Natale, e tutto l’anno: adotta, non comprare animali

traffico cuccioli

Natale, tempo di regali e, purtroppo, anche di grandi affari per chi lucra sugli animali. Le festività di fine anno, infatti, sono un periodo in cui gli acquisti di “pet” aumentano vertiginosamente, complice il desiderio, spesso superficiale e poco consapevole, di far contenta una persona a cui si vuole bene, o di “regalarsi” un cucciolo, talvolta in preda all’emotività, o alla moda del momento.

Ma un animale non è un oggetto e acquistarne uno finisce sempre con l’alimentare un business, legale o sommerso che sia. Per questo LAV rivolge un appello a chi in questi giorni sta pensando di “regalare” un animale, affinché la scelta venga compiuta in modo ponderato e responsabile e perché si opti sempre per l’adozione da un canile, mai per l’acquisto.

L’adozione da un canile, infatti, da un lato consente di contrastare l’odioso fenomeno del randagismo – in Italia ci sono oltre 100.000 cani in attesa di una famiglia – dall’altro contrasta la domanda che alimenta il commercio di animali “di razza” e, quindi, anche l’incentivo per chi su questo business lucra illecitamente.

Basti pensare che ogni mese nei Paesi dell’Unione Europea vengono “movimentati” circa 46 mila cani e che solo nella metà dei casi è possibile la tracciabilità, cioè ricostruire il percorso che li ha portati dalla nascita al destinatario: il resto diventa profitto per il mercato clandestino.

Cani e gatti rappresentano un grosso giro d’affari che, come tale, attira anche gli appetiti di malavitosi e truffatori. La moda del cucciolo di razza alimenta un traffico milionario e, in questo quadro, la tratta dei cuccioli dai Paesi dell’Est si conferma uno dei business più redditizi che coinvolge migliaia di animali ogni anno e che vede attive vere e proprie organizzazioni transazionali.

LA LEGGE – Fortemente voluta da LAV, la Legge 201 del 2010 fa dell’Italia l’unico Paese dell’Unione ad avere una specifica normativa contro il traffico di cuccioli, con aspetti innovativi e importanti, come l’istituzione del delitto di traffico di cuccioli, le sanzioni amministrative e quelle accessorie, la confisca degli animali. Nonostante l’innegabile passo avanti determinato da questa Legge, sotto il profilo sanzionatorio, le pene previste si sono rivelate poco o per nulla inibitorie per i trafficanti, fortemente motivati dai proventi alimentati da una domanda costante.

LA TRATTA – I cuccioli vedono la luce in situazioni esasperate. Vengono stipati in furgoni e bagagliai e trasportati per distanze enormi; troppo spesso sono a rischio di contrarre malattie trasmissibili o ne sono già portatori, con grave rischio anche per la salute pubblica.

I trafficanti posseggono mezzi e risorse umane e sono in grado di intrecciare rapporti criminosi con veterinari, negozianti e allevatori collusi. Costituiscono vere e proprie reti del malaffare, anche attraverso società di facciata. A fianco di questi gruppi vi è un traffico disorganizzato, portato avanti spesso da cittadini stranieri che vivono in Italia e che, fiutando l’affare, rientrano dai Paesi d’origine con cucciolate per venderle in Italia.

IL BUSINESS – 46 mila cani scambiati tra gli Stati dell’UE sviluppano, secondo la ricerca “On the welfare of dogs and cats involved in commercial practice”, finanziata dalla Commissione Europea, un valore complessivo di 5,5 milioni di euro ogni mese, ma riteniamo che il valore effettivo sia almeno il doppio. I cani segnalati nel 2014 nelle incomplete anagrafi nazionali sono stati 20.800. La discrepanza tra le cifre fa intuire come in questo contesto si innestino anche dinamiche illegali, criminali e malate. Centinaia di migliaia di animali d’affezione (circa 300.000) ogni anno vengono commercializzati illegalmente attraverso l’Europa con un gravissimo impatto sulla salute e il benessere degli animali coinvolti, e grossi rischi per la popolazione.

I REATI – Tra i reati più spesso contestati troviamo: maltrattamento di animali, trasporto e detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, frode in commercio, utilizzo di falsa documentazione, traffico illecito di animali da compagnia, sostituzione di persona, usurpazione di funzioni pubbliche, ricettazione, associazione per delinquere, falso materiale falso, ideologico e truffa. I trafficanti sono organizzati in vere e proprie associazioni per delinquere, capaci di una notevole disponibilità economica.

La pericolosità del fenomeno si evince anche dai numeri: solo nel 2018 sono stati sequestrati 309 cani e denunciate 27 persone. Dal 2010, anno in cui è entrata in vigore la legge contro la tratta dei cuccioli, fino al 2018, sono stati sequestrati 5.609 cani e 86 gatti (dal valore complessivo di 4.500.000 euro). 312, invece, le persone denunciate.

I RILIEVI ZOOMAFIOSI – A riprova che non si tratta di un “semplice” fenomeno di malaffare, la tratta dei cuccioli è diventata argomento di studio ed analisi dei Vertici Nazionali Antimafia, di Contromafie e anche della Commissione Parlamentare Antimafia: “Risulta, altresì, riconducibile a organizzazioni criminali operanti, in particolare, in Ungheria e nella Repubblica Ceca, il fenomeno della cosiddetta “zoomafia”, neologismo che descrive l’importazione clandestina di cuccioli (cani e, occasionalmente, anche gatti) di razze pregiate, utilizzando i valichi del nord-est quale porta d’ingresso per il territorio nazionale, già collaudati per altri traffici illeciti” (Commissione Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere – relazione conclusiva – Approvata dalla Commissione nella seduta del 7 febbraio 2018).

L’APPELLO – Nonostante l’Italia sia l’unico Paese che abbia una Legge per il contrasto al traffico internazionale di cuccioli, il fenomeno raggiunge dimensioni allarmanti, per questo LAV lancia un allarme. “Occorre certamente rivedere la normativa rafforzando gli aspetti più deboli, ma è necessaria altresì un’opera di prevenzione e di sensibilizzazione che scoraggi l’acquisto di cuccioli e favorisca l’adozione di animali randagi. A cominciare da queste festività – ribadisce LAV, che come ogni anno rinnova il suo appello – L’AMORE NON SI COMPRA, SI ADOTTA!

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