Nembro e Alzano. A caccia della verità. Dai pm di Bergamo Conte, Speranza e Lamorgese

di Bruno Detassis – I pm di Bergamo sentiranno, come persone informate sui fatti, il premier Giuseppe Conte e i ministri della Salute Roberto Speranza e dell’Interno Luciana Lamorgese. Secondo quanto si apprende l’audizione, che potrebbe essere anche fatta a Roma, verterà sulla mancata istituzione della zona rossa nei comuni di Nembro e Alzano Lombardo. Proviamo a ricostruire i fatti. Siamo ai primi di aprile. Prima Giuseppe Conte lo scrive al quotidiano The Post International, e cioè nessuno ha mai impedito al governatore Fontana di creare una zona rossa a Nembro e Alzano Lombardo. Poi, lunedì sera 6 aprile in conferenza stampa, all’inviata del TPI che gli pone la stessa domanda, il premier ribadisce: “Non abbiamo mai posto veti a Fontana, se voleva, poteva”. Due volte nel giro di poche ore il governo indicava nella Regione la responsabilità sul disastro orobico. Così la prima replica di Conte su TPI. “Non vi è argomento da parte della Regione Lombardia per muovere contestazioni al Governo nazionale o ad altre Autorità locali. Se la Regione Lombardia ritiene che la creazione di nuove zone rosse andava disposta prima, con riguardo all’intero territorio regionale o a singoli comuni, avrebbe potuto tranquillamente creare “zone rosse”, in piena autonomia”. “A conferma di questo assunto – continuava Conte su TPI –  si rileva che la Regione Lombardia ha adottato – nel corso di queste settimane – varie ordinanze recanti misure ulteriormente restrittive, le ultime delle quali il 21, il 22 e il 23 marzo 2020″. In altre parole, erano liberi prima, possono esserlo anche nel prendere decisioni su Alzano e Nembro. In merito alla nota del’ISS, pubblicata in esclusiva da TPI lo scorso 26 marzo, dopo la conferma che quel documento fosse stato recepito e valutato dalla Protezione Civile, ora arrivava anche la conferma di Palazzo Chigi: “Nella tarda serata di giovedì 5 marzo, il presidente dell’ISS rispondeva con una nota scritta, nella quale segnalava che, pur riscontrandosi un trend simile ad altri comuni della Regione, i dati in possesso (l’incidenza di nuovi casi e il loro incremento, nonché la stretta vicinanza a una città) rendevano opportuna l’adozione di un provvedimento volto a inserire i comuni di Alzano Lombardo e di Nembro nella cosiddetta “zona rossa””. “Il giorno successivo, il 6 marzo – continuava il Presidente del Consiglio – maturava l’orientamento di superare la distinzione tra “zona rossa”, “zona arancione” e resto del territorio nazionale in favore di una soluzione ben più rigorosa, basata sul principio della massima precauzione, che prevedesse la distinzione del territorio nazionale in due sole aree: la Lombardia e province focolaio di altre regioni e il resto d’Italia”. In merito alla mancata chiusura di Alzano e Nembro: “La notte stessa del 7 marzo, sentite le Regioni e i Ministri interessati, veniva dunque adottato il decreto del Presidente del Consiglio, che reca la data di domenica 8 marzo, in quanto firmato nelle primissime ore del mattino, con il quale l’intera regione lombarda diventava “zona rossa”, in quanto l’intero territorio regionale veniva sottoposto a un regime uniforme di misure particolarmente restrittive”. Ma questo non significava non lasciare potere discrezionale di intervenire diversamente da parte della Regione Lombardia. “Quanto invece alle competenze e ai poteri della Regione Lombardia, si fa presente che le Regioni non sono mai state esautorate del potere di adottare ordinanze contingibili e urgenti”. “Al pari di quanto hanno fatto altre Regioni – concludeva Conte – come il Lazio, la Basilicata e la Calabria, nei cui territori, con ordinanza, sono state create “zone rosse” limitatamente al territorio di specifici comuni”. In serata, Conte, ribadiva ancora: “Quando c’è stata una prima indicazione da parte del Comitato tecnico scientifico il giorno 3, il giorno dopo avevamo già individuato una prima misura restrittiva che ha riguardato la Lombardia. Ma sicuramente di fronte a questa richiesta il giorno 5 ho chiesto io stesso, d’accordo col ministro Speranza, di articolare meglio le ragioni a supporto di questa richiesta. Anche perché avevamo già una situazione, in Lombardia in particolare, ma anche nelle altre aree limitrofe, negli stessi giorni, una situazione che testimoniava già un contagio. A Bergamo, a Cremona, in tanti altri centri, e aree. Un contagio già diffuso. Di qui la richiesta al Comitato tecnico scientifico di precisare le ragioni di una specifica cintura sanitaria visto che ci stavamo già orientando col ministro per quei due comuni, rispetto ad una misura restrittiva ancora più rigorosa, cioè una cintura rossa per i comuni dell’intera regione della Lombardia. Il giorno 6 io mi sono recato in protezione civile dopo aver ricevuto la sera prima questa relazione più puntuale. Ho discusso per ore con i componenti del Comitato tecnico scientifico e alla fine siamo arrivati alla conclusione che la situazione era tale che a questo punto si imponeva una zona rossa per l’intera Lombardia. Il giorno 7 sera ho firmato una chiusura che ha vietato l’ingresso e l’uscita per quelle aree e i trasferimenti interni. Per quanto riguarda la ragione del differente trattamento rispetto a Codogno, è che siamo in una prospettiva temporale diversa. Codogno, Vo’ sono i primi focolai che abbiamo individuato. Li abbiamo subito cinturati in meno di 40 ore, con camion delle forze armate e di polizia. Ma di fronte ad una situazione che si è prospettata poco dopo, abbiamo ritenuto che la zona rossa si imponeva per l’intera regione e per le province collegate. Abbiamo sbagliato? Abbiamo fatto bene? Noi riteniamo di aver preso questa decisione in scienza e coscienza. Ci assumiamo tutta la responsabilità, l’abbiamo fatto sempre consultando gli esperti, gli scienziati riteniamo con la misura della zona rossa estesa a tutta la Lombardia. Vorrei anche precisare che io nella nota che ho inviato a TPI ho precisato che il governatore territoriale della Lombardia aveva la possibilità di disporre anche diversamente. Non è stato mai a lui impedito di disporre misure più restrittive di quelle da noi assunte. L’ho fatto non per polemica, io mi sono sempre attenuto allo spirito di collaborazione, quindi non ho fatto quella precisazione perché volevo mettere in difficoltà qualcuno. Io mi assumo le mie responsabilità. E in questo momento non vado a cercare responsabilità altrui. Ho bisogno della collaborazione di tutti, governatori e sindaci. Ho risposto a una richiesta di chiarimento. Mi era stata richiesta da altri giornalisti, se il governatore della Lombardia poteva assumere misure più restrittive quali zone rosse o altre. Io ho detto che non abbiamo mai impedito ai governatori di assumere ordinanze anche ai sensi dell’articolo 32 della legge 833 del 1978 sul sistema sanitario nazionale. lo hanno fatto anche altri governatori quindi non era una risposta polemica, di chi vuole imputare o scaricare responsabilità”. Ora che accadrà davanti ai magistrati? Quale direzione prenderanno le indagini?   Per ulteriore info leggi anche qui https://www.tpi.it/cronaca/zone-rosse-poteri-regioni-governo-colpe-lombardia- In apertura una bellissima immagine di Nembro dalla pagina Fb Sei di Nembro se anche tu…    
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