Noi indipendentisti lombardi smettiamo per una volta di essere “coglioni”

di GIANLUCA MARCHI

L’ho scritto più volte e lo ribadisco: noi lombardi – e sottolineo il noi, perché mi ci metto io per primo – siamo dei coglioni giganteschi, politicamente parlando. E noi indipendentisti, se fosse possibile andare oltre, lo siamo ancora di più. Siamo la prima regione di questo insopportabile Paese in fatto di numero di abitanti, di Pil, di ricchezza pro-capite e di tasse pagate, ma dal punto di vista politico abbiamo sempre contato poco più di una cippa, anche quando abbiamo avuto nostri concittadini alla guida del governo, vedasi Bettino Craxi e Silvio Berlusconi.

Non intendo qui indagare le ragioni storiche di questo andazzo che si rinnova ciclicamente,  lascio  volentieri tale compito agli studiosi più preparati di me, che abbiano o meno la laurea non me ne può fregare di meno (io per primo non ce l’ho, e qualcuno si affretterà a dire “si vede”, ma ciò non mi ha impedito di svolgere dignitosamente il mio lavoro da più di trent’anni). Intendo invece soffermarmi sulla galassia “disperante” degli indipendentisti e degli autonomisti, una realtà che, se fatta da tre persone, è capace di prendere quattro posizioni diverse. Ciò nonostante, vorrebbe avere la pretesa di cambiare il corso della storia: qualcuno inneggia alla rivoluzione armata, soprattutto se fatta dagli altri, una cosa che non sta né in cielo né in terra in questo momento storico; altri invocano la protesta fiscale e poi sono i primi a correre a pagare la gabella di turno. Se poi cerchi di proporre un percorso politico da compiere insieme per tentare di raggiungere il risultato che tutti dovrebbero condividere – la libertà delle proprie comunità territoriali – ecco che cominciano mille distinguo. Tutti sono pronti a demolire qualsiasi indicazione, come se fossero preda di una sorta di libido da bastian contrario.

Veniamo a queste ultime ore e alle critiche che anche alcuni lettori de L’Indipendenza hanno rivolto a Gilberto Oneto, a chi scrive e a Unione Padana per aver scelto di appoggiare, nella corsa al Consiglio regionale lombardo per il collegio di Milano, la battaglia di Marco Bassani, candidato indipendente nella lista di Fermare il declino: eccoli lì i fenomeni – questo il senso della critica sostanziale che ci viene rivolta – che hanno scelto di appoggiare il millantatore di lauree e di master Oscar Giannino. Avessimo per assurdo appoggiato Grillo avrebbero avuto ugualmente da ridire. Una critica non diversa ci sarebbe toccata se avessimo deciso di schierarci in toto con la Lega e via discorrendo.

Mettiamo in chiaro le cose: la cacca pestata da Giannino è enorme, tanto più per chi dovrebbe essere a favore dell’abolizione del valore legale del titolo di studio. Uno vale per quello che dice e per quello che fa, non per i titoli di cui usa fregiarsi. Detto questo, né io né l’amico Oneto abbiamo mai scritto di stravedere per Giannino: abbiamo sempre detto e ribadito che il nostro invito era ed è ad appoggiare la candidatura di Marco Bassani, persona e studioso che consideriamo un indipendentista vero, uno che, se eletto in Consiglio regionale, procederebbe per la sua strada. Quale? Quella di lavorare un giorno sì e l’altro pure con l’intento di offrire a noi lombardi la possibilità, in tempi non biblici, di esprimersi in un referendum per l’indipendenza della nostra terra. Ci piace o ci dispiace questa cosa? C’è qualcuno che ha idee più risolutive per arrivare allo stesso risultato, idee che non siano la cazzata del ricorso alle armi? Se sì, perché se le tiene sotto il cuscino e intanto sbrodola di ammirazione per gli amici veneti che quella strada, lunga e non semplice, sembrano averla almeno imboccata? Scommetto fin da ora mille euro che non ci sarà risposta a queste domande…

Oneto è andato poi oltre suggerendo anche che, per la presidenza della Lombardia, di votare per Maroni, perché a suo modo di vedere la vittoria della sinistra di Ambrosoli mettererebbe una pietra sopra a ogni aspirazione autonomista e indipendentista per qualche decennio. Apriti cielo, è venuto giù il diluvio, ma nelle critiche che ha subìto è stato difficile individuare la traccia di un ragionamento politico: solo fuoco di sbarramento dettato in buona parte da odio verso la Lega, odio spesso meritato, ma col quale non si costruiscono prospettive politiche. Poi l’amico Gilberto ha rivolto un appello agli elettori leghisti (sottolineo, leghisti) affinché prendano in considerazione il voto disgiunto con Maroni pr la presidenza e il “nostro” Bassani per il Consiglio, un potenziale consigliere regionale molto più indipendentista e federalista di tutti quelli che la Lega riuscirà a portare al Pirellone.

Unione Padana ha invece espresso una posizione diversa: sì all’appoggio a Bassani e a Fid, no alla Lega perché le alleanze “contro natura” siglate da Maroni con Pdl, Fratelli d’Italia, Forza Sud e Destra di Storace impedirebbero al segretario del Carroccio, se eletto governatore, di realizzare i punti fondamentali del suo programma, a cominciare dalla Macroregione del Nord, che pure poteva essere un obiettivo condiviso.

Sommessamente dico la mia. Per quanto riguarda la presidenza della Regione Lombardia, ciascuno faccia quel che crede: valuti nel proprio intimo se, ai fini di tenere viva la fiammella indipendentista, sia meglio scegliere Maroni, Ambrosoli, Pinardi, Albertini, Carcano o nessuno di loro. Ma per la composizione del Consiglio regionale rifletta seriamente sulla candidatura di Marco Bassani nel collegio di Milano, e su il voto a Fid negli altri collegi (voto funzionale a raggiungere il traguardo del 3% a livello lombardo, percentuale necessaria per far scattare almeno un eletto). Sono convinto che intorno a Bassani, se portato al Pirellone, si potrà realizzare il nucleo fondativo di un vero e nuovo progetto indipendentista del quale alla convention di Jesolo del maggio 2012 noi de L’Indipendenza abbiamo cercato di gettare i semi.

Se ciò non avverrà, sarò il primo a suggerire che l’esperienza de L’Indipendenza venga ripensata, se non addirittura conclusa. Poi saranno i soci fondatori a decidere.

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