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Natale con i tuoi. Su Rozzano senza canti, perché la gente non interpella il provveditore di Milano, Bussetti?

SCUOLA ITALIA

 

di STEFANIA PIAZZO – Quanto clamore dopo la decisione del preside di Rozzano, Marco Parma, di annullare qualsiasi iniziativa che rappresentasse il Natale cristiano a scuola. I media hanno interpellato mezzo mondo, la gente, il sindaco, il parroco. Le voci che si sono alzate a difendere una scuola per tutti sì, ma non negazionista delle origini e delle proprie radici, sono state tante. Ma perché  i “leoni da tastiera”, invece che incazzarsi su facebook, non  chiedono un appuntamento al superiore gerarchico del preside in questione, cioè il Direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Milano, Marco Bussetti?

Non ci risulta appartenga ideologicamente all’area dei politicamente corretti di sinistra ma, anzi, abbia altra collocazione. Non sarebbe stato apprezzabile che Bussetti, (è lui o è un omonimo del Bussetti amico di Giancarlo Giorgetti, uomo di spicco delle nomine della Lega Nord, il partito che difende a spada tratta Natali e presepi, Salvini in primis?), prendesse una posizione pubblica ricordando al suo preside che un conto è il rispetto, un conto la sottomissione alle culture ospiti?

L’autonomia dei presidi è nel far fare ciò che vogliono e credono  loro, cioè i presidi, o ascoltare le famiglie e gli studenti? E che potere d’intervento ha il provveditore davanti a prese di posizione come queste? Deve tacere o deve intervenire? O fa finta di niente?

Qual è la visione di scuola del provveditore di Milano, Marco Bussetti, sul Natale? Identitaria? Politicamente corretta? Interculturale, modello che va di moda e che suggerisce di perdere un pezzo della propria identità per far spazio ad una generica cittadinanza terrestre, giusto per citare Edgar Morin o altri santoni della pedagogia moderna?

Non è il caso che si faccia chiarezza su cosa si voglia insegnare a scuola, a cosa dare spazio a casa nostra? Qual è il pensiero del provveditore di Milano, la città più importante d’Italia sotto molti punti di vista? Questa centralità vale almeno una parola sul Natale. O no?

Perché chi tace, acconsente. E di brutto.

 

 

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