Napolitano: prima invocava l’unità d’Italia, ora quella europea

di FABRIZIO DAL COL
E’ dall’estate scorsa che il capo dello Stato ha smesso di invocare l’Unità d’Italia. Strano, ma vero. Quali che siano le ragioni forse non lo sapremo mai. Ho più volte scritto, proprio su questo giornale, del silenzio assordante, iniziato ancora l’estate scorsa, che Napolitano si era auto imposto evitando di invocare l’Unità d’Italia. Tant’è. Un silenzio, quello sull’unità, praticato con estremo rigore dal capo dello Stato  e che potrebbe essere riconducibile al momento in cui il premier Monti ha deciso di presentare la fase due della spending review.

Ma quali saranno i veri motivi per cui il presidente della Repubblica ha deciso di silenziarsi ? Oggi, in una intervista rilasciata al quotidiano olandese NRC Handelsblad  con il titolo “Avere fiducia nella saggezza degli italiani”, Napolitano ha dichiarato che il voto è un esercizio fondamentale di democrazia che non può essere certo eluso e che il risultato elettorale è sempre e dovunque circondato da incognite. Proseguendo nell’intervista,  il capo dello Stato ha parlato del dopo Monti affermando che “non abbiamo fatto tutto quello che abbiamo fatto in questi ultimi dodici mesi per poi buttarne via i benefici. Se cambiassimo rotta adesso, a che pro sacrifici, tasse e riforme?” e continuando: “Gli italiani si rendono ben conto che tali scelte avevano uno scopo preciso, quello di salvare il ruolo dell’Italia nell’Europa della moneta unica. Questa la ragione per cui hanno accettato tali scelte” e ancora “siamo passati da una situazione d’emergenza ad una fase di stabilizzazione. Il Premier Monti – prosegue Napolitano – ha avviato una profonda fase di risanamento dei conti pubblici e ha varato una serie impressionante di riforme”.

Poi, rispondendo a una domanda sul dopo governo Monti, il presidente ha sottolineato che non c’è motivo di porsi interrogativi sull’Italia: “Il voto è un esercizio fondamentale di democrazia che non può essere certo eluso. Il risultato elettorale è sempre e dovunque circondato da incognite. Dobbiamo avere fiducia nella saggezza dei nostri cittadini. Lo ha dimostrato il suo Paese in settembre, come la Grecia in giugno”. Napolitano ha insistito sul percorso che deve portare all’Unione politica europea: “Più parliamo con un’unica voce europea, più contiamo. L’alternativa è di non contare affatto. Quando la storia ritorna sui suoi passi diventa archeologia. Non ci resta che avanzare nell’integrazione. Questo processo, graduale come è sempre stato, ci aiuta anche a riscoprire il nostro comune destino. Esiste un collegamento inscindibile tra legittimità democratica delle istituzioni comunitarie, solidarietà fra gli Stati membri e accettazione da parte di ciascuno di essi di una disciplina comune. Tutti i politici e organi di informazione in prima fila, devono cambiare il modo con cui parlano dell’Europa. Dobbiamo riflettere ad una nuova narrativa che metta ben in luce i benefici dell’appartenenza all’Unione Europea e i costi della ‘non Europa’”.

Come dicevamo sopra, sono sufficienti queste dichiarazioni per svelare l’arcano del silenzio sull’unità d’Italia  che  ormai da lungo tempo accompagna il capo dello Stato. Di quale Unità dovrebbe parlare se non quella dell’Europa ? Non sarebbe invece più logico ammettere che l’indissolubilità e l’integrità dello Stato Italiano, parole che fino a ieri erano utilizzate come un mantra per garantire l’unitarietà mentre oggi sono  invece divenute, così come ha detto Napolitano, “archeologia” ovvero che lo Stato unitario Italiano nel frattempo non esiste più causa dell’unitarietà dell’Europa a cui  bisogna invece guardare?

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