, prima di gridare indignati contro questi “neocon” poco più che ventenni, che proprio il mese scorso sono riusciti a far riunire a Berlino più di 600 studenti e giovani professionisti liberali provenienti da tutta Europa: “The only thing I, as an Eastern European, would like to ask libertarians of the West is to avoid apologizing for Putin’s regime when advocating for peace. The enemy of your enemy is not always your friend”. Ancora“Opening international borders for oppressed immigrants and simplifying the visa regime would be the most humane way of dealing with war-mongering dictators all over the world”. Infine: “imposing economic sanctions on Russia would harm Russian citizens more than their tsar-like leaders who are not easily motivated by the suffering of others”. (vedi http://blog.panampost.com/…/ron-paul-gets-it-wrong…/), (http://dailycaller.com/…/military-intervention-is-the…/).

Certamente, accrescere la presenza della Nato nei paesi dell’ est è una posizione – sostenuta, per altro, da un membro del Board di ESFL che, vivendo in Lituania, probabilmente sente il timore di un’invasione Russa molto più di come lo si possa sentire a Washington o nelle città venete – con cui non tutti possono concordare, ma in merito alla quale si può civilmente discutere senza scadere in attacchi personali controproducenti al dibattito ed offensivi.

Cosa è invece Students For Liberty? Students for Liberty è una associazione studentesca internazionale, presente ormai in tutti i continenti e dedita alla diffusione di idee liberali in tutto il mondo. Che si impegna in prima linea in una battaglia che supponiamo il vostro giornale condivida. E per questo allora ci chiediamo: ha davvero senso portare avanti un dibattito sterile, probabilmente contaminato da inimicizie personali o pregiudizi, anche in Italia?

L’Italia – quel paese in cui 6 persone sono agli arresti perché chiedevano che venisse data una chance all’indipendenza del Veneto, quel paese in cui le imprese chiudono, le tasse si alzano e i cervelli fuggono – non ha bisogno, secondo noi, di un movimento liberale diviso e lacerato.

Da qui il nostro appello: discutiamo di questioni che possano interessare il nostro paese e che possano arricchire il dibattito su temi liberali in un’ Italia liberticida; siamo consapevoli dell’ esistenza di più correnti, con idee e obbiettivi differenti, ma l’insultarci per un dibattito che è già di per sé marginale negli Stati Uniti (o meglio, sul web, perché di questo si tratta) è controproducente e indice di cecità. Cecità perché siamo certi che le alternative che stiamo a discutere non sono la vittoria di Putin su Obama o dei neocon Students for Liberty sul Ron Paul Institute, ma sono la vittoria dello statalismo – sia esso di Obama o Putin, di Renzi o di Grillo, di Berlusconi o Monti – contro invece la possibilità che il liberalismo e il libero mercato possano essere davvero considerati come politiche da perseguire e ideali a cui tendere, in Italia come nel Mondo.

Sincerely & For Liberty

Luca Bertoletti

Alice Speranza

Riccardo Farina

Ennio Emanuele Piano

Giacinto Ferrero.

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10 Comments

  1. IL Papa non soltanto Francesco ma anche Benedetto XVI hanno considerato e considerano iniquo e oppressivo la cosiddetta “Libertà del Mercato”. Non casualmente Evangelii Gaudium è stato considerato come un documento pontificio nemico della libertà economica non soltanto dai conservatori americani ma anche dai cosiddetti “Liberal”, in primo luogo dallo stesso Obama, che come buon fariseo, poi si è recato in Vaticano con una camionetta blindata, ma là non ci sono terroristi, a meno che non consideriate tali i cardinali e lo stesso papa. Ora basta leggere un poco, i numerosi testi di Benedetto XVI per capire che questa è la posizione della Chiesa Cattolica. Non a caso durante il pontificato di Benedetto XVI è scoppiata partendo dagli Stati Uniti la campagna più spietata per screditare quel papa e considerarlo responsabile di tutti gli errori storici e attuali della Chiesa Cattolica, ma prima di lui anche di Giovanni Paolo II. Detto ciò per precisione, gli Stati Uniti non sono la terra promessa, ma un paese che si fonda, secondo Max Weber sull’ “Etica protestante e il Capitalismo”. Per questo vi arrogate il diritto del più forte e potente per invadere Iraq, Afghanistan in nome della libertà calpestando la libertà degli altri; e ora se potreste mettereste le mani anche sull’Ucraina. Quanto all’Italia e agli Italiani non siete voi che dovete consigliarli sul come agire in politica, Gli italiani sono un popolo di antica data che non ha bisogno ne della vostra anacronistica presenza troppo palese in Italia ne della Nato. Per dirla in breve siete dei guerrafondai non solamente ma calpestate in Guantanamo i più elementari diritti umani, che Obama, mentendo, aveva promesso di chiudere. Nello stesso tempo vi impicciate dei diritti umani di Venezuela, Ecuador e Bolivia, ma volete spesso e volentieri di voler togliere la pagliuzza nell’occhio del vicino di casa, dimenticando la trave che avete nel vostro occhio che vi rende ciechi.

  2. “Limited military presence, such as an increased NATO presence in the Baltic States and Poland or troop deployment in Ukraine, is something that liberty-minded individuals should reconsider as a preventive measure to stop the spread of Putin’s conquests further into Eastern Europe.”

    Se le tasse aumentono è in parte per le spese militari di esercizi come quelli proposti dalla Markevičiūtė. Se invece vuole fare la partigiana nel suo paese con soldi suoi allora allora nessun’obiezione.

  3. “Opening international borders for oppressed immigrants and simplifying the visa regime would be the most humane way of dealing with war-mongering dictators all over the world”

    http://ilmanifesto.it/verranno-deportati-in-uganda-migliaia-di-migranti-africani/

    http://www.haaretz.com/news/national/.premium-1.544032

    “oppressed immigrants” nell’Occidente si traduce in “infiltratatori” (o addirittura “infiltratori nemici”) altrove.

  4. “Da qui il nostro appello : discutiamo di questioni che possano interessare il nostro paese”.

    Questo non é il MIO paese. Se lo ritenete VOSTRO non posso che compiangervi. Dovreste aggiungere al vostro simbolo una coccarda tricolore. Si abbinerebbe ai vostri proclami.

    Io sono per metá lombardo e per metá veneto e le mie patrie sono Lombardia e Veneto, terre tra le quali vivo e lavoro (o meglio cerco di non chiudere e spopravvivere nonostante l’italia). Non ne riconosco altre.
    Non mi interessa contribuire a salvare l’italia, un coacervo di mafiosi e parassiti senza eguali nel mondo occidentale. Anzi faccio di tutto per contribuirle a farla sprofondare.

    Il vostro appello non mi interessa e quella definizione mi irrita perché vi qualifica come italiani.
    In Lega sentivo frasi del genere ogni giorno prima che me ne andassi…
    Dove si parla di italia e soprattutto di come salvarla o di fantasiosi propositi riformisti di qualunque tipo legati al concetto di italia unita io non posso esserci.
    E’ la solita truffa ideologica ed io non ne posso piú.
    L’italia é una massa cancerogena. Un ammasso cellulare non lo si puó sanare e trasfromare in un tessuto cellulare sano. Lo si deve ASPORTARE o nessun futuro puó essere seriamente discusso e chi lo fa é un truffatore, un mentitore o quantomeno un ciarlatano.
    Non mi riferisco a voi in particolare, non vi conosco sufficientemente, ma quella frase sul “nostro paese” non é tollerabile epr quanto mi riguarda.
    Sono stanco, sono furioso e non intendo perdere un secondo in piú della mia vita parlando di italia.
    Mi interessa solo liberarmene.
    Addio.

    Sprofondi l’italia.
    Veneto Libero!
    Lombardia Libera!

    • @ Colono Padano.
      E’ proprio il caso di rispondere in modo così sgarbato a una lettera scritta in termini di estrema gentilezza? Se qualcuno si sente italiano e vuol migliorare l’Italia si può non essere d’accordo con lui, ma perché offenderlo? Mi farebbe paura una futura Padania indipendente governata da persone che nutrono tali sentimenti di disprezzo per chi dissente da loro. Essere liberali credo significhi difendere prima di tutto chi non la pensa come noi. E mi pare che anche Voltaire credesse più o meno la stessa cosa: sono in buona compagnia.

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