Nasce il fronte per abolire brevetto sui vaccini Covid. Chi la spunterà?

C’e’ un potenziale enorme vantaggio geopolitico per gli Stati Uniti dietro la mossa del Presidente Biden della moratoria sui brevetti dei vaccini anticovid. Con questa scelta, infatti, il governo americano mette a disposizione della comunita’ globale i due vaccini che piu’ di ogni altro hanno dimostrato non solo di essere efficaci e sicuri, ma anche di essere sufficientemente flessibili da poter rispondere alla eventuale insorgenza di nuove varianti del virus che potrebbero riaccendere, da un momento all’altro, la pandemia. Potenzialmente si tratta di un vero e proprio ribaltamento del quadro geopolitico globale con gli Stati Uniti che tornano sulla scena con tutta la loro potenza economica, tecnologica e scientifica e che guardano alla lotta alla pandemia con un’ottica globale che punta alla sicurezza. Per dichiarare superata l’emergenza occorre vaccinare 7 miliardi di persone su tutto il pianeta. Per farlo servono almeno 15 miliardi di dosi.

Anche la Russia è disponibile a revocare il brevetto per i vaccini contro il COVID in modo che possano essere usati in tutto il mondo, ha affermato il Presidente Vladimir Putin in un incontro video con la vice Premier, a cui fa capo il dossier della lotta alla pandemia, Tatyana Golikova. Putin ha quindi dato istruzioni a Golikova di operare in questo senso. “La Russia sostiene questa idea, dato che nella situazione in cui ci troviamo non dobbiamo pensare a massimizzare i profitti quanto alla salute delle persone e la sicurezza può essere garantita solo se i vaccini sono usati nella grande maggioranza dei Paesi”. La Russia, ha aggiunto, è l’unico Paese al mondo che ha trasferito ad altri Paesi la tecnologia per la produzione dei suoi vaccini.

Non solo, servono anche vaccini che si dimostrino efficaci, sicuri e che garantiscano copertura contro le varianti. I due vaccini a Rna sviluppati a cavallo tra il Reno e gli Stati Uniti lo sono. Tutti gli altri no. Per fare in modo che questi vaccini vengano somministrati a tutti serve abbattere i costi e favorire la produzione con un bando, almeno temporaneo, delle norme sui brevetti. “La questione dei brevetti – spiega all’AGI il farmacologo Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto Mario Negri di Milano – e’ determinante per contrastare la pandemia su scala globale. Sono tra i firmatari di una lettera inviata gia’ da qualche giorno al presidente Draghi per sostenere la necessita’ di una rimozione temporanea dei brevetti che permetta la produzione su larga scala dei vaccini e la messa in sicurezza della popolazione a livello mondiale. Senza fare questo – ammonisce – non potremo mai dirci al sicuro in Italia o negli altri paesi”. Gia’ ad ottobre, prima ancora che i vaccini cominciassero ad essere disponibili, diversi paesi, primi fra tutti Sudafrica e India, avevano chiesto che venisse adottata questa misura per favorire cosi’ la produzione in loco dei vaccini.Ma fino a ieri sera, le loro richieste erano cadute nel vuoto. Da allora nulla si e’ mosso e anzi diversi paesi, Cina e Russia in testa, hanno pensato di sfruttare la situazione e di lanciare una vera e propria offensiva diplomatica legata alla distribuzione dei propri vaccini. La Cina ha condotto la sperimentazione di fase III dei suoi vaccini prevalentemente all’estero: in Africa, in Medio Oriente e anche in America Latina. La Russia ha utilizzato la sua influenza per stipulare accordi con almeno 37 paesi, tra i quali l’India, il Brasile e l’Argentina. Mentre i rappresentanti di Sinopharm e del Gamaleya Institute di Mosca giravano per il mondo proponendo contratti a basso costo per i loro vaccini, le autorita’ americane erano concentrate sui percorsi autorizzativi dei diversi vaccini lasciando le aziende libere di stipulare contratti in chiave internazionale. Tra questi la piu’ attiva di tutte e’ stata senza dubbio AstraZeneca che, con una politica molto attenta ai costi, “in costanza di pandemia” ha deciso di vendere il suo vaccino senza caricare i costi legati ai brevetti e al diritto d’autore. In poche settimane il numero dei paesi che hanno scelto di affidarsi a questa azienda e’ salito sopra le cento unita’. Al contrario gli altri produttori hanno continuato a vendere i loro vaccini a costi piu’ alti facendo mandare su tutte le furie diversi capi di Stato, soprattutto nel settore del Sud-Est asiatico, che hanno cominciato a guardare alla Cina perche’ venivano promessi a costi e condizioni migliori. Un conto pero’ sono i contratti, un altro i risultati concreti.

Proprio nel corso della campagna vaccinale cinese sono emerse le prime falle sulla reale efficacia dei prodotti sviluppati dalle farmaceutiche cinesi. A sollevare i dubbi, l’11 aprile, e’ stato Gao Fu, a capo del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie della Cina: “Non hanno – ha detto – un tasso di protezione molto alto”. Il tasso di efficacia del vaccino Sinovac nel prevenire contagi sintomatici da Covid-19 si attesta al 50,4% secondo i trial clinici effettuati in Brasile. Altri due vaccini della cinese Sinopharm dimostrano un’efficacia del 79,3 e del 72,5%, mentre il dato per il vaccino del colosso biofarmaceutico CanSino e’ del 65%. Con queste percentuali e’ difficile pensare di riuscire a raggiungere l’immunita’ di gregge. Per fare un paragone, il siero Pfizer/BionTech e’ efficace al 97%. A fine aprile, dal Brasile e’ arrivata la doccia fredda che ha spuntato l’appeal del vaccino russo Sputnik V che in molti, anche in Italia, volevano fosse autorizzato e inserito nei piani della campagna vaccinale. L’agenzia per la sorveglianza dei farmaci brasiliana, l’Anvisa ha infatti deciso di bloccare l’importazione del vaccino perche’ avrebbe riscontrato alcuni lotti in cui il materiale genetico utilizzato per trasportare l’antigene sembrava in grado di replicarsi una volta inoculato nell’organismo umano. A mettere in secondo piano il vaccino inglese prodotto da AstraZeneca sono stati, oltre alle questioni legate alla sicurezza scoppiate in Europa, altre considerazioni, legate stavolta alla evoluzione del virus. A marzo alcuni studi pubblicati su New England Journal of Medicine hanno dimostrato che il farmaco non sembrava essere in grado di supportare con efficacia alcune delle varianti emerse, come per esempio quella sudafricana, e infatti proprio il governo di Pretoria ha deciso di non utilizzarlo piu’ e di rivendere le sue scorte. Proprio in quei giorni il governo del paese africano ha intensificato le sue richieste per una possibile moratoria dei brevetti sui vaccini.

Ma e’ stato il deflagrare della pandemia in India, uno dei paesi piu’ popolosi al mondo e uno tra i piu’ grandi produttori di vaccini del mondo, a far comprendere che la scelta era obbligata. In India, il piano vaccinale si basa essenzialmente sul vaccino AstraZeneca prodotto localmente grazie ad un accordo con il Serum Institut e altri due vaccini prodotti da due aziende indiane e dal vaccino russo Sputnik, le cui consegne non arriveranno che alla fine di maggio. Davanti alla crisi in corso, il governo di Nuova Delhi ha da un lato annunciato che avrebbe vaccinato “tutti gli indiani al di sopra dei 18 anni di eta’” e poi e’ tornato a chiedere la scorsa settimana, insieme al Sudafrica, la rimozione dei diritti di brevetto dai vaccini in modo da ampliare quanto piu’ possibile la produzione di siero necessario a vaccinare gli oltre 1,35 miliardi di indiani. L’India sta attualmente somministrando circa 3 milioni di dosi al giorno, oltre alla produzione giornaliera di circa 2,5 milioni, e utilizza le scorte esistenti per colmare il divario. Secondo Ramanan Laxminarayan, fondatore del Center for Disease Dynamics, con l’attuale tasso di immunizzazione, utilizzando AstraZeneca e Covaxin (l’altro vaccino indiano), l’India impieghera’ piu’ di due anni per coprire il 70 per cento dei suoi 1,35 miliardi di persone. “L’India – ha sostenuto – deve produrre ogni giorno almeno 12 milioni di dosi per il proprio consumo”. Nel frattempo, la variante indiana, che porta con se’ due mutazioni che potrebbero mettere a rischio l’efficacia della copertura anticorpale derivante da vaccinazione o da precedente infezione, ha cominciato a diffondersi anche negli Stati Uniti e in Europa, Italia inclusa. Davanti alle pire che bruciavano i cadaveri dei pazienti indiani morti di Covid, il presidente Biden ha prima tolto il bando alla esportazione di materiale sensibile verso l’India e poi ha deciso di prendere questa storica decisione in fatto di brevetti, nonostante l’opposizione delle case farmaceutiche che, rivela il Financial Times, “hanno avvertito i funzionari statunitensi che la temporanea demolizione dei brevetti per i colpi di Covid-19 rischierebbe di consegnare nuove tecnologie a Cina e Russia”.

Si tratta di una questione di non secondaria importanza. La tecnologia a Rna e’ nei fatti una vera e propria rivoluzione sotto il profilo tecnologico perche’ con lo stesso principio promette di stimolare l’organismo a produrre nuove molecole contro molte altre malattie, tra cui il cancro, spiazzando nei fatti tutta l’industria farmaceutica tradizionale, inclusa quella biotech. Anche la Cina aveva preso questa strada, ma il suo vaccino a Rna non e’ ancora pronto. Proprio su questi nuovi trattamenti, Biontech, ma anche Moderna, Curevac e Pfizer sono gia’ al lavoro e non intendono evidentemente rinunciare al vantaggio competitivo accumulato con i vaccini contro il Covid. “E’ anche vero – osserva Garattini – che questo vantaggio e’ stato acquisito prevalentemente grazie a investimenti pubblici” da parte del governo americano, che ha sostenuto lo sviluppo del vaccino di Moderna, in cui c’e’ lo zampino del National Institute Of Health (NIH) di Anthony Fauci, di quello tedesco che ha supportato Biontech e Curevac e di quello europeo che ha concesso ampi prestiti alle due aziende tedesche.

 

 

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