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Non è un affare lavorare per i Comuni. Non pagano

comuni3di ANGELO VALENTINO - Non è un gran affare lavorare per gli enti pubblici. Sai quando inizi, ma non sai quando incassi. Il quadro è triste e grigio, e diventa più cupo se i debitori sono i grandi comuni. I bilanci languono e le imprese faticano ad avere quanto spetta loro. L'ultimo studio della Cgia di Mestre conferma l'andazzo italico. Vediamo. A fine 2018 i principali comuni avevano 3,6 miliardi di euro di debiti nei confronti dei propri fornitori. Una somma che risulta essere sottodimensionata, sottolinea la Cgia, visto che in questa elaborazione non sono incluse molte amministrazioni comunali che, a oggi, non hanno ancora aggiornato sul proprio sito il numero dei creditori e l'ammontare complessivo dei debiti maturati alla fine dello scorso anno per le seguenti voci di spesa: somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali.
La Cgia va oltre...

Debiti che includevano anche quelli non ancora scaduti, che dovevano essere onorati per legge entro lo scorso 31 gennaio. Somme che rispetto alla dimensione registrata alla fine dell'anno scorso potrebbero, allo stato attuale, essersi notevolmente ridotte, anche se i dati riportati successivamente dai singoli
comuni non ci hanno consentito di provare questo assunto."Sebbene negli ultimi anni i vincoli imposti dal patto di stabilità interno siano stati superati - segnala il coordinatore dell'ufficio studi Paolo Zabeo - molti comuni continuano a liquidare i propri fornitori  con tempi abbondantemente superiori a quelli stabiliti per legge. In particolar modo al Sud. Chissà come mai.

Nelle grandi città metropolitane, inoltre, dove le spese sono sensibilmente superiori a quelle sostenute dalle amministrazioni di medie e piccole dimensioni, lo stock degli insoluti rimane ancora elevato e in molti casi addirittura in aumento rispetto agli anni precedenti. Come nei casi di Roma, Milano, Torino, Cagliari e Venezia".
 
Unico lato positivo della fatturazione elettronica, secondo la Cgia, è la tracciatura. 
"Con la fatturazione elettronica - afferma il segretario Renato Mason - le cose sono migliorate. Dalla fine del mese di marzo del 2015, infatti, tutti i fornitori della P.A hanno l'obbligo di emettere la fattura in formato elettronico. Una disposizione che ha reso più trasparente il rapporto commerciale tra il pubblico e il privato, anche se il debito complessivo rimane ancora da definire e i ritardi nei pagamenti  spesso sono ancora del tutto ingiustificati".

Ma a chi spetta la medaglia del debito?

Dai dati ricavati dalla lettura dei siti internet, il comune di Roma è quello più indebitato: al 31 dicembre 2018 i fornitori dell'amministrazione capitolina (pari a 4.966 imprese) avanzavano 1,5 miliardi di euro. Nella graduatoria dei peggiori pagatori ci sono anche Napoli con 432,2 milioni di mancati pagamenti (599 imprese creditrici), Milano con 338,2 milioni di euro (2.124 imprese creditrici), Torino con 299,1 milioni (1.161 aziende creditrici) e Palermo con 137 milioni (909 imprese in attesa di essere liquidate). Da segnalare, invece, la performance di Brescia, Ferrara e Trapani: tutte queste amministrazioni hanno dichiarato di non avere alcun debito nei confronti dei propri fornitori.

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