NON PAGARE (TUTTE O IN PARTE) LE TASSE: ECCO LE CONSEGUENZE

di ALDO BETTINELLI

Se si vuole condurre una vera battaglia contro lo Stato “ladro” bisogna affamare la bestia, come si suol dire. Cioè non fargli arrivare i quattrini che per l’apparato sono come l’acqua per chi attraversa il deserto. Ma bisogna anche essere coscienti delle conseguenze di ciascuna azione che si intraprende, affinché non si faccia la fine di quei poveri cittadini che anni fa seguirono l’indicazione della Lega di non pagare il canone Rai e poi si ritrovano le belle sorprese, perché nessuno gli aveva spiegato nel dettaglio come muoversi.

Vediamo allora cosa è previsto dalla legge italiota per chi NON paga (in tutto o in parte) le somme dovute. Nel caso di omessi versamenti erariali (IVA, IRPEF, IRAP, IRES) connessi al modello Unico, modello che ovviamente deve essere in ogni caso presentato, l’Agenzia delle Entrate emana un cosiddetto “avviso bonario” (mediamente entro 12/14 mesi dalla data di scadenza naturale del tributo) nel quale l’importo non versato è maggiorato della sanzione ridotta pari al 10% (1/3 del 30%) e degli interessi legali che attualmente ammontano al 2,5% annuo.
Entro 30 giorni dal ricevimento del’avviso bonario, che viene recapitato a mezzo raccomandata, il contribuente ha due possibilità: 1. versare l’intero importo; 2. rateizzare la somma dovuta: in un numero massimo di 6 rate trimestrali per importi inferiori a 5.000,00 euro (corrispondenti a un anno e mezzo); in un numero massimo di 20 rate trimestrali per importi superiori a 5.000,00 euro (corrispondenti a ben cinque anni).
È chiaro che in entrambe i casi si paga la sanzione del 10% dell’importo dovuto (a rate anche quella) e si paga il 2,5% di interesse all’anno. Ma è un modo per far mancare la “nostra acqua” al mostro statale fin da subito. E se fossimo in molti ad agire così chissà il macello a Roma…
Nel caso NON si dovesse provvedere al pagamento (rateale o per la cifra totale) entro i 30 giorni dal ricevimento dell’avviso bonario, si perde il beneficio della sanzione ridotta e il debito viene poi iscritto a ruolo con cartella esattoriale.
Per quanto riguarda l’IMU è la stessa cosa solo che, secondo le previsioni di qualche commercialista, l’avviso bonario di cui sopra potrebbe arrivare anche dopo due anni, mentre per l’ammontare della sanzione bisogna ancora aspettare le circolari esplicative (è presumibile che segua le tracce delle altre sanzioni, ma per il momento non lo sappiamo con certezza).
Qui di seguito il decreto del 15 dicembre 2011 con il quale veniva aggiornato il tasso d’interesse legale.

IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
Visto l’art. 2, comma 185, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, recante “misure di razionalizzazione della finanza pubblica” che, nel fissare al 5 per cento il saggio degli interessi legali di cui all’art. 1284, primo comma, del codice civile, prevede che il Ministro dell’economia e delle finanze puo’ modificare detta misura sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi e tenuto conto del tasso di inflazione registrato nell’anno; Visto il proprio decreto 7 dicembre 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 292 del 15 dicembre 2010, con il quale la misura del tasso di interesse legale e’ stata fissata all’1,5 per cento in ragione d’anno, con decorrenza dal 1 gennaio 2011; Visto il decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia); Tenuto conto del rendimento medio annuo lordo dei predetti titoli di Stato e del tasso d’inflazione annuo registrato; Decreta:
Articolo 1 –
Art. 1 In vigore dal 15 dicembre 2011
La misura del saggio degli interessi legali di cui all’art. 1284 del codice civile e’ fissata al 2,5% in ragione d’anno, con decorrenza dal 1 gennaio 2012.

Per conquistare la nostra indipendenza, riflettiamo se non è arrivato il momento di intraprendere azioni concrete.

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