Nel Regno, ancora Unito, 10 giorni per i rimborsi Iva. E da noi, Renzi?

di ROBERTO BERNARDELLIanonymus

Germania e Gran Bretagna, una repubblica seriamente federale e una monarchia seriamente devolutiva, non prendono in giro chi ha un’attività e fa i conti con i rimborsi Iva. Allora, vediamo un po’: da noi passano almeno se va bene e hai fortima, due anni e mezzo prima di rivedere il credito tornare a casa. Londra e Berlino invece ci dicono che bastano dai 7 ai 10 giorni. Una semplicissima e veloce partita di giro. Così, ti passa anche la voglia di evadere, tanto lo Stato non ruba. Restituisce subito.

La Francia è u po’ più lunga, si parla di un mesetto. La Spagna è più lenta, è giù mediterraneo: sei mesi. Ma l’Italia è la teronia dei rimborsi: anni. Non per nulla continua ad essere anche sanzionata dalla Ue. Oltretutto il danno è nel danno, perché l’impresa deve  presentare garanzie bancarie o fidejussioni di tre anni come condizione per ottenere il rimborso. Cosucce che peraltro costano una fortuna. Ho letto che sono in fase di studio   nuove regole che porterebbero da 5 a 15mila euro la soglia per ottenere i rimborsi senza adempimenti (od oltre 15mila euro senza presentare garanzie, ma con visto di conformità e dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà). Sempre meglio che niente… Solo questo potrebbe portare allo sblocco di 22mila rimborsi. Sempre meglio che niente.

E che dire dei tempi di pagamento della pubblica amministrazione verso le imprese? L’ultimo studio della Cgia che dice al proposito?

Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Economia, nel biennio 2013-2014 sono stati messi a disposizione 56,8 miliardi di euro: entro il 21 luglio 2014 (ultimo aggiornamento disponibile) ne sono stati pagati 26,1. In buona sostanza, l’incidenza dei pagamenti effettuati sul totale delle risorse stanziate si ferma al 46 per cento. Per estinguere completamente le risorse a disposizione le aziende devono ricevere ancora 30,7 miliardi di euro.

Stando alle dichiarazioni rilasciate qualche giorno fa dal ministro Pier Carlo Padoan, dopo il 21 luglio sarebbero stati pagati altri 5/6 miliardi di euro. Pertanto, la cifra totale erogata sino ad oggi dovrebbe attestarsi attorno ai 31/32 miliardi di euro, pari al 56 per cento circa del totale stanziato. In termini assoluti alle imprese rimarrebbero da saldare altri 24/25 miliardi di euro.

Al di là del mancato pagamento di tutte le risorse messe a disposizione, rimane una questione da chiarire: a quanto ammonta lo stock di debito accumulato dalla Pa nei confronti delle imprese? Purtroppo, attualmente non si dispone di dati ufficiali. Chi ha cercato di stimarne l’importo è la Banca d’Italia. Secondo i dati riportati nella “Relazione annuale 2013”, presentata a Roma il 30 maggio scorso, alla fine del 2013 i debiti commerciali della Pa ammonterebbero a poco più di 75 miliardi. Una cifra, secondo la CGIA, molto sottostimata. Comunque se dallo stock dimensionato dalla Banca d’Italia togliamo 8,4 miliardi di euro che sono stati ceduti a intermediari finanziari con la clausola del pro soluto, lo stock di debito nei confronti delle imprese ammonterebbe a poco più di 66,5 miliardi di euro.

Dice Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, che “Se in questo ambito anche le Pubbliche amministrazioni di Grecia, Cipro, Serbia e Bosnia sono più efficienti della nostra, vuol dire che il lavoro da fare è ancora molto”.

E dopo aver letto questa terrificante nota, vediamo la tabella.

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1 Comment

  1. Da noi Kafka ci fa una sega.
    Se andiamo a chiedere dei rimborsi iva ci guardano storto e ci chiedono se noi dobbiamo ancora qualcosa a loro e se lo sono perso per strada

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